home_1n.jpgSi sta ormai avvicinando a grandi passi il primo appuntamento della stagione con la boxe italiana e internazionale targata Rosanna Conti Cavini. Prima tappa di un ampissimo tour che toccherà praticamente tutte le zone italiane è il Piemonte, il prossimo giovedì 28 febbraio, per la precisione al PalaFerrua di Savigliano, provincia di Cuneo, con antipasto gustoso (i supermedi Dredhaj, 2(1)-3, dell’organizzazione di Grosseto, e Tabuso, 0-2), un primo piatto d’eccellenza (Michele Di Rocco, 17(8)-1-1, opposto al tunisino Gasmi, 6(3)-2), un secondo succulento da servire con un robusto vino locale (titolo italiano vacante dei superwelter tra due imbattuti, il giovane picchiatore della RCC boxe Luca Michael Pasqua, 11(8)-0, e il tecnico ed esperto Tobia Giuseppe Loriga, 23(6)-0-1), e un dessert da leccarsi i baffi, protagonista il beniamino di casa Antonio De Vitis, 9(4)-1-1, e l’imbattuto belga Alex Miskirtchian, 11(2)-0-1, con in palio l’International Ibf dei superpiuma. Ciliegina sulla stessa torta sarà il I° Memorial “Ermanno Marchiaro” dedicato al grande “presidentissimo” federale da poco scomparso, che sarà attribuito al miglior pugile della serata con decisione dei giornalisti presenti alla serata.

Proprio per conoscere le condizioni atletiche di De Vitis, abbiamo interrogato i suoi maestri. Aniello Flauto, che a Savigliano dirige la palestra “Open Space”, in cui lavora lo stesso De Vitis, e Bruno Vottero, ex professionista sotto le insegne di Rosanna Conti Cavini e già campione italiano. Nei prossimi giorni intervisteremo proprio lo De Vitis.

Maestro Flauto, come va la preparazione di De Vitis?
Molto bene. Siamo già intorno all’80% della fase d’allenamento. Per la data del combattimento, il 28 febbraio, saremo al 100% sicuramente. Stiamo basando il lavoro sul miglioramento di quelle che sono le caratteristiche proprie del ragazzo, quindi attacco e pressing sull’avversario. Stiamo perfezionando un tipo di lavoro basato su una prima finta effettuata con il destro, per poi rientrare con il gancio sinistro, quindi diretto destro-diretto sinistro. Il problema maggiore di Antonio era quello di rimanere bloccato dopo lo scarico dei colpi, alla mercé delle risposte dell’avversario. Sto curando molto con lui questo aspetto difensivo, con una serie di spostamenti sotto-sopra con la corda per correggere questo vizio. Inoltre l’impostazione sarà su un pressing asfissiante fatto all’avversario.

Cosa c’é di diverso dalle preparazioni dei mesi scorsi?
Molto è cambiato. Per non farlo annoiare e variargli la preparazione, soprattutto la mattina stiamo lavorando molto sul fiato, con footing e piscina. Abbiamo a disposizione la palestra “Open Space”, qui a Savigliano: 1200 metri quadrati fatti di molteplici attività, piscina, tecno-gym e sala riservata agli sport da combattimento. Lo faccio lavorare molto con i pesi e per migliorare la potenza che già possiede.

L’amministrazione comunale di Savigliano vi da’ una mano?
Fa il possibile, anche se abbiamo impostato un lavoro per essere pronti, anche tra un anno, a organizzare qui un campionato europeo con Antonio protagonista. Il sindaco Comina è molto attento alle nostre esigenze, ma si stanno dando molto da fare per noi gli assessori Cussa e Granaglie, rispettivamente titolari dello sport e del bilancio. Il lavoro importante riguarda anche la ricerca di altri sponsor oltre quelli che abbiamo: il più importante è Claude Pasco, manager dei grandi magazzini Leclerc, che sta credendo in maniera convinta in questo progetto. Inoltre la stessa Rosanna Conti Cavini, manager di Antonio, ha la stessa nostra pignoleria e serietà, quindi assolutamente nessun aspetto organizzativo è lasciato al caso o all’improvvisazione.

Com’è Antonio De Vitis fuori dal ring?
Antonio è un personaggio silenzioso, tranquillo, equilibrato, forse un po’ introverso ma grande lavoratore. E’ un ragazzo molto serio, sia come pugile che nella vita di tutti i giorni.

