di Giuliano Orlando

LUCCA. La Pugilistica Lucchese, presieduta da Stefano Pasquinelli, dal segretario Cristian Garofano e dal direttore sportivo Maurizio Barsotti, ci avevano messo il cuore e gli euro necessari per portare nella città dove opera la società toscana, la sfida tricolore leggeri tra il proprio beniamino Marvin Demollari (9-3) e il milanese Fateh Benkorichi (11-1-1), titolo vacante, dopo la rinuncia del toscano Vario Lenti, orientato verso una cintura internazionale. A sua volta il comune, consapevole che l’avvenimento riportava la città all’attenzione del territorio nazionale, per festeggiare i 100 anni di attività, si era adoperata per facilitare gli aspetti logistici dell’evento. Si rinnovava così un tricolore dopo ben 69 anni di silenzio. Era il primo maggio 1952, allorchè nel vecchio impianto si confrontarono i mediomassimi Ivano Fontana, teramano di nascita ma lucchese a pieno titolo e il mestrino di nascita, ma spezzino di residenza dove arrivò in età scolare, Gino Campagna, detto “calcio di mulo” per la potenza del destro. I due si erano già affrontati l’anno prima a La Spezia nei medi e il pugile di casa ebbe la meglio ai punti. L’anno successivo il primo maggio, stavolta a Lucca, si ritrovarono di fronte per una rivincita molto sentita e stavolta il ragazzo di casa costringe Gino Campagna alla resa alla nona ripresa, tra la gioia del pubblico lucchese. Fontana, negli anni successivi salì nei mediomassimi e conquistò la cintura tricolore a spese di Giambattista Alfonsetti. Lasciò il ring nel gennaio 1958 a 32 anni, con un record di 26+ 13- e 8 pareggi. Fontana fu anche ottimo dilettante, titolare ai Giochi di Londra 1948 dove conquista il bronzo, lo stesso piazzamento agli europei di Oslo nel 1949 e in entrambe lo occasioni a fermarlo fu l’ungherese Lazlo Papp, che vinse per tre volte i Giochi olimpici, considerato il più grande campione dei dilettanti.

L’ex presidente federale Alberto Brasca, mi ha inviato un delizioso affresco, ricordando quella sera, quando accompagnato dal padre, vide per la seconda volta la boxe dal vivo. Caro Giuliano, domani andrò anch’io a Lucca e sarò a bordo ring. Vado per vedere un match sulla carta spettacolare tra due ragazzi che conosco bene. Ma soprattutto vado perché penso di essere tra i pochissimi, e forse l’unico tra i presenti al match, ad essere stato presente anche a Fontana contro Campagna del 52. Era la seconda riunione che vedevo insieme a mio padre (la prima fu Bonvino-Benz nel ’51) e mi ricordo in modo nitido sia il trionfo di Fontana, che sarebbe poi stato per sempre il mio idolo, e anche quasi tutto il contorno dilettantistico. Mi ricordo la collocazione del ring sul lato tribuna coperta del campo di Porta Elisa, le due o trecento sedie sul prato a bordo ring, l’ingresso di Fontana in accappatoio scuro e il suo sinistro come un fioretto inesorabile sin dal primo round. Fontana chiuse il match alla nona con Campagna piegato in due sull’angolo alla mia sinistra lato tribuna. Io ero in tribuna accanto a mio padre insieme ad un migliaio di tifosi e penso di essere stato tra i più piccoli (avevo nove anni) tra i presenti.  Tra i dilettanti lucchesi che aprirono la riunione ricordo: Gino Polizzi, Aldo Tarabella, Romano Volpi e un giovanissimo Piero Cosmi che perse per Ko dal mugnaio di Padova, Federico Friso. Qualche anno dopo avrei conosciuto personalmente tutti questi ragazzi, ormai adulti e a fine carriera, nella Palestra della Pugilistica lucchese guidata dal maestro Vincenzo Martinelli. Il mio amore per la boxe sbocciò con Bonvino l’anno prima ma con Fontana divenne una passione definitiva. Come potrei mancare dopo 69 anni? Un abbraccio Alberto.  Rispondo solo grazie con grande affetto.                                                                                                                             

Serata riuscita pienamente grazie l’apporto della BTB, il Boxing Team del promoter romano Davide Buccioni, organizzatore ufficiale dell’evento, che annovera nella sua scuderia, il nostro unico campione del mondo, il romano Davide Magnesi, titolare IBO nei superpiuma, prossimo alla trasferta negli USA.

