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Libri di Sport: Calcio sopra la barricate. 1968 e dintorni: l’Italia campione d’Europa | 2Out.it – Seconds Out – Free Sport Magazine

Libri di Sport: Calcio sopra la barricate. 1968 e dintorni: l’Italia campione d’Europa

A1LgDXuwt+LIl destino  dell’Italia racchiuso in una monetina. Tra guerriglie urbane e occupazioni universitarie il calcio salva tutto.

Calcio sopra la barricate. 1968 e dintorni: l’Italia campione d’Europa  – Francesco Caremani – Bradipolibri editore – Pag. 190 – Euro 15.00.

La bella dimenticata nella polvere della memoria. E’ la Coppa che l’Italia alza in occasione del campionato europeo nel lontano 1968. Il 5 giugno al San Paolo di Napoli, si gioca la semifinale tra URSS e Italia, che finisce 0-0. Si deve ricorrere al sorteggio per indicare la finalista contro la Jugoslavia che ha battuto l’Inghilterra campione del mondo. La monetina sorride a capitan Facchetti che porta ai compagni la buona notizia. L’Italia di Zoff, Burgnich, Facchetti, Bercellino, Castano, Ferrini, Domenghini, Juliano, Mazzola, Rivera e Prati esultano. Tre giorni dopo a Roma, Ferruccio Valcareggi sceglie gli undici, lasciando in panchina Anastasi, Riva, Rivera e Mazzola. La partita è dominata dai giocatori di Pantelic, che vanno in vantaggio e sono padroni del campo. Ci salva l’instancabile Domenghini segnando il miracoloso pari all’80’. C’è preoccupazione nel clan azzurro, quell’Italia non ha convinto e Valcareggi decide di cambiarla in buona parte. Il 10 giugno sempre a Roma, la Jugoslavia trova una rivale inaspettata, più vigorosa e vogliosa di vincere. La situazione della prima partita si capovolge e l’Italia trionfa con un netto 2-0. Reti di Riva e Anastasi, due new entry. Sono passati quasi sessant’anni e quel trofeo continentale, cerca ancora il bis italiano. Una data storica, un evento straordinario, ma nella memoria collettiva il primo ricordo del passato va a quel 4-3 in Brasile, contro la Germania, anche se in finale perdemmo netto con i padroni di casa. Perché? L’interrogativo ha provato a scioglierlo l’autore, percorrendo quel 1968, ricco di fatti come pochi altri. Un libro che diventa storia anche politica, con interviste a Giorgio Amendola che racconta fatti inediti del fratello Pietro, uno dei massimi dirigenti del PCI, al quale si iscrisse nel 1929, subì il carcere e divenne nel ’46 deputato. A Mario Capanna che descrive a modo suo quel ’68, Massimo Carlotto esponente di Lotta Continua, invischiato e condannato per un delitto dai molti misteri, Soriano Ceccanti, Maurizio Deaglio uno dei duri del ’68, Sandro Mazzinghi forse a ruota libera, Giampiero Mughini tra i pochi  che dicono pane al panne e vino al vino, nel nome del trasformismo, vedi Giuliano Ferrara e Paolo Liguori. Infine Gianni Rivera, Paolo Solier e Gianfranco  Zigoni che hanno calcato più i campi dei cortei.  Un modo particolare, discutibile ma interessante per capire che quel ’68 fosse non solo calcio. Forse per questo l’impresa sul campo, si è ricoperta di polvere.

Giuliano Orlando