9788899146351_0_0_1400_75L’inesauribile sete dell’attaccante granata. Ritenuto il più forte centravanti italiano.

Andrea Belotti il gallo – Fabrizio Turco – Bradipolibri editore – Pag. 100 – Euro 13.

Il paesino si chiama Calcinate a venti km. da Bergamo, un posto dove l’humus sembra produrre più calciatori che pomodori e zucchine. L’ultimo della covata è Andrea Belotti, nato il 20 dicembre 1993, dieci anni prima era stata la volta di Melania Gabbiadini, che ha varcato il tetto delle cento presenze in azzurro-rosa, mentre il fratello Manolo per non sbagliare, tira calci al pallone niente male. Prima di loro, era il 1959, nasce Pietro figlio di Ivan Vierchowod, che diventerà uno dei difensori più forti in assoluto. Papà è ucraino, inquadrato nell’Armata Rossa, viene fatto prigioniero in Italia, dove resterà, mettendo su famiglia. Tre in uno stesso  paese fanno la prova tangibile della vocazione calcistica. è L’Andrea Belotti, casacca granata e azzurro di nuoco conio, viene indicato dagli esperti come il nuovo Riva e non solo. Paragoni impropri, perché il giovanotto a soli 23 anni deve ancora maturare e quindi trovare la giusta collocazione definitiva. Come tanti ha iniziato tirando il pallone contro il muro in cortile, poi all’oratorio della Chiesa di S. Pancrazio, la tappa che non dimentica mai, per salutare don Sergio, quando torna a casa. I passi successivi sono la Grumellese e l’Albino Leffe. Nel mezzo il test con l’Atalanta: bocciato! Una delusione tremenda. Con l’Albino Leffe cresce molto bene, tanto che  Zamparini, presidente del Palermo lo adocchia e l’acquista senza titubanze. E’ il 2 settembre 2013, Andrea ha solo 19 anni. Parte dalla B, mentre viene convocato con la Under 21. Il Palermo grazie anche ai suoi gol sale in A. Il giovane continua a crescere e a segnare, dandosi il cambio con un certo Dybala. L’anno dopo entrambi vanno a Torino, sponda granata per Andrea, bianconera per l’argentino. E col Toro, l’esplosione di questo giovanotto che non ha il tocco del fiorettista, ma i suoi muscoli sprizzano energia e la sua testa ha il pallone come idolo assoluto. Lo paragonano a tanti attaccanti, a Savoldi, Boninsegna, Graziani e Pulici, ma il suo modello è Andriy Shevchenko, sbocciato nella Dinamo Kiev ed esploso nel Milan. Belottino ha sei anni, quando lo vede giocare e ne resta fulminato: “In campo poteva esserci anche Maradona, ma io vedevo solo Sheva. L’ho studiato nei minimi dettagli e anche se ho cercato di rubare qualcosa anche agli altri campioni, Sheva era quello che mi piaceva di più. Un leader che segnava in tutti i modi e parlava poco, lasciando la parola al campo”. Per molti tecnici è il futuro in attacco del Toro e della Nazionale.

Giuliano Orlando

Di Alfredo

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