di Alfredo Bruno

felliNella nostra carrellata di interviste dentro la Talenti Boxe c’imbattiamo in uno dei pezzi pregiati a livello dilettantistico ed è Emanuele Felli(+ 14, – 4), 27 anni, un possente medio, divenuto un po’ lo spauracchio della categoria nel Lazio. Nel conoscere Emanuele fuori del ring incorriamo in una sorpresa perché c’imbattiamo in un giovane dal carattere mite e posato, per certi versi formale nel dialogo.
A che età hai cominciato e perchè?
“Premetto che io il pugilato l’ho iniziato a 17 anni quasi per scherzo, perché oltrettutto era uno sport che non mi piaceva. Io prima giocavo a basket e quando ho smesso per mantenere il fisico in forma ho seguito un mio amico e mi sono iscritto. Ero molto titubante all’epoca, pensavo che il pugilato fosse uno sport stupido, perché preferivo lo sport di squadra, con gli schemi, le tattiche e il resto. Quando sono entrato qui in palestra ho detto a Roberto il maestro che non avevo nessuna intenzione di prendere cazzotti, e tanto meno di volerli dare. In palestra ero venuto solo per allenarmi. Con il passare del tempo è cambiato tutto e la boxe mi ha appassionato tanto da entrare a far parte della mia vita in maniera preponderante”.

Una sorta di inno al pugilato…
“Le emozioni più forti, che abbia mai provate, me le ha date il pugilato con la fatica sul ring, con l’impegno, con la preparazione e il rapporto con l’allenatore. E’ uno sport che richiede tanta intelligenza, ma anche tanta umiltà. E’ uno sport incredibile”.

Il bello è che noi stiamo intervistando un medico…
“Sto facendo la specializzazione in Chirurgia dell’ Apparato Digerente all’ Umberto I”.

Ci diverte fargli la domanda su chi sia stato l’avversario più difficile…
“Il match più duro è stato con De Carolis. Per me è stato anche il match più bello e più vero in cui ho dovuto dare il massimo”.

Perché dici vero?
“Io ho incontrato avversari discreti, ma quel match è stato particolarmente duro. Avevo iniziato malissimo e stavo perdendo in maniera eclatante. A metà match pensavo di non farcela più e lì ho dovuto tirare fuori il massimo che era riposto dentro di me fino all’ultima stilla di energia”.

Chiedo al maestro Ferri di illustrare le qualità di Felli…
“Guardandolo vedi un pugile che attacca e spara mazzate. Tecnicamente insegna molte cose anche a un professionista. Preparare uno come lui per me è una grande soddisfazione. A proposito del match con De Carolis c’è da dire che Felli ha retto perché era molto preparato. Quel match avrebbe dovuto durare un’altra ripresa”.

Logicamente il lavoro di medico lo costringe spesso a diradare gli allenamenti, ma cosa dicono i colleghi…
“Per loro è sicuramente una cosa atipica. Nell’ambiente medico per certi aspetti il pugilato è criticato e c’è ancora un po’ di pregiudizio”.

E per finire a sorpresa scopriamo un altro hobby…
“Ho una grande passione per la musica e suono la batteria”.

Di Alfredo

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