Dopo Flauto, abbiamo interpellato Bruno Vottero, che di De Vitis cura maggiormente la parte tattica dell’allenamento.

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Maestro Vottero, cosa mi può dire della preparazione di De Vitis?
Ormai siamo già piuttosto in là con le cose. Sabato scorso Antonio si è recato a fare i guanti con i fratelli Lauri, ma uno era in Ungheria (Giuseppe, ndr), l’altro (Antonio, ndr) ancora non ha iniziato questo tipo di preparazione. Allora ha fatto i guanti con Facente, superpiuma professionista, e a quanto so Antonio lo ha davvero messo in grossa difficoltà. Buon segno.

Quali sono i vizi e le virtù di De Vitis?
De Vitis, e con Flauto lo fa bene, ha bisogno di lavorare di più sulla parte atletica. Quest’ultimo è un aspetto fondamentale per un pugile come lui, visto che aveva la tendenza a non lavorare troppo di busto e a restare sui colpi avversari una volta scaricati i propri. De Vitis è fondamentalmente un fighter, un picchiatore alla corta e media distanza, non potrà mai diventare un tecnico di eccellenza, quindi per lui è fondamentale lavorare sull’aspetto atletico in fase difensiva.

Conoscete l’avversario del 28 febbraio?
No, non lo abbiamo mai visto, ma ad analizzare il suo curriculum sembra che sia un pugile più tecnico, sgusciante, probabilmente veloce, anche perché giovanissimo. Stiamo studiando una tattica appropriata per questo tipo di avversario, che sembra essere anche più alto di Antonio: il lavoro da fare sarà certamente chiuderlo all’angolo con le mani molto alte. Per De Vitis questo è un test importante, perché ci deve far sapere a che punto è la sua maturazione d’atleta. Secondo me, continuando sulla strada intrapresa, tra un anno potrebbe starci la sfida al titolo europeo.

Maturazione che l’anno scorso è andata un po’ tra alti e bassi…
In Belgio, contro Fegatelli (titolo dell’Unione Europea in palio, ndr), Antonio per la prima volta combatteva all’estero per un titolo internazionale, è andato benino, è stato condizionato da una ferita e si è meritato il pari da uno dei giudici nonostante la sconfitta, che per me ci poteva stare: come ci dice sempre il maestro Mela quando facciamo gli stage federali, un pugile all’estero non deve mai essere passivo se vuole aggiudicarsi un verdetto. In Belgio forse abbiamo pagato un po’ di timore, nonostante Fegatelli resti un buon pugile. Poi è arrivata la bella vittoria contro Chakim lo scorso giugno (in palio il titolo del Mediterraneo Wbc, ndr). L’incontro era partito in salita, Antonio è stato bravo a restare nel match, poi ha vinto con un colpo perfetto, e che non è per nulla casuale da come poteva sembrare in un primo tempo: in allenamento lavoriamo molto per preparare certe condizioni.

Che tipo di pugile è De Vitis e come potrebbe finire un match con Boschiero?
De Vitis, se è sciolto e convinto, è uno che fa male. Se si fa prendere dalla tendenza a strafare, allora sbaglia e non riesce a dare ciò che può. Boschiero è un ottimo pugile: in un loro incontro, finisse ai punti, magari prevarrebbe la miglior tecnica del veneto, ma credo che con De Vitis, Boschiero ai punti non ci arriverebbe, andrebbe ko prima…

Un’ultima considerazione, maestro, per un altro dei suoi ragazzi dell’organizzazione Conti Cavini che combatterà quella sera, Aleksandr Dredhaj.
Dredhaj è con me dal ’95, ha una storia tutta da raccontare, perché entrò in Italia da clandestino poi, piano piano, siamo riusciti a regolarizzare la sua posizione. Già da dilettante aveva fatto vedere che ha delle doti importanti, soprattutto atletiche, che però non sfrutta. Mi impressionava molto qualche anno fa’ quando, aspettando il suo turno sul ring, si metteva a fare dei salti mortali, da fermo! A queste doti atletiche, davvero rare, però non corrisponde un carattere adeguato. Con lui spesso ho avuto l’occasione di litigare, perché magari in allenamento fa un grande lavoro, poi, sul ring, gli si spegne la testa! Non so se la sua è “paura di vincere”, ma se mettesse sul ring tutto quello che è nelle sue possibilità, avrebbe pochi rivali.

Ufficio Stampa RCC boxe
 conticaviniboxe@libero.it

Di Alfredo

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