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Tyson Fury distrugge Wilder che lo accusa di scorrettezze. Quasi certa la terza sfida. | 2Out.it – Seconds Out – Free Sport Magazine

Tyson Fury distrugge Wilder che lo accusa di scorrettezze. Quasi certa la terza sfida.

di Giuliano Orlando

Tyson Fury contro Deontay Wilder come la saga di Rocky? Stando alle ultime news sembra proprio di sì. Chi riteneva che la brutale sconfitta subita da Wilder all’Arena dell’Hotel MGM Grand di Las Vegas, dove gli appassionati della noble art hanno assistito alla resa del “bombardiere di bronzo” contro il “re degli zingari”, avesse indotto l’americano a lasciar perdere, si sbagliava. Ricordo che la sconfitta di Deontay Wilder (42-1-1), 34 anni, il gigante di Tuscaalosa in Alabama, nel Sud degli States, nei confronti del viso pallido Tyson Fury (30-0-1), 31 anni, nato a Manchester in Inghilterra, origini irlandesi e radici sinto, è stata assai pesante e la resa al settimo round, poneva fine ad un match a senso unico per Fury.

Wilder non conosceva l’amaro gusto della sconfitta dal 22 agosto 2008, ai Giochi di Pechino, battuto in semifinale dal nostro Clemente Russo. Wilder e Fury si erano già affrontati il primo dicembre 2018 a Los Angeles in California. Wilder era all’ottava difesa della cintura WBC, conquistata nel gennaio del 2015, sul ring di Las Vegas ai danni di Bernane Stevens (25-4-1), americano di origine haitiana, alla sua prima difesa. Wilder ha iniziato a frequentare la palestra solo a 18 anni, debuttando a 19. A 22 anni nel 2007, vince i Golden Glove nei 90 kg., campione USA, prende parte ai mondiali AIBA a Chicago, battuto all’esordio dal polacco Zimnoch. Argento alla preolimpica di Pechino. Nel 2008, alla qualificazione per i Giochi a Port of Spain (Trindad e Tobago) giunge in finale, sconfitto dal cubano Acosta. Chiude l’attività in maglietta con 26 vittorie e 5 sconfitte, una sola prima del limite, il 29 febbraio 2008 a Novisibirsk contro il russo Romanov nel dual match tra Russia e USA. Quattro giorni prima a Magnitogorsk, aveva battuto il campione russo Rakhim Chakhkiev, che avrebbe poi vinto l’oro ai Giochi, battendo in finale Clemente Russo. Passa professionista il 15 novembre 2008 e resta imbattuto per 12 anni e tre mesi. La magica striscia si interrompe sullo stesso ring dove aveva conquistato il titolo WBC nel 2015 e difeso per la decima volta lo scorso novembre, contro l’attempato cubano Luis Ortiz, finito KO al settimo tempo, sul solito micidiale destro, mentre Ortiz era in vantaggio netto per i giudici. Quel destro è stato il protagonista assoluto nel corso della carriera, compresa la prima sfida con Fury, dove aveva salvato il risultato con quel colpo, mettendo due volte al tappeto l’avversario nell’ultima ripresa, agganciando un pareggio miracoloso. Tyson Fury, al contrario dell’americano, è entrato in palestra giovanissimo, portato da papà John Fury “Gypsy”, pugile a sua volta, come i fratelli Young e Tommy, gli zii Hugh e Peter, oltre ai cugini Phill e Hugie. Come non bastasse, è imparentato con Andy Lee e i fratelli Hosea e Zac Burton. Sul ring di Las Vegas ha fatto fermare la bilancia a 123.669 kg. niente male per chi è nato prematuro, dopo solo sei mesi di gestazione, sotto i 500 grammi, con i medici pessimisti sulle possibilità di sopravvivenza. Ricorda il padre: “I dottori mi dissero che la sua vita era appesa ad un esile filo. Era il 1988 e Tyson era re incontrastato dei massimi. Così decisi di chiamarlo Tyson”. Nei dilettanti ha vinto il bronzo ai mondiali cadetti nel 2006, l’oro al campionato Unione Europea nel 2007 e l’argento agli europei jr. 2007 a 18 anni. Il 6 dicembre 2008 passa professionista e all’ottavo incontro conquista il titolo britannico battendo John McDermott, he aveva all’attivo 30 incontri e che ribatte a distanza di  nove mesi, stavolta per KO. Nel 2011 a Wembley supera l’allora imbattuto Dereck Chisora (14-1) per il Commonwealth. L’anno dopo si impossessa della cintura irlandese a Belfast sul connazionale Martin Rogan. Nel 2014 ritrova Derek Chisora per l’Internazionale WBO e l’europeo, battendolo ancora ai punti. Il 28 novembre 2015, sul ring di Dusseldorf in Germania, compie la grande impresa, interrompendo il lungo regno dell’ucraino Wladimir Klitschko che deteneva ben quattro cinture: WBO, WBA, IBF e IBO. A quel punto e visto come aveva battuto l’avversario, era opinione comune che per Fury dovesse iniziare un periodo d’oro. Invece fu l’inizio della discesa all’inferno. Scivolato nel vortice della droga, il 13 ottobre 2015, rilasciava un comunicato drammatico: “Penso sia giusto e onesto per il bene della boxe che i titoli rimangano attivi e sia data l’opportunità ad altri contendenti di battersi per le corone vacanti che io ho orgogliosamente conquistato contro l’indiscusso campione mondiale dei pesi massimi Wladimir Klitschko, a lungo dominatore della categoria. Ho vinto i titoli sul ring e credevo che avrei dovuto perderli sul ring. Ma non sono in condizione di difenderli e così ho preso la decisione di rendere ufficialmente vacanti i miei titoli mondiali. Ora sarò impegnato in un’altra durissima sfida della mia vita. Spero che, come ho fatto contro Klitschko, riesca a uscirne vincitore.” Il suo promoter Mike Henessy aggiungeva: “Credo che Tyson resterà il campione agli occhi di tutti. È triste vederlo abbandonare quello che ha conquistato con tanta fatica. Ma ora deve dedicarsi a una lotta più dura, con l’aiuto della famiglia, degli amici e di tutto il mondo della boxe.” Il British Boxing Board of Control (BBBC), l’ente che gestisce il pugilato britannico, avrebbe dovuto decidere mercoledì 12 ottobre se revocargli o meno la licenza. All’1 di notte ancora non aveva reso pubblico alcun annuncio. La dichiarazione che il pugile aveva rilasciato alla rivista Rolling Stone era stata chiara: aveva fatto intenso e prolungato uso di droga. I due controlli a cui era risultato positivo costituivano già materia sui cui pronunciarsi, l’autodenuncia aveva levato ogni dubbio.

