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Commento del torneo Istvan di Debrecen in Ungheria. Scandalosa sconfitta della Nicoli contro la russa Dynnik. | 2Out.it – Seconds Out – Free Sport Magazine

Commento del torneo Istvan di Debrecen in Ungheria. Scandalosa sconfitta della Nicoli contro la russa Dynnik.

di Giuliano Orlando

Al torneo Istvan di Debrecen in Ungheria giunto alla 64° edizione, uno dei più longevi, il bilancio azzurro si è fermato a due bronzi. Tra gli uomini il sardo Federico Serra (52) ha ceduto in semifinale al kazako Makhmud, che ha vinto di forza, come aveva fatto nei precedenti incontri, anche se l’azzurro si è difeso molto bene. Un bronzo importante, in un torneo difficile e faticoso. Dopo aver battuto il favorito di casa Attila Bernath, argento e oro europeo youth (2017-2018), in modo netto, superava nei quarti l’ostico georgiano Nodari, un brevilineo tecnicamente inferiore, ma di incredibile forza fisica, che ha caricato come un toro per tutto l’incontro. Serra ha vinto netto, ma la fatica si è fatta sentire e l’ha pagata in semifinale contro il kazako. Comunque, un’ottima prova. L’altra semifinalista era Rebecca Nicoli, peso leggero reduce dalla vittoria al torneo di Sombor in Serbia, che sta crescendo molto bene, per arrivare a Londra al meglio della condizione. La boxe della mancina milanese è molto lineare, basata su colpi rapidi e precisi, un buon gioco di gambe e movimento del tronco. Pugilato per palati fini, che richiede scelta di tempo e molta concentrazione. Così ha fatto contro la croata Malenica e l’ucraina Pasichna dominate. In semifinale ha trovato la russa Dynnik, classe 1999, campionessa nazionale in carica 2018-2019 nei 64 kg. scesa a 60 kg. per puntare a Tokyo. La numero uno della categoria ha affrontato l’azzurra nel ruolo di favorita, ma ha trovato sulla sua strada una rivale, che non le ha mai permesso di svolgere la tattica che si era prefissa: chiudere alle corde l’italiana e sfiancarla come solito fare. Sul ring è accaduto che la Nicoli ha sempre saputo anticiparla, colpendo con maggior precisione, dando poco bersaglio alla russa, che non ha vinto un round. Se ci fossero stati dubbi, la terza doveva cancellarli, a meno che le spinte per quattro giudici non dessero punti alla russa. Il 4-1 per la Dynnik è un furto clamoroso che conferma una delle due ipotesi: non all’altezza del compito o malafede. Tra l’altro la Nicoli di furti clamorosi ne ha subito parecchi e sarebbe ora che la Commissione Tecnica intervenisse. Ci chiediamo, quale senso ha, tramutare una vittoria in sconfitta per colpa di giudici inetti? Che non si rendono conto di falsare i valori in campo, con grave danno per le vittime di questi verdetti. Sarebbe il caso che il presidente dell’EUBC Franco Falcinelli, che ha inviato una lettera molto forte a tutti i comitati europei per il Forum del 29 febbraio ad Assisi, insistendo sul fatto dei verdetti sbagliati, intervenisse duramente. Quello che sconvolge è il silenzio-assenso per questi errori della Commissione tecnica. La Nicoli purtroppo non è stata la sola vittima. Abbiamo assistito a verdetti pro ungheresi e non solo da brividi, che confermano la mediocrità dei giudici. Non li sto ad elencare tutti, sarebbe fatica improba. Ma qualcuno è più emblematico di altri. Nella semifinale dei 69 kg. femminile, la finnica Gustafsson, oro europeo 2018, ha battuto 4-1 la francese Sonnico. Il giudice lituano ha segnato 30-27 per la transalpina, il magiaro Szucs 30-27 per la Gustafsson, ovvero su tre round 6 punti di differenza tra due giudici! Nella sfida dei 75 kg. tra la locale Nagy e la kazaka Volnova (3-2) ha deciso il voto dell’ungherese. Questo è serio? Nei 60 kg. maschili, il francese Oumiha, argento a Rio, campione del mondo 2017 nei 60 kg. ai mondiali 2019, nei 63 kg., è giunto quinto è stato battuto dal locale Kovacs 3-2. Tre giudici (India, Russia e Ucraina) hanno segnato 29-28 per Kovacs, mentre il ceco e il finnico hanno 30-27 per il francese. Ditemi