di Giuliano Orlando

Tre in un colpo. Il fine settimana pugilistico di casa nostra, accende le luci a Roma e a Milano, con l’aggiunta di Malta. Cominciamo da Roma, dove l’abbinata BBT (Davide Buccioni) e Artmedia Sport (Roberto Cammarelle nel ruolo di uomo immagine) e il supporto della FPI, ha funzionato nel migliore dei modi. Oltre 2000 spettatori Convention Center di Roma, noto come Nuvola di Fuksas. Premiata la fatica organizzativa, a livello di risultati, con lo strepitoso successo del beniamino di casa, Michael Magnesi (14), che ha costretto il non più verde spagnolo-dominicano Ruddy Ercanacion (39-28-4), 39 anni, ad abbandonare al suono del quinto tempo, impossibilitato a reggere al ritmo impressionante dell’italiano, una macchina da pugni, partito fin dal primo round all’attacco. Boxe all’americana alla corta distanza, con Magnesi che imponeva lo scambio ed Encarnacion che tentava la replica, per non farsi travolgere. Quattro round frenetici, graditissimi dal pubblico e dagli utenti di Eurosport, che ha trasmesso tutta la serata in guantoni. Magnesi è stato il grande protagonista, conquistando la cintura del Mediterraneo IBF, primo trofeo di una carriera ancora nella fase ascensionale, che in futuro potrebbe riservargli altre soddisfazioni. Magnesi non è un fiorettista sia nella sua furia caratteriale che nella costruzione morfologica. Brevilineo e quindi compatto, deve accorciare e trovare bersaglio da vicino. Una boxe dispendiosa e anche rischiosa. Lo sa bene il pugile come i suoi tecnici e per questo la preparazione è maniacale. Organicamente Magnesi è decisamente eccezionale, ha riserve di fiato ed esplosività muscolare notevoli anche se non è il classico picchiatore, piuttosto un demolitore. Lo è nel carattere e per questo Gianluca Branco, che lo ha preparato per alcuni impegni, ha preferito soprassedere. “Un conto è la generosità – mi confessava – un altro il rischio di essere colpito d’incontro con danni pesanti. Michael deve migliorare la difesa, muoversi molto sul tronco e assalire a ragion veduta. Purtroppo non ha questa pazienza. Fa prevalere il temperamento e questo a mio modo di vedere non va bene”. Il risultato contro Ercarnacion lo premia, ma quando troverà incontristi di classe, potrebbe pagare dazio. Il riferimento potrebbe essere la sconfitta contro il francese Sofiane Oumiha nelle sfida delle World Series, che gioco al matador col toro, infilandolo spesso evitando le cariche dell’italiano. Stiamo però parlando del miglior dilettante al mondo nei leggeri, argento olimpico nel 2016, battuto in finale dal brasiliano Conceicao. Da allora ha vinto ogni competizione alla quale ha preso parte, mondiali di Amburgo compresi, salvo gli europei 2017, sconfitto 3-2 dall’ucraino Shestak I, verdetto casalingo sfacciato. Altronde la prova del nove potrebbe arrivare molto presto. Magnesi è cosfidante al titolo UE superpiuma, con lo spagnolo di Bilbao, quindi un basco, Jon Fernandez, 23 anni, longilineo di 1.80, dal pugno pesante, con 15 ko all’attivo su 17 vittorie e una sconfitta. Rimediata il 21 settembre scorso a Shawne negli Usa, contro il texano O’Shaquie Foster (14-2) per il silver WBC superpiuma, con verdetto unanime (98-92). La BBT sta lavorando per allestire la sfida a Roma a maggio. Altrettanto spettacolare il resto della serata. Il vacante tricolore dei medi è andato al romano Khalil El Harraz (10-0-1), 25 anni, genitori marocchini, nei confronti del pugliese Marco Boezio (6-4-1) 28 anni. Match a due facce: inizio strepitoso di El Harraz che domina le prime quattro riprese imponendo un ritmo offensivo impressionante, costringendo Boezio a momenti difficili. Dal quinto round la svolta, col tarantino che ritrova energie e recupera punto su punto, colpendo sopra e sotto, cambiando spesso guardia. L’avversario paga lo sforzo iniziale e a sua volta va in difficoltà. Solo al nono round El Harraz ritrova l’iniziativa, ma deve cedere l’ultima ripresa, sotto l’incalzare di un Boezio che cerca disperatamente il recupero completo. A giudizio personale, l’incontro termina in perfetta parità, come conferma un giudice: 95-95. Dove gli altri due abbiano visto 97-93! e 98-96 resta un mistero. Nessuno scandalo, ma trovare quattro e due punti ce n vuole. Il titolo WBC-FPI superleggeri se lo disputano due romani: Luca