di Alfredo Bruno

ndiaye29a.jpg13 ma non li dimostra potrebbe essere il titolo per introdurre Mouhamed Alì Ndiaye, dove 13 sta per le sue vittorie fin qui ottenute da quando è passato professionista. Di queste tredici vittorie ben otto sono terminate prima del limite, segno che il senegalese di Pontedera fa male, anche perché i suoi avversari non sono stati mai scelte di comodo. Alì ha 28 anni, ma un volto ancora da ragazzo sornione e pronto allo scherzo, portati su un fisico statuario e agile. Davide Buccioni, promoter romano, crede ciecamente nelle possibilità di questo atleta, che tra l’altro ha l’ambizione giusta per sfondare, perché, come dice lui, è un predestinato nato per fare la boxe e solo la boxe. Il suo nome Alì Mouhamed la dice lunga su chi è stato il suo padrino al battesimo. Non è facile trovargli avversari: ha un pugno non micidiale ma potente come un martello, è un vero atleta e ha fiato in abbondanza per disputare 12 riprese a pieno ritmo.

Alì è partito alla volta della Danimarca e precisamente a Odense, ridente cittadina che ospiterà la sua sfida con Lolenga Mock, pugile zairese di 35 anni, che ha una storia per molti versi simile alla sua. L’organizzazione è quella di Bettina Palle, maggior organizzatore danese che presenterà nella riunione del 14 marzo il match clou tra Anders Hugger e Louis Azille titolo Intercontinentale IBA. Nella stessa riunione Mock e Ndiaye, pesi supermedi, sulla carta combattono per un titolo ben più importante come può essere quello dell’ Unione Europea.
mock29a.jpgNon ci sono dubbi che quello contro Mock è il match più importante e difficile per Ndiaye, ma l’occasione, come tiene a precisare Davide Buccioni, è ghiotta e dà la possibilità al senegalese, se vittorioso, di scalare vertiginosamente molte posizioni a livello europeo, considerando che Mock è piazzato all’11mo posto, e anche a livello mondiale il salto sarà di qualità. Sarà bene vedere innanzitutto chi è questo Mock ( + 27, 12 per ko, – 11, = 1) che in Danimarca è un beniamino. Ha esordito al professionismo nel 1991 e ha quasi sempre combattuto in Africa fino al 2000 quando fu scoperto dall’organizzatore danese che lo scritturò e stabilì la sua residenza ad Aarhus. E’ atleta di solidità granitica e l’unico che è riuscito a scardinarne la sua resistenza è stato nientedimeno che David Haye, il più forte picchiatore in circolazione e attuale campione del mondo dei massimi leggeri. Per la verità Mock è già stato campione dell’ Unione Europea, titolo che aveva lasciato per  battersi recentemente con Stjepan Bozic per l’Intercontinentale WBA, uscendone sconfitto di stretta misura. Lo zairese ha incontrato gente di caratura mondiale come Lucien Bute, attuale campione del mondo, Mario Veit, Kai Kurzawa, dai quali è stato sconfitto ma sempre creando non poche difficoltà ai suoi avversari. Tra le sue vittime illustri invece vediamo l’italo svedese Giovanni Alvarez  e l’americano Charles Brewer che nel 1998 fu per un breve periodo campione del mondo; ebbene questi due pugili non hanno avuto l’opportunità di vedere la fine del match.
L’esperienza di Mock è grande e potrebbe diventare un ostacolo troppo duro per Ndiaye, anche se il nostro ragazzo ci ha abituati ad essere smentiti liquidando gente dura come Khomitszky, Kharchenko, Ilir e Demchenko, con il quale ha disputato uno dei più begli incontri visti in Italia negli ultimi tre anni. Una cosa è certa: forse i 35 anni di Mock potrebbero far sentire il loro peso negativo di fronte alla potenza del nostro ragazzo, se così non fosse si potrebbe assistere ad un match spinoso dove l’esperienza del pugile di casa potrebbe dire la sua.  
Le due foto provengono dal sito http://www.teampalle.dk/

Di Alfredo

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