Il beniamino di casa, Marvin Demollari, allievo del maestro Giulio Monselesan è un fighter per scuola e temperamento, quindi portato all’attacco, mentre Fateh Benkorichi, che nasce pugilisticamente alla Domino di Milano, il gym del maestro Pino Caputo, dove ha disputato un centinaio di incontri, vincendone la gran parte, compreso il titolo assoluto in maglietta nel 2014, il Guanto d’Oro e la convocazione in nazionale, ha caratteristiche tecniche in antitesi.  Nell’aprile 2017, passa pro e debutta a Londra, battendo il croato Antonio Horvatic, rientra in Italia proseguendo la striscia positiva con sei vittorie e un pari. Lo ferma il lettone Marcis Grundulis, sul ring di casa a Riga, verdetto a maggioranza. In realtà l’italiano aveva vinto netto. Da quelle parti la contropartita della buona borsa è il pedaggio del risultato. Il Covid 19 lo costringe ad una sosta forzata di quasi due stagioni. Torna sul ring solo quest’anno, ottenendo tre vittorie, l’ultima delle quali lo scorso novembre a Bekescsaba in Ungheria, ai danni del locale David Kanales (16-22), ultimo test prima della sfida tricolore.

Marvin Demollari nasce in Albania nell’ottobre 1994 e due anni dopo arriva in Italia fermandosi a Lucca, dove frequenta le scuole. Il primo approccio agonistico sui campi di calcio, ma lo sport di squadra non lo soddisfa. Il suo temperamento da agonista privilegia il confronto diretto. Quando a 17 anni, entra nella palestra del maestro Giulio Monselesan – casualmente nato a Roma il 10 ottobre 1970, da settimino, torna subito a Borgo a Mozzano, nella media Valle del Serchio, dove si trova il famoso Ponte del Diavolo a 20 km. da Lucca. Nel 1987, si trasferisce definitivamente nel capoluogo, dove inizia l’attività pugilistica da dilettante. Nel 1997 debutta nei pro, fino al 1999, con 4 vittorie, due pari e altrettante sconfitte contro Offreda e Jommarini, entrambi giunti al titolo italiano. Pochi anni dopo inizia l’insegnamento – capisce che quello è lo sport giusto. Marvin da dilettante disputa quasi 80 incontri, con l’argento al Guanto d’Oro nel 2917, superato in finale dall’abruzzese Di Tonto, dopo tre round molto equilibrati. Passa professionista il 3 marzo 2018 e inanella nove vittorie contro due sconfitte, peraltro di stretta misura, contro Nicola Henrichi e Charlemagne Metonyekpon. In questo 2021, prima della battaglia contro Benkourichi, si è presentato con tre vittorie all’attivo.

Il ring conferma le previsioni della vigilia e le dieci riprese risultano spettacolari, condotte a ritmo alto. Il pugile di casa cerca la battaglia alla corta distanza, producendo un volume offensivo notevole, ma senza il pregio di arrivare al bersaglio utile, che invece etichettano le repliche di Benkourichi, confermatosi abile in difesa e preciso nelle repliche, molto rapide, anche se prive di grande potenza. I round scorrono abbastanza equilibrati, ma il miglior tasso tecnico del milanese alla lunga prevale per due giudici su tre. Curioso che il giudice toscano assegni il punto al milanese, mentre quello romano indica Demollari vincitore. Verdetto corretto, per la gioia dell’ospite consapevole delle difficoltà che una trasferta comporta.

 “Speravamo di farcela – confessa l’insegnante di Demollari – purtroppo il risultato è stato determinato nei primi tre round, dove Marvin pur attaccando non è riuscito a stancare come speravamo l’avversario. Questo ha permesso a Benkourichi di fare il suo gioco di rimessa accumulando quel vantaggio che a parere di due giudici è stato determinante. Ci auguriamo di poterci riprovare, magari con una rivincita a tempi brevi. Alla nostra richiesta, il nuovo campione si è detto pronto. Ci auguriamo non si ripensi”.

Il nuovo campione, da professionista si allena alla “Pugilistica APOT 1928 Ottavio Tazzi”, operativa a San Donato nella zona sud Milano, dove operano i fratelli Nico e Leo Pasqualetti che hanno voluto intestare la palestra nel ricordo del grande maestro milanese. E spiegano: “Sapevamo che Fateh poteva farcela solo al top della condizione. Inizialmente abbiamo avuto qualche contrattempo perché il pugile, fermo da troppo tempo faceva fatica a capire che era necessario soffrire e non poco per scendere nei leggeri con criterio e pazienza. Una volta chiarito tutto, siamo partiti decisi e convinti. Per trovare sparring adeguati all’impegno siamo andati a Reggio Emilia facendo i guanti con De Bianchi, l’ex campione italiano a in Piemonte nel gym di Dino Orso”

Chiedo perché Benkourichi, pugile molto tecnico, sul ring ha mostrato solo a sprazzi i suoi numeri, come gli spostamenti, i rientri e il gioco di gambe. Quale il motivo?

