Lo stopper dai modi spicci e il cuore granata. Attuale presidente del Toro Club Valcerrina. Angelo Cereser. –

Una vita in “trincea” – Paolo Ferrero – Bradipolibri editore – Pagine 190 – Euro 15.00.  

di Giuliano Orlando

Lo chiamavano “trincea” e questo dice tutto sul difensore Angelo Cereser, cuore granata e per questo aspro e generoso, rude ma senza esagerare. In campo sorrideva poco o nulla, aveva il compito di respingere le incursioni avversarie e non poteva sprecare tempo ad alternative che non fossero legate a quel compito. Ma Angelo è anche uno che ha sangue freddo e quando lo incaricano di tirare dai nove metri, non ci pensa due volte. Il 21 marzo 1971, si gioca il derby contro la Juve, è la 153° edizione e passerà alla storia, perché vennero concessi al Toro ben due rigori. Decisivi per proseguire a sperare di non retrocedere. Cereser tira il primo e batte Tancredi, che fuori dal campo è pure un amico, col quale trascorre i mesi estivi a Piombino assieme ad Agroppi, altro vessillo del Toro. Purtroppo la Juve recupera e passa avanti 3-2. Al 79’ l’arbitro Cesare Gussoni concede un secondo tiro dai 9 metri e tocca ancora a Cereser di calciare, che ricorda: “Arriva Bettega, il più polemico della Juve con quella voce petulante, e continua a ripetere ‘tanto lo sbaglia’, ma ci voleva altro per turbarmi. Infatti feci gol e pareggiammo una partita che sembrava perduta. Risultato importante, per salvarci dalla B”. Debutta nel Torino a 17 anni, con Nereo Rocco in panchina, contro la Spal e se la cava più che bene e ottiene elogi generali. Tanto che da riserva diventa titolare. Passano gli anni e Angelo conquista il tifo granata, che non tradirà mai. Cambiano i tecnici, nel 1967 arriva “Mondino” Fabbri mentre Rocco, torna al Milan. Per Fabbri è un momento delicato, torna in panchina dopo la bruciante sconfitta dell’Italia contro la Corea del Nord l’anno prima. Un gesto di fiducia di Orfeo Pianelli il presidente del Torino. Con Fabbri vive stagioni positive, anche inframmezzate da tragedie forti, come la morte di Gigi Meroni, un genio del calcio. Trova il tempo per sposarsi e crescere al meglio con Giancarlo Cadè, al punto che nel 1970 viene considerato il miglior libero del campionato. Meriterebbe la convocazione in azzurro, ma Valcareggi ha altre idee e lo ignora. Angelo in campionato e nelle Coppe resta sempre l’insuperabile “trincea”. Vince la Coppa Italia nel 1971, arriva Gustavo Giagnoni e finalmente viene convocato da Valcareggi, ma l’azzurro resta un sogno incompiuto. Supera momenti difficili per incidenti vari, soffre dovendo restare in panchina, poi riprende anche se l’età avanza. Nel 1975, arriva Gigi Radice che sbologna la vecchia guardia. Partono Ferrini, Agroppi e anche Cereser che va al Bologna dopo ben 303 partite col Torino. Chiude la carriera agonistica il 6 novembre 1977 e, ironia della sorte, affronta il “suo” Torino. In uno scontro con Claudio Sala, si infortuna e a 33 anni, decide di appendere le scarpette al classico chiodo. Il resto è ancora tutto granata e lo è tutt’ora, come conferma il “Toro Club Valcerrina Angelo Cereser” che è il presidente onorario, che affascina i presenti raccontando storie di una carriera indimenticabili. E’ diventato nonno di quattro nipoti ed è l’orgoglio del popolo granata.

Di Alfredo

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