Trascorrono quasi tre anni, prima che Fury risalga sul ring. Tra l’altro durante lo stop era ingrassato oltre i 150 kg. e molti dubitavano avesse la forza di tornare a combattere ai vertici. Il 9 giugno 2018, nella sua Manchester affronta Sefer Seferi (23-2) un macedone residente in Svizzera con licenza albanese di 40 anni, che Tyson tiene in piedi quattro riprese. Due mesi dopo batte l’italiano Francesco Pianeta, residente in Germania, a Belfast e a sorpresa firma il contratto per affrontare quattro mesi dopo, Deontay Wilder, campione WBC imbattuto da professionista, dal destro atomico. Non sono pochi quelli che temono un disastro, invece sul ring di Los Angeles,  il bianco d’Albione tiene botta per dieci round e il pareggio per il pubblico è un regalo a Wilder. A 14 mesi di distanza l’attesa rivincita. I pronostici strizzano l’occhio allo sfidante sia pure di pochissimo. Ma l’andamento del match lascia tutti sconcertati e sorpresi. Il campione in carica sembra il fantasma di sè stesso. Subisce fin del primo round, il suo destro è sempre fuori bersaglio, mentre Tyson tortura la faccia di Wilder col sinistro. Match a senso unico, che segna il destino per l’americano, contato già nella terza ripresa, ancora nella quinta e fermato dall’arbitro nel settimo tempo, dopo che Tyson lo aveva costretto all’angolo, colpendolo con due destri al viso e ancora col destro al fianco. A quel punto volava la spugna da parte dei secondi di Wilder, mentre l’arbitro Kenny Bayless fermava l’ormai impari battaglia. Il “re degli zingari” come ama definirsi, aveva compiuto l’ennesima incredibile impresa. Il gigante di Manchester (2.06 di altezza) aveva dato lezione tecnico tattica, disputando un match di grande intelligenza, dominando senza mai rischiare. Ed ora che farà il nuovo monarca?

“Il contratto prevede la rivincita ed io sono pronto a concederla, anche se dopo questa lezione temo che Wilder abbia voglia di ritrovarmi sul ring. Con tutto questo, onore allo sconfitto che ha saputo battersi con grande orgoglio. Merita rispetto assoluto”.

La replica di Wilder non si fa attendere: “A parte l’atteggiamento dell’arbitro, che prima del match è venuto nel mio camerino, avvisandomi che se avessi colpito dietro la nuca mi avrebbe squalificato, cosa che non mi risulta abbia fatto con Fury. Inoltre durante la preparazione mi sono infortunato ad un tendine della gamba destra e ne ho risentito fin dall’avvio. Durante l’incontro Fury mi ha colpito spesso dietro la nuca, ma l’arbitro ha ignorato il fatto. Ho perso a non accampo scuse, ma sono altrettanto deciso a ritrovarmi di fronte al mio vincitore, convinto di tornare campione. Attendo solo di sapere dove e quando ci sarà la sfida. Di certo qualcosa cambierò nel mio staff tecnico”. Il primo a saltare sarà Mark Breland, ex campione del mondo nei welter, che operava nello staff dal 2008.

Tyson nelle dichiarazioni del dopo match, si è detto pronto a rispettare il contratto che prevede appunto il terzo confronto in caso di vittorie dello sfidante. Ma nel futuro di Tyson, ci sono anche altre opportunità, la prima delle quali porta il nome di Anthony Joshua che detiene le altre cinture dei massimi. Addirittura Fury recava scritto “Nigeria” sul paradenti, chiaro riferimento alle radici africane di “AJ”. Una sfida del genere farebbe il pienone ovunque, assicurando anche più di 100.000 spettatori, un affare sia per Eddie Hearn che gestisce Joshua che per Frank Warren promoter di Fury. Resta il problema non semplice di trovare l’accordo sulle borse. Che toccheranno il record delle rispettive carriere, partendo da un minimo di 50 milioni di euro. A Las Vegas, Wilder ha incassato attorno ai 15 milioni di dollari, Tyson si è accontentato di 10, ma si è preso la cintura WBC. Ultima considerazione: quando nel 2015 Tyson aveva conquistato ben quattro cinture, nessuno pensava si facesse harakiri, rovinando tutto. Ora che si è risollevato in modo clamoroso, è auspicabile non ripeta l’errore precedente.