di Giuliano Orlando

Le World Series Boxing sono partite in tono minore, ma con una sorpresa positiva. All’ultimo momento l’AIBA  ha convinto l’Uzbekistan a ripresentarsi, dopo aver declinato l’invito per il 2018. La nazione asiatica, che nelle ultime stagioni ha compiuto un salto di qualità notevole, affiancandosi alle leader storiche, è in fase di rinnovamento, come dimostrano gli assoluti, dove nessuno dei campioni 2016 ha saputo ripetersi nell’edizione disputatasi a fine novembre 2017. Un segnale indicativo del cambiamento in atto, rafforzato dal passaggio di ben cinque dei titolari di Rio al professionismo e, sarebbero stati sei, se Dusmatov, oro nei 49 kg., prima firma il contratto con un promoter americano, poi ci ripensa e lo annulla. Assieme a Zoirov nei 56 kg. l’altro oro 2016, guiderà la pattuglia delle Tigri uzbeke, di cui fa parte anche l’argento nei medi, Melikyziev e il +91 Jalolov che nel frattempo ha firmato il passaggio nei pro con la colonia di Lou di Bella, nelle cui file militano gli ucraini Sergej Derevyanchenko e Yevgeny Khytrov. Gli altri quattro che hanno preceduto Jalalov sono: il superleggero Gaibnazarov l’altro oro di Rio, l’argento Giyasov (69), oltre a Akhmadalliev (56) e Tulaganov (91) bronzi olimpici. L’Uzbekistan è alla terza partecipazione al torneo. Nel 2016 raggiunse le semifinali, mentre lo scorso anno si fermò ai quarti, entrambe le volte superata da Cuba. Stavolta è stata inserita nel gruppo dell’America, con trasferte piuttosto costose, dovendo affrontare Colombia, Venezuela e Cuba. Torniamo all’Italia Thunder che a Firenze ha faticato oltre ogni previsione, ad aver ragione della giovane Croazia. Dei cinque italiani impegnati, il solo Di Lernia nei 64 kg. ha mostrato una condizione ottimale, azzerando in un solo round le ambizioni di Njegac, professionista con un discreto curriculum ed esperienza sui ring di mezza Europa. Il casertano ha solo il gap della statura, ma sta perfezionandosi nel saper accorciare senza rischiare oltre il dovuto. Ha precisione, velocità e scelta di tempo, quindi lascia bene sperare per il futuro. Il sardo Federico Serra nei 49 kg., ha regolato senza problemi  il bielorusso Karmilchyk, 19 anni con tanta buona volontà ma troppo tenero per un avversario dai colpi pesanti. Purtroppo Serra è da tempo in bacino di carenaggio, con la spalla e la mano destra malconce. Nei gallo il piemontese Grandelli che bene aveva impressionato nello scorso torneo, di fronte al più coordinato e veloce Poturovic, 20 anni e margini di miglioramento, ha mostrato una condizione atletica disastrosa, che la generosità non ha potuto nascondere.  Sarebbe stato forse meglio preferire il più giovane Di Serio, che avrebbe fatto esperienza. Il medio Lizzi, titolato negli youth per la consistenza atletica, non ha compiuto il salto di qualità sperato. Manca di coordinazione offensiva e si espone alle repliche dei rivali. Per sua fortuna il serbo Markovic, non era di alta qualità, per cui la battaglia farraginosa ha visto di giudici favorevoli al campano, che riportava una vittoria importante per il risultato finale. Ma non eliminava i dubbi sul futuro di Lizzi. Clemente Russo, 35 anni, ha perso nettamente contro Toni Filipi, 14 anni più giovane, con la giusta tattica dell’anticipo. Mentre Russo attendeva, il croato colpiva e poi usciva dal raggio delle possibili repliche. Il non dimenticato doppio campione iridato e doppio argento olimpico, è parso vuoto e sempre fuori tempo. La giustificazione della fase di rodaggio ci auguriamo sia reale. Di certo al momento è senza futuro, in proiezione al desiderio di guadagnarsi il pass per Tokyo. Il secondo turno dell’Italia è a Roma, Palazzo Tiziano è fissato il 16 febbraio contro la Francia. Impegno severo, anche se i galletti non hanno una squadra super. Mancano il leggero Oumiha, argento di Rio e oro iridato e il +91 Yoka, oro mondiale e oro olimpico, In compenso ha diversi stranieri da temere. In particolare il romeno Nistor che vanta una vittoria su Vianello, il bulgaro Asenov titolato europeo nei 49, ma spesso usato nei 52 kg., in alternativa allo spagnolo Molina. L’avversario di Mangiacapre dovrebbe essere il marocchino residente in Belgio Anas Messaoudi, già superato un anno fa sempre a Roma, a quel tempo nel team marocchino. Nei mediomassimi debutta il carabiniere Riccardo Valentino, neo campione italiano, che avrà di fronte il bulgaro Dimitrov, ingaggiato dai Thunder nel 2017, preferito a   Diabira, uscito in semifinale agli assoluti in corso di svolgimento. Non facile il compito del leggero Michael Magnesi, il giovane professionista romano della colonia Cherchi, generoso e possente di fronte all’esperto El Hadri che ha sostituito Oumiha. Nel primo turno la Francia ha superato a Parigi il forti inglesi 3-2 a conferma di volersi qualificare ai quarti.

Passiamo all’argomento dell’AIBA che dopo l’uscita di WU, è sotto il mirino del CIO, deciso a recuperare gli anni in cui sembrava essere all’oscuro del comportamento del presidente dimissionario e membro del Comitato Olimpico. Fuori l’architetto di Taipei, l’ente mondiale si è scatenato, presentando il conto di un passato che non è certo da indicare come esemplare e illuminato. Personalmente mi sono schierato contro iniziative dell’AIBA come l’APB, le normative erogate al congresso di JeJu in Corea nel 2015, che imponevano una vera dittatura alle federazioni costrette a sottostare a norme inique, sotto la spinta folle di WU e Kim, visionari di un’AIBA che comanda tutto il mondo della boxe. Dopo l’uscita dei due, sono subentrati Falcinelli e Rakhimov alla guida, in attesa della presidenza definitiva. Conosco Franco Falcinelli da quando era un ottimo dilettante e ne ho apprezzato la sua capacità da tecnico, ho discusso certe posizioni da presidente federale e poi nell’AIBA. Dissentire non vuol dire perdere l’amicizia e la stima. Non ero e non sono d’accordo su diverse posizioni, ma non per questo mi scateno e sorrido se il CIO minaccia l’uscita dell’AIBA dai giochi, mentre qualcuno non nasconde la gioia. Io ne sono spiaciuto e sconvolto e mi auguro che questo non avvenga, perché sarebbe una sconfitta globale per tutti, CIO compreso. Che ho l’impressione covi questa vendetta dai Giochi di Seul 1988, con lo spagnolo Samaranch. Non sarebbe meglio che il CIO, invece di dare ultimatum si mettesse al fianco dell’AIBA per rimetterla sul percorso giusto. E nel contempo la stessa AIBA, smettesse di sognare di rappresentare il globo in guantoni, per orientarsi verso il compito di guidare il dilettantismo e non entrare nel mondo del professionismo, giustificandosi che lo hanno fatto altri sport come il basket e il tennis. Sapendo benissimo che stiamo parlando di situazioni diverse. Se facesse un bagno d’umiltà forse risolverebbe molti dei suoi problemi e tornerebbe al suo giusto ruolo d’origine.

Di Alfredo

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