di Giuliano Orlando

Le ultime decisioni dei responsabili della Task Force, allestita dal CIO, dopo che l’AIBA venne esautorata dalle funzioni inerenti l’evento olimpico, confermano la scarsità di idee oltre che molto confuse. I programmi post pandemia, non sembrano certo aver trovato la quadra per la migliore soluzione, semmai accrescono i dubbi sulle reali capacità e conoscenza di coloro che hanno ricevuto dal CIO il compito di allestire la macchina organizzativa per le qualificazioni ai Giochi. Già in avvio, il presidente dell’EUBC, l’ente europeo, l’italiano Franco Falcinelli, rivolgendosi con molto rispetto al presidente del CIO, il tedesco Thomas Bach, faceva presente che organizzare detti i tornei non era un compito facile. La risposta fu stupefacente: “Non credo ci vogliano ingegneri nucleari per tale compito”. In effetti non sarebbero serviti, semmai occorrevano esperti per tale compito. Già, in occasione della qualificazione europea fissata a Londra i disastri non furono pochi, come ricordò Falcinelli, sul sito dell’EUBC, di cui riporto uno stralcio: “Tale torneo programmato dal 13 al 24 marzo 2020 a Londra è stato l’evento di boxe europeo più significativo del mese, sollevando preoccupazioni in tutta la comunità europea a causa della diffusione di Covid-19 in tutto il mondo e in particolare nel nostro continente. Il governo argentino aveva sospeso il torneo di qualificazione delle Americhe. La CE AIBA aveva spostato la data del Congresso straordinario del 20 marzo a Budapest a causa del rischio Covid-19 in tutto il mondo. Il Forum continentale AIBA ad Assisi il 29 febbraio, è stato tempestivamente cancellato, riprogrammato per il futuro. Tuttavia, la Task Force Boxing IOC ha deciso di procedere col torneo di Londra. Il primo ministro britannico Boris Johnson ha espresso grande ottimismo sulla diffusione di Covid-19 a Londra e il CIO BTF non ha richiesto il parere delle Federazioni nazionali, che stavano preparando gli atleti. A causa delle complicazioni correlate al Covid-19, l’evento è stato interrotto solo tre giorni dopo l’apertura”.  Aggiungendo, in un altro passaggio: “Come riportato dai rappresentanti delle Federazioni Nazionali, gli aspetti organizzativi del Torneo di Londra non erano al massimo livello. Eyup Gozgec, Vice Presidente EUBC e Presidente della Federazione Boxe Turca ha evidenziare la mancanza di attenzione su aspetti tecnici e organizzativi fondamentali. Il rimpianto più importante è stato per la mancata adozione di misure preventive contro Covid-19. Kit di protezione e maschere non sono stati forniti ai partecipanti. Il distanziamento sociale non è stato applicato nel minimo grado, così come non vi sono state prescrizioni igienico-sanitarie da parte degli organizzatori. In tali circostanze, il risultato poteva essere molto peggiore dei 10 casi positivi di Covid-19, riscontrati!”.

Lo specchio di una realtà che non sembra aver insegnato molto alla Task Force.  Quello che sconcerta è la cancellazione definitiva del torneo di Parigi, previsto a giugno. Il ripescaggio degli ultimi 53 posti a disposizione, verrà affidato ad una elaborazione che definire cervellotica è un complimento. La Task Force prenderà in esame i mondiali maschili 2017 (Amburgo)  e 2019 (Ekaterinburg), quelli femminili 2018 (Nuova Dehli) e 2019 (Ulan Ude), mentre per quanto riguarda il nostro continente gli European Games di Minsk nel giugno 2019 e i campionati d’Europa di Madrid a dicembre dello stesso anno.  Scontata la distonia, tra mondiali e continentali. I sapientoni della Task Force al torneo di Londra (marzo 2020) nel settore femminile, ignorarono l’italiana Irma Testa (57) e l’irlandese O’Rourke (75) campionesse europee in carica. Costrette a combattere all’esordio con le teste di serie. Stesso criterio per gli altri continenti (Asia, Africa Americhe e Oceania). Bocciata la proposta di buon senso di alcune nazioni di allestire un torneo per ogni continente, che aveva il vantaggio pratico di confrontare pugili in attività reale. Mentre l’elaborazione messa in atto è macchinosa e imperfetta.  Quanti i nomi in lizza per il recupero, hanno preso parte ai mondiali 2017, ovvero quattro anni fa? Uno dei tanti interrogativi, senza una risposta logica. Una follia vera e propria.

