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Domani giovedì 24 gennaio alle 12.00 nella sala “open space” Trambus S.p.a. di via Prenestina 45 va in scena la conferenza stampa di presentazione dell’incontro di pugilato, valido per la difesa del titolo intercontinentale pesi superleggeri I.B.F. Trambus Spa, in collaborazione con Regione Lazio, Atac, Metropolitana di Roma Spa, Boxe Promotion ‘99 di Cavalari e Luigi Corteggiani, invita la stampa e personalità del mondo della boxe  alla conferenza di presentazione dell’incontro di pugilato di venerdì 25 che vedrà impegnato il romano Fedele Bellusci, operaio Trambus da oltre un anno, difendere il titolo di Campione Intercontinentale dei pesi superleggeri I.B.F. nella propria azienda, contro l’ugandese con passaporto svedese Peter Semo.


Fedele Bellusci (+ 17, 6 per ko, – 3, = 3) non è più un carneade e il suo profilo si staglia visibile nella storia del boxing romano. E’ nato nella borgata del Trullo il 10 luglio 1975 da genitori calabresi. Il giovane cresce tra difficoltà sociali e ambientali non indifferenti. La vita è dura e occorrono sacrifici per andare avanti, a cui Fedele non si sottrae certo. Il suo diversivo alla fatica di lavori pesanti diventa la boxe che conosce all’età di 17 anni entrando nella Corviale, una palestra incredibile dentro il Serpentone, gestita dalla famiglia Barbante e con un maestro del calibro di Franco Venditti.

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Bellusci e boxe diventano sinonimo di spettacolo. Il giovane piace al pubblico e anche se alcuni verdetti da dilettante non lo premiano è una garanzia che per i più quotati avversari della sua categoria ci sarà da soffrire sul ring contro di lui. Dopo Corviale il giovane si trasferisce nell’ antica e gloriosa palestra dell’Audace nel cuore della Capitale. Nel 1999 partecipa agli Assoluti che si disputano a Foggia riscuotendo buoni consensi, ma senza spiccare il volo come si dice in gergo. Due anni dopo decide di effettuare il gran salto, di gettare la maglietta alle ortiche e togliersi la maschera per combattere a viso aperto tra i professionisti.
Sergio Cavallari diventa il suo procuratore e lo è ancora oggi. Nel 2002 il sospirato esordio, ma una ferita gli procura la sconfitta. Fedele ha l’animo del guerriero, del gladiatore, e ci vuole ben altro per deprimerlo. Si ripaga bene nel match successivo e pian piano acquista una sua dimensione e una sua quotazione. E’ costretto con enormi sacrifici a conciliare lavoro e sport, frequenti sono le sue incursioni fuori dalla sua città. Conosce Luigi Corteggiani, uno dei fondatori di un Comitato nato in aiuto della boxe, e pian piano la sua vita si pianifica. Subisce una battuta d’arresto di fronte all’inossidabile Massimo Bertozzi per il titolo italiano, ma si ripaga subito battendo, a sorpresa per gli esperti, Emanuele De Prophetis fino ad allora imbattuto e considerato grande speranza.
Cavallari e Corteggiani gli costruiscono un’altra grande possibilità: quella di affrontare il corso Stephane Benito per il vacante Titolo Intercontinentale IBF. Una brutta ferita, forse dovuta ad una capocciata giudicata involontaria, gli apre uno squarcio al sopracciglio alla settima ripresa, proprio quando Bellusci stava rimontando con durissimi scambi lo svantaggio iniziale. Il match finisce con un verdetto tecnico che sancisce la vittoria di Benito avanti nel punteggio. Il match si svolse il 17 febbraio del 2006 al Palafijlkam nella stessa riunione in cui Tobia Loriga inflisse la prima sconfitta a Sven Paris.
Indubbiamente c’era qualcosa da rivedere nella sua boxe troppo generosa e temeraria. Stefano Vagni, ben coadiuvato da Carice e Milone, nella bella palestra della Boxe Academy ad Acilia lo ricostruì, soprattutto come visione del match in base al tipo di avversario. Ma in quel periodo, siamo nel 2006, Fedele ottenne la sua più grande vittoria: quella del posto fisso come meccanico specializzato all’interno di un’Azienda importante come la Trambus. Per lui arriva la sicurezza e la tranquillità con orari regolari che gli consentono di allenarsi con maggiore frequenza. Per lui, rimasto orfano dei genitori, la Trambus diventa una “seconda madre” come ama definirla. La sua diventa una storia a lieto fine anche se manca la consacrazione definitiva, quella sportiva per intenderci, quella con una bella cintura di campione da appendere vicino al ritratto di Rocky Marciano, suo idolo da sempre.
Il tempo è galantuomo con le persone forti e leali; arriva con la possibilità offerta dal Comune di Latina, grazie all’intercessione della “Boxe Latina”, gloriosa società locale, il momento del riscatto. Ormai è storia recente, il 14 marzo 2007 dentro il Pala Bianchini affronta Cristian Frias, pugile di colore e imbattuto con un record costellato di vittorie prima del limite. Bellusci compie un capolavoro al limite del cappotto nel punteggio, ma quello che più conta conquistando il Titolo Intercontinentale IBF. La sua impresa travalica anche i confini dirigenziali della Trambus e Fedele viene ricevuto da Raffaele Morese, Presidente dell’Azienda, che si complimenta con lui.

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L’Italia del ring scopre di avere un campione in più, che le fa onore. Il 10 agosto dell’anno scorso  ha difeso il titolo dall’assalto di un altro pugile imbattuto, il georgiano David Makaradze, un carro armato che non gli concede tregua, ma che deve sottostare per ferita e indietro nel punteggio di fronte alla bravura del romano. La riunione si svolge nella centralissima piazza Anco Marzio a Ostia, gremita di gente all’inverosimile e con numerosi colleghi della Trambus, venuti “in trasferta”a tifare per lui.
La storia del tifo si ripeterà venerdì prossimo, ma stavolta addirittura, per la prima volta a memoria d’uomo, dentro il posto di lavoro, quando sul ring salirà con la scritta “Fedele alla Trambus”, un omaggio di affetto e perché no una buona forma di pubblicità per l’Azienda che ci accompagna tutti i giorni nei nostri viaggi in città.

Di Alfredo

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