di Luigi Capogna

Sabato prossimo, 22 febbraio alle ore 17,00 si terrà uno stage sportivo aperto a tutti presso la palestra comunale “M. Iavarone”  di Piedimonte S. Germano. Patrocinato dall’Amministrazione Comunale di Piedimonte, dal Comitato Provinciale ACSI, dalla Polisportiva Baldinelli, da Exodus Cassino, dalla palestra Venus del maestro Sergio Simula e dagli operatori commerciali Enoteche Telaro, Haway Sport Cassino, Tatatu la piattaforma digitale del famoso imprenditore Andrea Iervolino, Privilege Cafè Cassino di Cerrito Fabiano e Liquori&Sapori Agorà di Piedimonte,  si articolerà con gli interventi del  Sindaco Avv. Gioacchino Ferdinandi, il Presidente Provinciale ACSI Avv. Michele Lanni, il sociologo Dott. Luigi Pietroluongo e la partecipata presenza di due grandi personaggi dello sport come l’indimenticato ex campione di pugilato Nino La Rocca ed il pluricampione paralimpico Giuseppe Campoccio. L’argomento molto attuale e di cui si sente parlare sempre più spesso sono gli episodi di violenza nel mondo degli adolescenti, un fenomeno che coinvolge ormai fasce sempre più giovani e non solo classi disagiate ma anche famiglie benestanti e ambienti apparentemente sereni.

Un fenomeno che sta diventando sempre più attuale all’interno della nostra società e che viene definito “bullismo”. Nella maggior parte dei casi, il bullismo, coinvolge giovani e giovanissimi, i quali vivono situazioni di disagio, sia nelle strutture scolastiche, che fuori da queste: in strada, nei pub, nelle discoteche, negli autobus ecc. Rappresenta in realtà solo l’atto conclusivo di situazioni che si manifestano nei soggetti inizialmente con chiari segnali di disagio e disorientamento alimentato anche per una cattiva informazione e a volte per un certo disinteresse da parte degli adulti.  E’ chiaro che ogni situazione andrebbe analizzata nel suo contesto e l’ottimale sarebbe anticipare e contrastare ogni azione sin dai primi sintomi.

Un ruolo fondamentale per arginare tutte le variegate forme di bullismo tra i giovani lo potrà svolgere innanzitutto lo sport. L’attività sportiva, quella sana e lontana da interessi economici è uno strumento nuovo che andrebbe sfruttato e promosso proprio per il suo indubbio valore sociale ed educativo. L’ambiente che si trova in una palestra, dentro un rettangolo di gioco, un ring o qualsiasi altro contesto sportivo rappresenta un ambiente ideale, sereno, sincero, leale, ed è un’ottima valvola di sfogo per scaricare quelle tensioni che altrimenti esploderebbero in cattivi atteggiamenti.

Un ragazzo che trova passione, amicizia e fiducia nello sport sarà un ragazzo appagato, motivato e sicuro di se e non avrà sicuramente mai bisogno di trovare altre emozioni in episodi di bullismo o vandalismo.

Lo sport è un eccellente fattore di prevenzione per insegnare il rispetto delle regole, dei compagni e degli avversari e approfondire i valori dell’integrazione e dell’equità.

Di contro l’aggressività, la forza e l’energia impiegate in modo sbagliato se non indirizzate verso un modo sano di vivere, di mettersi in discussione, di relazionarsi, di gestire le proprie capacità e di combattere le proprie paure possono generare reazioni incontrollate di bullismo. L’antidoto per eccellenza è e rimane lo sport e per questo

importantissimo incontro – dibattito non potevano mancare due testimonial di primissimo piano come il pluricampione paralimpico Giuseppe Campoccio e l’ex campione di pugilato Nino La Rocca. Giuseppe Campoccio è nato a S. Candido (Bz) ma vive a Cassino. Da giovane ha praticato judo, Karate e pugilato. A 21 anni si è arruolato nell’esercito Genio Guastatori. Nel 1991 in seguito ad un grave incidente durante un’esercitazione presso un poligono militare ha subito una grave lesione alla gamba destra che negli anni ne ha compromesso anche l’uso della sinistra e dal 2015 è costretto su una carrozzina. Conosciuto come “Joe Black” o puma nero che nella religione indiana è un simbolo di forza, ha battuto una serie impressionante di record nel getto del peso, lancio del disco e lancio del giavellotto sia a livello nazionale che nei campionati europei del 2018 e nei campionati del mondo del 2019. Parteciperà da assoluto protagonista ai prossimi XVI Giochi Paralimpici di Tokio 2020. E’ soprattutto per la sua grande forza di volontà che continua a praticare sport ad alti livelli da assoluto campione ma soprattutto come fiero emblema e portavoce di un messaggio sociale contro le avversità della vita e del bullismo.

Anche Nino La Rocca, classe 1959 sarà al centro del dibattito come intramontabile personaggio sportivo per essere stato uno dei pugili più interessanti negli anni Ottanta in Italia, con un buon ruolino e un titolo europeo EBU nella categoria pesi welter. Il pugile, vero nome Cheid Tijani Sidibe, padre maliano e madre siciliana, è nato a Port-Étienne nell’Africa Occidentale Francese, oggi Mauritania. Ottenne la nazionalità italiana nel 1983 grazie all’intervento dell’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Gli americani gli affibbiarono un soprannome alquanto singolare ma perfettamente appropriato per il suo inconfondibile stile di danzare sul ring di “The Italian Alì”, con riferimento a Muhammad Alì/Cassius Clay.

Nel corso della sua carriera, ha disputato ottanta incontri, vincendone 74 dei quali ben 59 per ko. Sotto la guida del suo manager Rocco Agostino rivoluzionò totalmente il modo di fare boxe. Nel settembre 1984, tentò, senza riuscirci, l’assalto al Mondiale dei pesi welter.  Nel 1989 divenne poi campione europeo di categoria. Nino La Rocca è stato sicuramente un personaggio anche fuori dal ring con eclatanti azioni simboliche davanti a Palazzo Chigi per chiedere di tornare a combattere o comunque per avere ancora un ruolo nel mondo della boxe. Negli ultimi anni, ha portato avanti una battaglia per una sorta di Legge Bacchelli anche per gli sportivi che hanno dato lustro ai colori azzurri. In un bilancio complessivo ha ottenuto molto meno di quello che meritava dalla carriera pugilistica ma sarà sicuramente annoverato come uno dei pugili italiani più forti di sempre anche se non ha espresso appieno tutte le sue potenzialità. Nino La Rocca attualmente vive nei pressi di Roma rimanendo per tutti un esempio di sportività e punto di riferimento per molti giovani di oggi. Tutti i relatori in programma hanno competenze specifiche per uno stage in cui verrà affrontato un grave problema sociale come il bullismo in apparenza molto distante da ognuno di noi ma che inavvertitamente potrebbe essere più vicino di quanto immaginiamo. Insomma un’occasione unica, aperta a tutti, per parlare di un fenomeno il cui antidoto più efficace è e rimarrà per sempre la pratica dell’attività sportiva in ogni sua espressione.

 

Di Alfredo

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