voi a quale livello di confusione sono questi signori che decidono sulla vittoria o sconfitta degli atleti. Fin che non si ha il coraggio di creare un gruppo al quale vengono date direttive precise e su quelle si debbono ottenere, eliminando gli altri che meglio farebbero a cambiare hobby. Da sostituire anche il responsabile della Commissione di giudici e arbitri, che non fa una piega su qualsiasi verdetto, mentre il disastro si fà sempre più drammatico. Col rischio non  troppo remoto che si possa ripetere quando è accaduto a Rio. Questi responsabili inetti se ne debbono andare a casa. La partecipazione azzurra guidata dai maestri Agnuzzi e Stifani ha visto alla partenza, oltre a Serra, Gianluca Russo (57), Gianluigi Malanga  (69) e Mirko Carbotti (+91). Il campano Russo, dopo aver battuto il locale Matyas, contro il kazako Aidos ha pagato la consistenza fisica dell’asiatico, finendo in affanno. Discorso diverso per il pugliese, Gianluidi Malanga, preparato dal maestro romano, Simone D’Alessandri, che dopo il successo sul non facile locale Zoltan Kovacs, campione ungherese da tre stagioni, più esperto di un professionista, ha affrontato il kazako Shaiken, molto forte ma anche prevedibile e fino che Malanga ha saputo anticiparlo tutto bene. Quando nel secondo round, l’asiatico usando anche il mestiere ha forzato il ritmo, Malanga ha cominciato una sceneggiata, non nuova, facendo rilevare all’arbitro le scorrettezze del rivale, invece di stringere i denti e restituire pan per focaccia, Atteggiamento sbagliato che ha fatto scivolare l’incontro verso il kazako, che ha vinto. Le rimostranze sono negative. Peccato, perché il giovanotto ha qualità e orgoglio. Agli assoluti di Roma, in finale contro Arecchia, avanti nel punteggio, ha disputato una terza ripresa alla bersagliera, capovolgendo il risultato. Così avrebbe dovuto fare a Debrecen e non altro. Per il romano Mirko Carbotti (+91), il problema è il solito: possiede buone basi tecniche ma non lascia il segno. Contro il francese di colore Djamili, fisicamente inguardabile, ha tenuto un round, poi ha cercato col cuore di non farsi travolgere. Purtroppo i colpi del francese si facevano sentire, quelli di Carbotti molto meno ed è finita 4-1 per il coloured. Con le fanciulle, guidate da Laura Tosti, ha combattuto anche Angela Carini nei 69 kg. categoria ormai non più sua. Dopo aver battuto l’ucraina Siedaia nettamente, anche se il giudice lituano ha segnato 30-27 per l’ucraina, e questo conferma il livello del settore, ha trovato la turca Surmeneli, iridata in carica, una che picchia come un uomo e ha mestiere da vendere. Oltre a indubbio talento. Contro l’azzurra l’ha messa subito sullo scambio corto e duro. Angela ha cercato di correre ai ripari, ma l’arbitro al secondo abbraccio l’ha richiamata e al terzo l’ha squalificata! Questo signore in bianco è stato quello che ha dato più richiami di tutti. Esagerato, come quelli che invece non richiamano neppure se fanno lo sgambetto. Niente di allarmante, ma il chiaro messaggio che a certi livelli, devi combattere nella tua categoria. E avere un briciolo di fortuna nei sorteggi. Torneo con tanti campioni di valore, ma anche rovinato da troppi verdetti che hanno capovolto la realtà vista sul ring. Una continuità che si ripete in troppi tornei. Ma per la Commissione Tecnica va tutto bene. Anzi benissimo. Purtroppo lo stesso ritornello veniva ripetuto anche con Wu e Kim, poi sappiamo come è andata a finire. In ultimo un appunto ai nostri bravissimi tecnici, che per modestia non rilasciano quasi mai commenti sui verdetti, Perché? Gli appassionati sono interessati per capire il risultato. La Nicoli non aveva perso e nessuno ha speso una parola sul verdetto. Un vero peccato. La Russia ha portato 4 atlete in finale, l’India 2, una a testa Turchia, Finlandia, Ungheria e Kazakistan. Nelle otto categorie maschili, guida la Francia (4), seguita dal Kazakistan (3), India e Ungheria (2), Croazia, Spagna, Inghilterra, Irlanda e Bielorussia (1).