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Marco Crescenzi: una vita da dilettante | 2Out.it – Seconds Out – Free Sport Magazine

Marco Crescenzi: una vita da dilettante

di Alfredo Bruno

copia-di-crescenzi-e-maggiNon è certo un pivello Marco Crescenzi (+ 37, – 21, = 10) coi suoi 33 anni di età anagrafica e coi suoi 15 anni di attività nel mondo dilettantistico. Sono cifre da capogiro per il nostro pugilato in maglietta, ma l’entusiasmo e la serietà di atleta sono rimasti indenni dall’assalto del tempo. Marco è tutt’ora nelle prime posizioni nazionali nella categoria dei mediomassimi e lo dimostra il suo recente successo al Campionato Regionale I e II serie, che gli ha permesso per l’ ottava volta di partecipare agli Assoluti.

Ritmo e intelligenza pugilistica sono le sue doti principali, e forse se avesse avuto un pizzico di potenza in più probabilmente si sarebbe tolto la soddisfazione di conquistare un titolo invece di un secondo posto, pur sempre un fiore all’occhiello della sua carriera. Lo troviamo mentre si allena nella palestra della San Basilio, guardato a vista e con ammirazione dalle nuove leve.

Vogliamo sentire da lui le origini di questo feeling con la boxe…
“E’ uno sport che mi è sempre piaciuto. Ho cominciato tardi perché mio padre non voleva. Prima giocavo a rugby. Conoscevo un amico che andava ad una palestra vicino casa, per modo di dire visto che abitavo a Formello, e la “Renato Costantini” si trovava a Labaro. E come vedi eccomi ancora qui”.

Che cosa ti ha dato il pugilato?
“Per prima cosa mi ha dato tranquillità e serenità. Prima ero un ragazzo di strada con tutti i lati negativi che ciò comporta. Adesso ho una calma interiore e riesco a controllare pensieri e azioni”.

Cosa non ti ha dato?
“Forse il titolo, anche se per me questo ha un’importanza relativa. Quello che mi ha dato vale molto di più di un titolo, perché è una cosa che porterò con me per tutta la vita. Ritornando a quello che non mi ha dato posso dire che vorrei disputare molti più match. In più di 10 anni che combatto ho disputato 70 incontri. Qui in Italia è difficile combattere, io avrei voluto fare tanta attività come fanno in Russia e a Cuba”.

Cosa fai nella vita e hai famiglia?
“Attualmente faccio lavori di trasloco con una cooperativa. Non sono sposato, vivo con mia madre, mio fratello e mia sorella”.

Se un giovane ti dice di voler praticare uno sport, gli consiglieresti il pugilato?
“Si lo consiglio a tutti. Già ho detto a mia sorella che mio nipote a 5 anni verrà con me in palestra. Lo ritengo educativo per tutti”.

Lo segui il pugilato?
“Si lo seguo, preferibilmente quello che mi sta vicino, vale a dire il pugilato italiano. Non posso ignorare i mostri sacri dell’estero, ma mi relaziono soprattutto con i nostri”.

Qual è il tuo atleta preferito tra gli italiani?
“Io sono un sentimentale e caratteriale. Per me il pugile preferito è stato Fabio Russo. Lui mi piaceva molto come stile e carattere. Anche se devo dire che in Italia ci sono tanti pugili a cui si deve fare tanto di cappello tipo Pietro Aurino, quando combatteva da dilettante”.

Hai qualche interesse?
“Adoro il bricolage, le motociclette e il Computer a 360°”.

Sono tanti come interessi…
“Ne vorrei ancora di più, ma il tempo è tiranno”.

Quanti anni ancora pensi di combattere?
“ Per un anno e mezzo, fino a 35 anni. E’ una data di scadenza che mi sono prefissata. E’ una mia decisione ben precisa anche perché io faccio un lavoro faticoso che non mi permette di passare professionista. Preferisco fare una cosa fatta bene che una così così”.

Nella tua vita di pugile qual è stato o qual’è il giorno più bello?
“Tutti i giorni che riesco a venire in palestra”.
 

 

5 Responses to Marco Crescenzi: una vita da dilettante

  1. condivido pienamente e nuovamente.
    penso che chi riesca a praticare questo sport il più a lungo possibili come agonista dilettante e poi eventualmente come amatore può ritrovarsi dei benefici più avanti negli anni benefici in termini di salute e benessere psicofisico. l’effetto di svogo che questa disciplina può dare e di sicurezza e tranquillità ad esempio sul posto di lavoro o nella vita quotidiana è incommensurabile. questa disciplina da la possibilità almeno per 2 ore al giorno per chi la pratica quotidianammente anche a livello amatoriale, la possibilità di staccare la spina con la routine giornaliera e pianificare. da la possibilità di far emergere energie vitali tenutre nascoste che purtroppo nel contesto quotidiano vengono bypassate dallo stress, dalle tensioni che le interazioni positive o negative giornaliere ostacolano.
    caro Marco tu puoi essere un esempio positivo che può sicuramente contribuire ad aiutare molti ragazzi che perdono o hanno perso la bussola dell’orientamento. cosa c’è di più bello se non un gruppo sportivo fatto di amici-colleghi che nel raggiungimento di un comune obiettivo, la preparazione al match e l’esecuzione di un ottima performance, condividono pensieri ed emozioni ed azioni che contribuiscono a crescere la persona e a rimanere bagaglio esperienziale da condividere in futuro e raccontare ai propri figli

  2. roberto vitale

    Ho incontrato Crescenzi negli spogliatoi dei campionati regionali 2008 ad Ostia, non lo incontravo da tanto, circa dodici anni quando incontro’ allora Tatangelo. Avevo davanti a me lo stesso ragazzo di dodici anni fà, la boxe ti ha preservato e guidato nel tempo complimenti. Tutti noi nelle palestre abbiamo bisogno di un Crescenzi da dare in esempio ai nostri giovani

  3. condivido pienamente

  4. Tutti i giovani dovrebbero prendere esempio dalle parole di Marco Crescenzi ed essere contenti ogni volta che mettono piede in palestra .

  5. Amico sei un grande….