Nel 2020, si sono svolte le qualificazioni dell’Africa dal 20 al 29 febbraio a Dakar in Senegal, dell’Asia e Oceania, dal 3 all’11 marzo, nella stessa sede di Amman in Giordania, che aveva sostituito la Cina (prima assegnataria) che le aveva fissate a Wuhan (!) la città dove è scoppiata la pandemia, dal 3 al 14 febbraio. L’appuntamento di Londra, nonostante i prodromi del Covid 19, fossero evidenti in Europa, è partito il 14 marzo, fermato dopo tre giorni di gare. Con conseguenze negative, visto che alcuni pugili e insegnanti, rientrati nelle rispettive nazioni, vennero riscontrati positivi agli esami del tampone.  Mentre gli organizzatori di Buenos Aires in Argentina, responsabilmente decisero di annullarlo. Stando alle ultime informazioni, verrà disputato sempre nella capitale argentina dal 10 a 16 maggio 2021. Mentre la conclusione di quello sospeso a Londra nel marzo 2020, ha trovato la data (1-10 giugno 2021) ma non la sede. Speriamo riescano nell’impresa entro la data di inizio. Da segnalare come il CIO prosegua nella politica di diminuire costantemente il numero di pugili ai Giochi. A Pechino 2008 erano 284 i qualificati in rappresentanza di 11 categorie di peso. A Londra, con l’ingresso della boxe femminile ai Giochi, con tre categorie, la presenza maschile si riduce a dieci. A Rio non cambia nulla, con 36 donne e 200 uomini. A Tokyo la boxe porterà lo stesso numero di 236 atleti, come la scorsa edizione, ma con un forte incremento femminile, salito a 5 categorie e 100 promosse, contro le tre di Londra 2012 e Rio 2016, mentre il torneo maschile si riduce a 8 categorie e solo 136 pugili. D’altronde la politica dissennata dell’AIBA degli ultimi anni, quando il duo Wu-Kim, farneticava di guidare il mondo in guantoni, compreso quello professionistico, nel segno di capitali finanziari che ritenevano già in cassa, quando non c’erano e non sarebbero mai arrivati, sicuramente mettevano in allarme il CIO, le cui aperture al professionismo di altri sport, come il basket, non interferivano nell’attività dei campionati pro, tipo NBA. Mentre l’AIBA lanciava la sfida alle sigle maggiori (WBA, WBC e WBO in particolare), che dimostrarono con i fatti di poter schiacciare il nuovo concorrente o intruso.

Lo scorso dicembre il russo Umar Kremlev, già segretario della Federazione nazionale e vice presidente EUBC, è stato eletto nuovo presidente AIBA, dopo un lungo interregno incapace di ottenere la fiducia del CIO. Ci auguriamo che la nuova reggenza abbia la capacità di orzare nella giusta direzione, creando un ente diverso da quello precedente, che si pavoneggiava e agiva da vero ministero, con tutti gli aspetti negativi, dal verticismo esclusivo alla burocrazia più negligente. Se è vero che i miracoli sono esclusiva o quasi, di esseri superiori, per migliorare la situazione dell’AIBA basta non seguire la strada vecchia, evitando di ritrovare le macerie del recente passato.

Di Alfredo

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