“Per Fateh si trattava della prima volta sui 10 round come di un tentativo tricolore. Lo si può capire e infatti questa responsabilità lo ha condizionato per buona parte del match. Tecnicamente era superiore e lo sapevamo, ma confermarlo sul ring, contro un avversario che attaccava senza soluzione di continuità era meno facile. Per fortuna nel corso del match ha preso fiducia e alla fine aveva ancora riserve. Di certo il titolo è stata una grande iniezione di fiducia per sè stesso. La prossima sfida dovrebbe confermare quanto affermo. Almeno me lo auguro”.                                                                                                                                      

 

Per capire quanto sia stato importante per Fateh Benkorichi, il titolo tricolore, lo chiediamo al nuovo campione e la sua confessione, mette i brividi per la sua drammaticità.  

Il covid mi aveva sconvolto, facendomi cadere in una depressione che annullava la mia volontà. Non ero interessato a nulla, ogni giorno perdevo fiducia e aumentavo di peso. Nei primi mesi del 2020, ho toccato i 100 chili, ero una palla. Poi qualcosa mi ha fatto svegliare e ho iniziato a capire che dovevo risollevarmi. Credetemi, non è facile iniziare un percorso di recupero. Ci sono riuscito con l’aiuto di amici veri che mi sono stati accanto e hanno reso possibile questo miracolo”.

Come è possibile risalire da un tunnel così buio?

“Con l’aiuto costante dei veri amici a cominciare dal preparatore atletico Marco Alianti, dal nutrizionista Roberto Scrigna, e l’apporto costante di Pino Caputo che mi scoprì alla Domino, facendomi diventare un pugile vero fino al tricolore in maglietta e poi i fratelli Leo e Nico Pasqualetti, giustamente severi per il mio bene, ma grandi professionisti. In questo contesto devo ricordare l’avvocato Marcello Gasperini uno sponsor ma, soprattutto, una persona che ha sempre creduto in me. Risalire è molto faticoso, una dieta che dura per mesi è un tormento costante. Devi rinunciare a tutto o quasi. L’alternativa è tornare indietro. In quei momenti ho ritrovato l’orgoglio per non fallire. Fondamentale credere in chi ti sta attorno. Un percorso durato un anno, che mi ha maturato facendomi diventare un uomo. Non solo, se è vero che mi sto allenando da un anno, è altrettanto vero che ho saputo di poter combattere per un titolo nazionale ad un mese di distanza dal match. I miei maestri Pasqualetti con molta onestà mi hanno chiesto se me la sentivo e ho risposto di sì. La sfida non era facile e lo sapevo, come sapevo che pugilisticamente ero migliore. Il dubbio verteva sulla distanza per me inedita”

Comunque, una sfida molto equilibrata, vinta giustamente, con una tattica che alternava il gioco di rimessa ma anche lo scambio a corta distanza, favorevole al tuo rivale. Perché?

“E’ vero solo in apparenza. Anche se mi sono ritrovato un ring dalle misure minime, dopo i primi scambi ho capito che Marvin quando colpiva a breve distanza non faceva male, non girando i pugni. Glielo ho pure  detto, e questo serviva anche a scoraggiarlo. La tattica di farlo avvicinare era studiata, infatti i problemi li aveva lui, anche se ha disputato un match molto generoso. I mei colpi non sono carezze, infatti li ha sentiti e si vedevano le tracce sul viso. Mi sono distratto solo tra il settimo e il nono quando la valletta ha fatto confusione. Per il resto ho sempre tenuto tutto sotto controllo. Debbo dare atto al maestro di Demollari, che mi ha fatto i complimenti, ammettendo la mia vittoria”.

Avevi un buon seguito, una settantina di tifosi, niente male. Mancava Daniele Scardina, protagonista delle serate milanesi dagli ultimi anni con la OPI dei Cherchi, partito per la Florida qualche giorno prima. Ti ha aiutato nella preparazione?

“Moltissimo, confermandosi un grande amico. Proveniamo dalla stessa palestra di Pino Caputo e questo è signìficativo. Con lui ho disputato sedute di guanti importanti e lo ringrazio di cuore. Adesso voglio combattere a Milano, la mia città dove non mi sono mai esibito. Sarà una scoperta per chi non mi conosce. Il titolo mi ha dato tanta autostima e la voglia di andare oltre il tricolore che è pure importante”.

Dopo questa vittoria hai avuto contatti con qualche procuratore?

“Sì, ma per correttezza non faccio nomi. Io sono pronto e spero di fare la giusta scelta. Intanto ho centrato il bis tricolore, sia da dilettante che da professionista. Adesso il pugilato é la mia unica professione. Mio dovere non tradire le attese. Dopo pochi giorni sono tornato in palestra in previsione del prossimo impegno. Mi hanno proposto la rivincita con Demollari. Nessun problema, ma adesso sono il campione quindi il compenso deve tenere conto della situazione nuova”.  

Che dicono in famiglia?

“Mio padre Mosè e mio fratello Aziz, che ha praticato la boxe da dilettante, mi sono sempre stati accanto, aiutandomi in ogni momento. Non lo dimenticherò mai”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Alfredo

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