Papola (7-1-1) 24 anni ed Ennio Zingaro (7-1) 28 anni, divisi da una lunga e sana rivalità. C’è un precedente, che risale al 2012, l’allora imberbe Papola venne sconfitto ai punti da Zingaro. Sono passati sette anni e Papola ha consumato la vendetta con intelligenza, anche se con molta fatica. Zingaro è un muscolare che vorrebbe metterla sullo scambio corto, e ragiona poco e va spesso fuori misura. Il rivale meno possente ma più veloce, fa il possibile per evitare la bagarre, schivando e rientrando. Non avendo un piano B, Zingaro non cambia tattica e alla fine si ritrova più stanco del rivale, che nell’ultima ripresa centra quel paio di pugni in più che gli valgono la cintura. La rivincita è d’obbligo.
Vince anche il piuma mancino Mario Forte (12-0-1) 25 anni, già campione italiano (2017) e del Mediterraneo nel 2018, in attesa di un impegno titolato. L’avversario Dionisie Tiganas (8-7-2), 24 anni, italo moldovo, si è confermato guerriero indomito, cercando l’assalto continuo, ma il tasso tecnico (schivate e rientri) di Forte, ha fatto la differenza. Sbrigativi gli altri due romani in crescita. Il welter Pietro Rossetti (3), 20 anni, conferma l’esplosività dei suoi colpi, spedendo KO al terzo round il non disprezzabile Artem Lim (2-3), alto 1,81, stroncato dalla potenza del rivale. Per il supermedio Francesco Russo (4), 27 anni, Buccioni ha trovato un rivale di tutto rispetto, anche lui ucraino: Anton Dyachenkov (2-3), supermedio di 32 anni, che nell’ultimo match del 29 settembre 2018, in Svezia ha battuto il fino ad allora imbattuto Rocco Wadell (5-1). In effetti per quattro round è stata battaglia intensa, ma lo bombe di Russo al quinto tempo hanno avuto effetto, col KO.
Nell’isola di Malta, nella cittadina di Paola, al Corradino Sport Pavillon, l’italiano Vittorio Parrinello (10-3), classe ’83, di Piedimonte Matese nel casertano, una delle colonne dell’Italia dilettantistica tra il 2006 e il 2012, titolare ai Giochi di Pechino 2008 e a quelli di Londra nel 2012, eliminato agli ottavi nei pesi gallo dall’inglese Campbell, che poi vinse l’oro, con un verdetto assai casalingo, ha tentato invano di conquistare la cintura superpiuma WBC del Mediterraneo contro il locale Haithem Laamouz (14-1), che ha vinto largamente ai punti. Questo il verdetto dei tre giudici, concordi nel segnare 98-92 che dovrebbe specchiare un dominio assoluto. Gli italiani che hanno assistito al confronto parlano invece di un confronto molto equilibrato, di due pugili tecnici ma poco potenti. Match piacevole, non certo a senso unico. Forse, a gioco lungo, l’italiano ha pagato sia l’età 36 anni, contro i 29 del rivale, che il salto di categoria (superpiuma), risentendone sul piano fisico-atletico. La Milano Boxing Night, allestita dalla Forza e Coraggio del maestro Vincenzo Ciotoli, ha ottenuto il consenso del pubblico (450 spettatori) e il successo dei pugili di casa. Nel confronto tra i professionisti serbi e gli italiani, i locali hanno spuntato tre vittorie e un pari. Nella sfida più importante, l’ex tricolore welter, il varesino Michele Esposito (14-4-1) 33 anni, ha imposto al pericoloso Zeljco Kovacevic (11-1011) di 29 anni, un clamoroso KO al primo round, confermando che le ambizioni per tornare a battersi per il tricolore, sono giustificate. Vittorie anche per il gallo Samir El Kadimi (1-1) 30 anni, di Rozzano, su Mladen Boljkovac (0-1) KOT al 5° tempo, con l’italiano avanti nel punteggio. Stesso risultato per il welter lodigiano Edmir Sinanaj (2) a spese di Milan Zivkovic (0-3), confermando abilità e potenza. Si è fermato al pari il superwelter, Matteo Lovaglio (1-1), 32 anni di S. Giuliano, decisamente sfortunato. Dopo aver tenuto l’iniziativa per tre round, veniva colpito nel quarto da Dimitri Djordjevic (0-16-2), 21 anni molta esperienza acquisita in 18 incontri in sole due stagioni, da un montante al corpo e contemporaneamente da una testa e da una ginocchiata sotto la cintura. Costretto a fermarsi, l’arbitro gli concedeva qualche minuto di recupero, ma non sufficiente per tornare al meglio. Perdeva il round e rischiava parecchio. Ma da grande guerriero, ritrovava energie ed orgoglio nelle ultime due riprese, battendosi come un toro e portando a casa un pari strameritato.

Di Alfredo

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