Franco Scisciani )Ieri ci ha Lasciato un altro pezzo della storia del nostro sport, Franco Scisciani era nato a Civitavecchia l’ 8 gennaio del 1934. Era un componente  di quella tradizione che aveva reso la città “tirrenica” una sorta di rocca inespugnabile della noble art. Lo vedemmo insieme ad altri grandi campioni civitavecchiesi nel Gran Gala  che si svolse al Teatro Comunale Traiano  il 15 ottobre 2015, un evento ideato e pensato da Stefania Fratalia, figlia di Francesco Fratalia protagonista negli anni 40-50. In quella serata che vide tra l’altro ospiti d’onore Nino Benvenuti, Patrizio Oliva e Roberto Cammarelle, tutti ammirammo la figura possente e ancora agile di Scisciani. Aveva conservato il suo aspetto da attore in un fisico che incuteva ancora rispetto. Era venuto non solo perchè era stato invitato e premiato, ma soprattutto per salutare il suo amico Benvenuti. Quando Scisciani faceva parte della Nazionale nella categoria dei superwelter, insieme a lui si allenava Nino, grande promessa che all’epoca aveva 18 anni. Il posto per andare alle Olimpiadi di Melbourne era in lizza proprio tra loro due. La scelta cadde su Scisciani per una maggiore esperienza, ma soprattutto perchè in un match test a porte chiuse fu più convincente. Aveva tra l’altro una potenza non indifferente. In quelle Olimpiadi che si svolsero a Melbourne dopo una bella vittoria sul francese Legrand, Scisciani nei quarti fu sconfitto di misura dal portoricano Josè Torres, che da professionista diventerà campione del mondo dei mediomassimi e ritiratosi farà una brillante carriera anche come politico. Scisciani da dilettante fu grande protagonista con la conquista tra l’altro dell’oro ai Giochi del Mediterraneo e ai Mondiali Militari. A scanso di equivoci diciamo subito che il civitavecchiese aveva tutto per sfondare: fisico, tecnica e potenza con lui andavano a braccetto, ma come per altri campioni ottenne poco rispetto alle sue grandi possibilità. L’esordio tra i pro avvenne nel 1957 e in un paio d’anni inanellò una bella serie di successi, ben 17, la maggior parte prima del limite, e un pari. Ma la cosa importante era che aveva messo in riga avversari di prestigio come Aristide Dal Piaz, Gino Rossi e i francesi Jean Ruellet e Louis Trochon, quest’ultimo, campione francese, tra l’altro aveva scritto la parola fine per Franco Festucci. Tutta gente forte che confermava il suo valore, ben consolidato dal fatto di essere allenato insieme a grandi campioni da un manager del calibro di Luigi Proietti. I suoi successi lo portarono a incontrare Italo Scortichini, all’epoca campione dei medi. Quest’ultimo era stato il grande protagonista per alcuni anni affrontando sui ring americani i più forti dell’epoca con risultati alterni. Il match, senza titolo in palio, si disputò al Palazzetto di Roma. Fu una guerra, un match cattivo seguito dal pubblico delle grandi occasioni. Scortichini fece pesare sulla bilancia quella malizia acquisita sui ring americani e una ferita “accompagnò” Scisciani fin dal primo round, il match non proseguì al 9° round, la ferita al sopracciglio era seria e in più aveva cominciato a sanguinare anche dal naso. Quello con Scortichini fu un match che per certi versi intaccò le sue certezze. Ma riuscirà comunque a conquistare, nel 1959, il titolo italiano, lasciato vacante da Scortichini. Affrontò nella sua Civitavecchia il medio bolognese Remo Carati, un atleta solido con buona quotazione europea, che lo impegnò allo spasimo ma alla fine con merito vinse Scisciani. Avrebbe dovuto essere la prima tappa della sua consacrazione definitiva e a testimonianza di ciò accettò di andare a Londra ad affrontare il sudafricano Henri Speedie. In pratica fu il primo match disputato all’estero. Vinse Speedie, con verdetto casalingo. Anche questo accentuò i suoi dubbi su uno sport, che sembra non riconoscere il suo valore. Nello stesso anno (1960) difende il titolo dall’assalto di Bruno Fortilli a Saint Vincent, un ligure molto valido. E come avviene in questi casi tra due atleti molto forti fisicamente c’è qualche scorrettezza di troppo. Le scorrettezze sono “distribuite” da entrambi, ma l’arbitro punisce il civitavecchiese con la squalifica al 10° round. Per Scisciani, già in dubbio da tempo, è troppo; trae le sue conclusioni e decide di appendere i guantoni al chiodo, la sua fonte di lavoro non sarà più la boxe, ma il Porto di Civitavecchia. Un ritiro che lasciò l’amaro in bocca ai suoi numerosi tifosi, ma soprattutto il sospetto di aver perso lungo la strada un grande campione.

(Alfredo Bruno)

Di Alfredo

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