akkawydecarolis come oggetto avanzato-1Stasera al Club Punchbowl di Sydney Giovanni De Carolis  dovrà rispondere a parecchie domande che gli sportivi e soprattutto i suoi fans si fanno. Sono domande a volte crudeli, ma a volte necessarie per scuotersi all’interno. Molti si domandano dove è finito il De Carolis di Abraham, di Feigenbuz, di N’Diaye, di Zeuge, che avevano colpito l’immaginario dei più con delle prestazioni eccellenti. Domani sera sul ring australiano Giovanni risponderà con i fatti, ma soprattutto tranquillizzerà tutti sulle sue intenzioni e sulle sue ambizioni. Brucia tremendamente la sconfitta subita a Roma contro Viktor Polyakov, perdere davanti alla propria gente in un match che avrebbe dovuto essere il lasciapassare per una nuova sfida mondiale fa male. De Carolis è un ragazzo sensibile, sa di aver lasciato alcuni dubbi, che domani sera su un ring molto lontano da casa è tenuto a cancellare con una prestazione eccellente, al di là di vincere o di perdere. Il romano freme, da due settimane si è esiliato in Australia, ha accumulato “rabbia”, seguito come un’ombra da Italo Mattioli e Luigi Ascani, i suoi scopritori, ma soprattutto quelli che lo conoscono fin nel profondo dei suoi pensieri. Le notizie sono confortanti, le sue condizioni di forma più che buone, una sola meta nel suo io, una sola parola che ha le sembianze della vittoria. Siamo ottimisti anche perchè il nostro pugile ha riconosciuto i suoi errori e da ragazzo sensibile e intelligente qual’è ha rivoltato il suo modo di pensare coordinandolo solo sul prossimo match. La preparazione è stata rivista da cima a fondo. Non più il colpo isolato dove racchiudere la sua potenza non comune, ma sono state riviste le combinazioni, con una boxe più sciolta e più mobile, necessarie per domare un avversario giovane e bellicoso, ma soprattutto per convincere una giuria, che speriamo non si lasci influenzare da un ambiente tutto per Bilal Akkawy. Siamo convinti che sul ring salirà il miglior De Carolis, una vittoria lo riporterebbe di colpo ai primi posti nella graduatoria mondiale e con il suo trascorso “glorioso” troverebbe la strada aperta ad altre sfide mondiali, tornando ad essere quella figura rappresentativa, che tanto aveva fatto bene al nostro sport nel rapporto con i giovani e la gente. Dall’altra parte c’è Bilal Akkawy, 24 anni, grande promessa della boxe australiana affiancato in una classifica pound for pound a Jeff Horn, vincitore di Manny Pacquiao. Ha pugni pesanti e non è un modo di dire, ma ha soprattutto fame di gloria. Sà che una vittoria su De Carolis lo riporterebbe al di là del titolo di facciata (Internazionale WBA Oceania), che difende, molto in alto nella considerazione mondiale. Il modo di combattere è tipico del suo continente: pressione e iniziativa sono le parole magiche che conosce. L’Australia oltre tutto ha nella sua categoria una tradizione dalla notte dei tempi ricordando Dave Sands, considerato all’epoca di Ray Robinson il più pericoloso rivale, per arrivare a Tony Mundine, ai tempi di Monzon, grande classe e grande potenza ma non resistenza, per finire con i più recenti Anthony Mundine, Daniel Geale e Sam Soliman. Una serata tutta da vivere e da godere come spettacolo in una sfida sportiva tra Vecchio Continente e Nuovo Continente.

(alb)

Fonte: boxering.fpi.it

 

Di Alfredo

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