rossana-conti-calvini.jpgHa già ricevuto la Stella di bronzo del CONI e sta per ricevere quella d’argento per aver superato i 25 anni di carriera. Per lei s’intrecciano appellativi del tipo “Dama di ferro”, “La dama bionda”, “Milady boxe” accompagnati, sempre, da tre parole: organizzatrice di pugilato. E’ entrata in un mondo maschilista in punta di piedi, proprio 25 anni fa, riuscendo a passare le forche caudine di un esame fatto da gente inflessibile del calibro di Umberto Branchini, Rodolfo Sabbatini, Rocco Agostino e Renzo Spagnoli. Il responso fu: “Promossa! La Signora Rosanna Conti Cavini diventa a tutti gli effetti Promoter”. Parola che riempie la bocca al posto di quella più umana e comune di organizzatore. Il tempo è passato in fretta e Rosanna sembra aver conservato e aumentato tutte le sue caratteristiche di bravura e professionalità, che la pongono ai vertici di una hit parade italiana e, perché no, anche europea. Icona del boxing nazionale, si sottopone sempre di buon grado all’intervista, simpatico o antipatico che sia l’intervistatore.

“Qualche pentimento per la sua scelta?”. La risposta non si fa attendere, facendoci comprendere che ad ogni domanda il dialogo può intersecarsi nei canali prediletti da quella che può definirsi la donna più famosa di Grosseto: “Nel mio lavoro incontro tantissime difficoltà che, col passare del tempo, sono anche aumentate. A volte viene voglia di lasciare tutto. Poi prevale l’amore per il pugilato. Cerchiamo di andare avanti anche perché in un certo senso mi sento responsabile dei 40 professionisti che si sono affidati a me”. Spunta d’incanto il nome di Michele Di Rocco: “E’ un atleta emergente, a 23 anni è la punta di diamante del pugilato italiano e proviene dalle Olimpiadi. Nino Benvenuti mi diceva che la carriera iniziale di Di Rocco assomiglia per molti versi alla sua”. Fa anche capire che il pari del suo pupillo con Marinelli è stato digerito a fatica, per certi versi attenuato dall’arrivo di Sven Paris che nel suo Team ha esordito con la conquista del titolo italiano: “Abbiamo nei suoi confronti una linea chiara e tranquilla. Dispiace che non era con me quando ha fatto la semifinale con Loriga. Io non avrei accettato, perché un atleta del suo calibro, quando non si batte per il titolo, è demotivato”.

“Vogliamo parlare di soddisfazioni?”. Più che enumerarle ci fornisce un suo profilo: “Io e mio marito siamo molto sanguigni. Quando sul ring ci sono i nostri ragazzi noi ci immedesimiamo e soffriamo come soffrono loro.

Come organizzatore non ho niente da invidiare a nessuno. La bravura e la professionalità vanno di pari passo con l’esperienza. Sono stata in Germania per il mondiale di Colajanni. Mi hanno accolto a braccia aperte. Loro hanno le televisioni che pagano bene. Vorrei vederli organizzare da noi nella situazione in cui lavoriamo”.

“Qualche episodio curioso?”. “Diciamo che in ogni manifestazione accade quasi sempre qualcosa di strano. Ricordo che vari anni fa, a Nardò, la sera siamo andati al Campo Sportivo, che era stracolmo di gente. Tra me e me pensavo: ‘guarda che bel pubblico, chissà quanto abbiamo incassato?’. La verità era che una persona del posto aveva venduto e distribuito biglietti falsi. Volevamo sospendere la riunione ma, per questioni di ordine pubblico, siamo andati avanti. Un’altra volta in un paesino vicino a San Severo è arrivato un solo arbitro-giudice. Questo poveretto ha diretto tutti i match. Era una situazione allucinante, non ce la faceva più perché, oltrettutto, era una serata calda d’estate. Lo incitavamo e gli davamo continuamente da bere”.

“Si è parlato che la UBC, nuovo ente mondiale, le avrebbe offerto un incarico”. “Non è ancora ufficiale. In Italia si lavora molto con l’IBF e di meno con le alte sigle. Abbiamo chiesto al nostro Presidente di prendere in visione la UBC e gli abbiamo inviato tutti gli incartamenti. Chiediamo solo di fare alcuni mesi di prova, se non va lasciamo perdere. D’altronde l’UBC è riconosciuta in varie parti del mondo e non ho capito perché in Italia dobbiamo fare il braccio di ferro, anche se io rispetto le decisioni dei miei superiori”.

a cura di Alfredo Bruno

Di Alfredo

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