filadelfia_70155Quel vecchio stadio che non potrà mai morire. Costruito nel 1926 e demolito nel 1998, verrà ricostruito quest’anno. Emblema di un quartiere e riferimento del Torino. I riti della “forca” e della “fucilazione”.

Filadelfia. Storia di un territorio e del suo stadio – Vincenzo Savasta e Fabrizio Turco – Bradipo Libri – Pag. 200 – Euro: 14.00.

Mai cancellare la memoria. Anche se tratta di una sottozona del quartiere Lingotto a Torino, che all’inizio del Novecento, era lo spartiacque con Mirafiori, ovvero l’aeroporto e l’ippodromo. Storia antica, che torna attuale perché questo 2017, dovrebbe segnare l’inaugurazione del nuovo “Filadelfia”, rinato dopo una strenua battaglia che aveva come alternativa l’utilizzo dall’area a fini commerciali, vedi supermercati o alberghi. Per fortuna la “Fondazione” l’ha spuntata. Il 17 aprile 2015 viene posta la prima pietra del nuovo stadio. Il primo Filadelfia, nasce nel 1926 e viene demolito nel 1998, ormai un rudere inutilizzato e fatiscente. Nel cuore di quegli anni, lo stadio snoda il film della squadra granata, le sue avventure, i trionfi assoluti, le sconfitte amare, le tragedie e le riscosse. Un testo bifronte dove, accanto alla preparazione e realizzazione dello stadio, descrive la nascita del territorio nel corso dei secoli. Esercizio che potrebbe apparire ozioso ed invece risulta un’indispensabile ricchezza storiografica, non solo per la precisione dei dati ma per l’evidente amore profuso nella ricerca, dando alla narrazione vivacità, con cammei episodici che rendono piacevole la lettura. Importante, perché diventa la chiave di volta necessaria per capire il periodo in cui venne inaugurato quell’impianto destinato al calcio oltre che a diventare il fortino del “Toro”. Imperdibile conoscere lo studio e l’analisi delle planimetrie per avviare il “Progetto Filadelfia” che si rifà alle strutture inglesi, dove giocatori e tifosi sono a stretto contatto. ln questa struttura il Torino scrive la sua genesi sportivo-agonistica. Pulcini, esordienti e giovanissimi le categorie di allora, giocano al “Fila” le partite, nel campo secondario. Qui nascono e muoiono speranze, qui si dà appuntamento il popolo granata e qui il Grande Torino mostra al mondo il proprio valore. Qui si sviluppa la scuola granata nata negli anni ’20 con i Balon Boys, qui resiste fino agli anni 70 la “forca” e la “fucilazione”, esercizi di abilità per sviluppare tecnica, coordinazione e tempo d’impatto col pallone. Oggi i muscoli prevalgono su ogni aspetto del gioco. L’inaugurazione del “Fila” avviene il 17 ottobre 1926, davanti a 15.000 spettatori, in tribuna d’onore i duchi d’Aosta. Accanto all’evento calcistico ci sono notizie meno confortanti: Mussolini sfugge ad un attentato e il regime risponde sciogliendo i partiti d’opposizione, vara l’istituzione del Tribunale speciale e la pena di morte. Ma il “Fila” come il Lazzaro dei Vangeli, ha saputo resuscitare e tornare in vita, a dispetto di ogni ostacolo.

Giuliano Orlando

 

Di Alfredo

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