di Alfredo Bruno
malignaggi_vs_ngoudjo1-foto-di-tom-casino.jpgIl critico più inflessibile e duro nei riguardi di Paulie Malignaggi è proprio lui, Paulie Malignaggi, come dimostrano le sue dichiarazioni dopo aver difeso il titolo mondiale dei superleggeri per la IBF dall’assalto del nero Herman Ngoudjo:“ Ero in forma e perfettamente allenato eppure non ho mai avuto una tensione, sia fisica che mentale, così forte come in questo match”. Ed era proprio Ngoudjo a consolarlo: “ Sei ancora il campione”.

 Pronta la replica: “Quando avevo vent’anni pensavo che sarei diventato il nuovo Oscar De La Hoya e adesso capisco che ce ne vuole e il tempo corre inesorabile”.
Paul “Paulie” Malignaggi (+ 24, 5 per ko, – 1) è nato a Brooklyn 27 anni fa, ma il suo cognome non nasconde certo le sue origini siciliane di Palazzolo dove tutt’ora vivono i genitori e il padre è stato anche un buon giocatore di pallone. Paul ha vissuto la sua infanzia in Sicilia ed è uno dei pochi che oltre allo slang americano ha conservato le caratteristiche della lingua d’origine. Spirito irrequieto a 16 anni è stato scacciato dalla scuola senza tanti complimenti. Fu il nonno a indirizzarlo in una palestra di pugilato affinchè si tenesse lontano dalla strada e dai guai.
La palestra era la famosa Gleason’s Gym di Brooklyn. Il suo primo allenatore lo costrinse per ore, per giorni a stare davanti allo specchio e provare di continuo il jab sia con la mano destra che con la sinistra. Da dilettante vinse due volte il Golden Glove (1998 e 2001) e “Magic man” divenne il suo nickname quando a vent’anni esordì al professionismo. Paulie è un perfezionista e dopo ogni match manifesta il suo disappunto: “Ho la tendenza a utilizzare troppo le gambe” oppure “Oggi mi son fatto un bel sonno sul ring”. Nel match con Delgado s’infortuna e viene ricoverato per la lacerazione dei legamenti. Sta fuori per circa 7 mesi, ma quando rientra ha sempre qualche problema alle mani. Per gli italo-americani diventa comunque un idolo e sfoggia sul ring in ogni occasione la sua italianità, il tricolore della nostra bandiera. Il suo modo di fare un po’ guascone, che ricorda un po’ Rocky Graziano, piace ai più anche se gli crea qualche antipatia. E’ un “more protect” e il suo record sembra costruito dalla comunità italo-americana. La velocità è il suo forte, porta combinazioni fulminee dopo aver evitato l’attacco del suo avversario. Manca comunque di potenza forse proprio per la velocità e la quantità di colpi che porta.
Il suo primo titolo, parliamo dell’ Internazionale WBC, lo conquistò proprio contro un italiano. Si trattava di Sandro Casamonica contro il quale dovette impegnarsi al massimo, perché si trattava di un buon tecnico, molto quotato in Europa. Malignaggi vinse ma terminò il match con una mano sola per l’ennesimo infortunio. Avrebbe potuto essere la sua fine sportiva, ma dopo otto mesi tornò sul ring rimesso a nuovo e più determinato che mai.
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Miguel Angel Cotto, stellare campione WBO dei superleggeri, sceglie lui come sfidante. Il portoricano è un fuoriclasse e per la classifica pound for pound se la batte con Floyd Mayweather jr. e Manny Pacquiao. La sera del 10 giugno 2006 il Madison Square Garden sembra tornato ai fasti antichi coi suoi 14mila spettatori. Gli esperti considerano questo match come una formalità da sbrigare velocemente per Cotto, ma ci pensa “il paisà” a movimentare l’ambiente: “Lo stile di Cotto mi si addice perfettamente come un guanto. Vincerò facilmente” dichiara Paulie. Un micidiale destro del portoricano scaraventa a terra lo sfidante. Malignaggi si rialza e per quattro round percorre gli angoli del ring pedalando all’indietro e mandando a vuoto buona parte degli attacchi di Cotto. Dal settimo round lo sfidante accetta anche gli scambi e il match diventa più equilibrato. Il verdetto giustamente viene assegnato a Cotto,  ma come avviene nel mondo della boxe Malignaggi è consacrato dalla sua prima, e tutt’ora unica,  sconfitta. Nessuno si aspettava che avrebbe dato filo da torcere al fuoriclasse portoricano.
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Le sue quotazioni da quel momento sono salite vertiginosamente tanto da diventare il pretendente ufficiale di Lovemore N’dou ( + 45, -8,  = 1), un sudafricano di quelli tosti che vanno sempre dentro. Il 18 giugno 2007 Malignaggi, più “ Magic man” che mai, sbanca al Mohegan Sun Casino di Uncasville impartendo una lezione di boxe al forte avversario con un vero e proprio cappotto, visto i punteggi dei tre giudici a suo favore. Ormai “il paisà” naviga nell’elite mondiale anche se nella sua recente difesa del titolo contro Herman Ngoudjo ad  Atlantic City è stato meno brillante che in altre occasioni. Prima di questo match aveva dichiarato: “ Sono il miglior pugile in circolazione. Persino i miei sparring partner sono più forti di Ngoudjo. Giocherò con la sua testa come con un flipper”. Al termine del match però riconosceva: “Ngoudjo è stato un avversario difficile. In lui ho riconosciuto “la fame” che avevo io quando mi sono battuto con Cotto”.
Adesso tutti si contendono Paulie Malignaggi che ha alle sue spalle uno staff eccezionale con Lou Di Bella (organizzatore), Sal Lo Nano (manager) e l’ ex campione del mondo James Mc Girt (allenatore). Si parla di una sua difesa contro il tremendo mancino inglese Rick Hatton. Qualcuno parla anche di una interessante sfida volontaria in Italia con Gianluca Branco. Ma in cima ai suoi pensieri c’è sempre il desiderio di una rivincita con Miguel Angel Cotto, magari tra i welter, visto che il giovane italo-americano è diventato più robusto e fatica non poco per rientrare nei limiti dei superleggeri. A lui tocca la non facile responsabilità di rinverdire le gesta di grandi italo-americani come Rocky Marciano, Jake La Motta, Willie Pep, Carmen Basilio, Rocky Graziano, “Boom Boom” Mancini… e ci sta riuscendo in pieno. 

Le foto nell’ ordine provengono da Tom Casino, da www.fightnews.com e da “Sugar” Ray Bailey.

Di Alfredo

Un pensiero su “Paul Malignaggi, un siciliano a Brooklyn”
  1. Paulie sei un grande!
    Ogni giovane italiano sogna di percorrere la tua carriera pugilistica ma pochissimi ci riescono e per questo tu sei la nostra icona.

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