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Libri di Sport: Quando il calcio era Celeste. L’Uruguay degli invincibili, primi a dominare il mondo | 2Out.it – Seconds Out – Free Sport Magazine

Libri di Sport: Quando il calcio era Celeste. L’Uruguay degli invincibili, primi a dominare il mondo

9788899146436_0_0_0_75Una piccola nazione maestra del pallone. Poco oltre il milione di abitanti vinse il primo Campionato del mondo e due volte le olimpiadi.

Quando il calcio era Celeste. L’Uruguay degli invincibili, primi a dominare il mondo – Niccolò Mello – Bradipolibri – Pag. 176 – Euro 14.00.

Una piccola nazione, un piccolo popolo che amava e ama lo sport, diventata maestra nel gioco del calcio, capace di vincere tra il 1923 e il 1930, il primo mondiale della storia, due edizioni dei Giochi olimpici e la Coppa America, mettendo all’angolo giganti come Argentina e Brasile. L’Uruguay, popolata dalla tribù dei charrua, ottiene l’indipendenza nel 1830, dopo anni di sottomissione al Brasile. L’alleanza con l’Argentina è determinante. Paese innovativo, capace di riforme incredibili: dalla scuola gratuita per tutti, obbligatoria e laica. Il presidente Ordonez negli anni ’20, abolisce la pena di morte, approva il divorzio,  il diritto allo sciopero e le otto ore giornaliere di lavoro. Nel 1917 la concessione al suffragio universale (l’Italia ci arriva nel 1946). Soprannominata “la Svizzera del Sudamerica”, conferma ancora oggi la sua vitalità. Il calcio lo apprende dagli inglesi di cui erano colonia, con un vantaggio essenziale: gioco aperto a tutti, senza esclusione di ceto e colore. Così gli allievi superano i maestri, inventando un calcio diverso, più brillante di quello statico inglese. Gioco corto, manovrato e rapido, con i giocatori  che si interscambiano nei ruoli. Lo spettacolo offerto ai Giochi di Parigi nel ‘24 e ad Amsterdam nel ’28 manda in visibilio il pubblico dei due paesi. La Coppa del Mondo del 1930 è l’apoteosi di una galleria celeste che purtroppo si stempera negli anni. Elencare nomi come Scarone, da molti ritenuto non inferiore a Pelè e Maradona, figlio di un emigrante di Savona, di Andrade genio e sregolatezza, di Nasazzi il più grande capitano dei Celesti, dalla spiccata personalità. Petrone il bomber infallibile, che  nel 1931 arriva alla Fiorentina, Castro che giocava divinamente, nonostante avesse perso una mano, troncata dalla fresa dove lavorava, Cea lo stacanovista basco fino al portiere  Mazali, che perde il posto nella finale del 1930, per aver trascorso la notte della vigilia in dolce compagnia. Il tecnico Suppici non ammette deroghe alla disciplina. Cea e Urdunaran vengono scoperti a fumare: cento flessioni. Dopo tanti trionfi c’è anche il tempo della crisi, ma ugualmente spuntano talenti come Schiaffino e Varela oltre a Gomez, che sprecava il talento in serate pazze. Oggi l’Uruguay è in ripresa,  nel 2011 conquista la Coppa America, la 15° e finora l’ultimo  trofeo.

Giuliano Orlando