di Adriano Cisternino

Lui era “O’ maestro”.

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Lo chiamavano rispettosamente così anche molti di quelli che oggi esercitano attività di insegnanti nelle palestre della Campania. In un modo o nell’altro, da allievi o da aspiranti colleghi, tutti hanno fatto tesoro e cercano a loro volta di trasmettere i suoi insegnamenti, quelli di un pugilato classico, basato soprattutto sulla tecnica, sulla “noble art”, il pugilato che ha creato decine e decine di campioni, dilettanti e professionisti, emersi in mezzo secolo di attività da quel sottoscala umido e maleodorante di via Roma 418 che era la Fulgor.

Geppino Silvestri se n’è andato ieri, 19 marzo, il giorno del suo onomastico, una settimana prima del suo compleanno. Avrebbe compiuto 81 anni domenica prossima 25 marzo e non più tardi di un mese fa i suoi ex-allievi lo avevano festeggiato in una riunione conviviale nella quale era stato come sempre il personaggio centrale della serata, “o’ maestro”. Perché Geppino Silvestri aveva allevato generazioni di pugili che avevano scalato le vette sia del dilettantismo che del professionismo, da Oliva (oro olimpico e campione del mondo) a Cotena (campione d’Europa), a Lamagna (campione d’Italia), al povero Todisco (argento olimpico), e poi De Leva, Picardi, Di Iorio, Mosella, Bottiglieri e tanti altri. Ma per tutti, prima che un allenatore di boxe, era stato un maestro di vita.

Breve e modesta la sua carriera da pugile dilettante, interrotta e non più ripresa per la preparazione agli esami di maturità. Ma Geppino era nato per fare il maestro e fu Toncy Gilardi (grande arbitro e grande dirigente) a richiamarlo per avviarlo sulla strada dell’insegnamento. Fu allievo di Steve Klaus e Natalino Rea, con altri appassionati fondò la Fulgor nel 1953, e cominciarono a sbocciare piccoli e grandi campioni. Erano anni difficili e alle capaci tecniche Geppino accoppiava grande sensibilità, umanità e psicologia. La boxe non è mai stata sport per ragazzi ricchi e tante volte lasciava scivolare nelle tasche di quale ragazzo i soldi per una fetta di carne. Arrivarono i giorni dei trionfi, e i trionfi dei suoi ragazzi gli appartenevano, anche quando passavano professionisti, perché anche da professionisti si allenavano con “o’ maestro”. La nazionale lo chiamò a collaborare ma lui preferì rimanere sempre nella “sua” Fulgor, con i suoi ragazzi. Mezzo secolo all’angolo vincente de ring, nel nome della Fulgor e del pugilato napoletano, che seppe guidare ai massimi livelli mondiali.

Qualche anno fa il Coni si ricordò di Silvestri e gli assegnò la stella di bronzo al merito sportivo, ma quando fu chiamato per la consegna dell’onorificenza Geppino era assente. Uno come lui, dopo cinquant’anni di successi regalati allo sport napoletano e italiano, meritava certamente qualcosa di più.

Di Massimo

2 pensiero su “Ricordo di un grande maestro”
  1. Ho avuto la fortuna di conoscerlo, quando nel lontano 1978 mi trasferii per lavoro a Napoli e per un certo tempo frequentai la sua palestra la vecchia “Fulgor” a via Roma, Geppino dalla sua scrivania sistemata al centro del vecchio scantinato dirigeva l’ allenamento di tutti i suoi ragazzi, una nidiata irripetibile, Oliva, De Leva, Reininger, Bottiglieri, De Luca, Picardi, Caso, Rippa solo per citare i più nominati. A me che provenivo dalla “C. Colombo” scuola dei vecchi maestri romani degli anni ’30 non è che l’ insegnamento del maestro Silvestri pur validissimo suscitasse particolare impressione sul piano della tecnica pura, ma fu sul piano umano che mi trovai di fronte a un autentico gigante. Geppino era un padre putativo per tutti i suoi allievi, interessandosi della vita privata di ognuno, dei loro problemi nella vita di tutti i giorni in una città difficile, dispensando consigli come neanche un genitore vero, esortandoli alla correttezza e alla moralità nel rapporto con gli altri e questo accadeva tutte le sere. Capitò un episodio che può aiutare a comprendere la grandezza morale del maestro Silvestri; una sera d’ inverno, Picardi e De Leva sorpresero tre scugnizzi che si erano introdotti nella palestra per rubare i guantoni, ne acciuffarono uno e lo portarono davanti a Geppino, che mi chiamò “ Don Giovannino venite a vedere che cosa è Napoli “. Arrivato alla sua scrivania, trovai questo ragazzino che avrà avuto un otto anni, poveramente vestito che ancora portava a tracolla un paio di guantoni più grandi di lui e con il naso colante di muchi. Geppino mandò Picardi a comprare una busta di cornetti al bar di fronte e li diede allo scugnizzo, questi prontamente ne mangiò uno, poi Silvestri gli tolse i guantoni dal collo e lo accompagnò bonariamente all’ uscita. Questo era il maestro Geppino Silvestri, un gigante di vita.
    Giovanni Calabresi

  2. Buonasera a tutti gli amanti dello sport più affascinante e spettacolare al mondo,il Pugilato.Ero all’estero quando purtroppo il Maestro Geppino Silvestri ci ha lasciati ed ho appreso solo ieri sera la triste notizia,restandone veramente addolorato per la perdita di un uomo di sport e di vita davvero speciale.Parlo per esperienza diretta essendo stato tesserato con la Fulgor e sotto la sua guida dal 1984 al 1991,arrivando ad essere dilettante 1°serie.Lo ricordo con grande stima ed affetto,perchè in quegli anni è stato per me non solo il Maestro,ma un secondo padre ed ogni anno a Natale non mancava mai la mia telefonata di auguri e di amicizia.Il mondo del Pugilato ha perso uno dei suoi più validi esponenti. Uu abbraccio forte ai suoi due figli,in particolare a Lino…..Continua l’opera di ” O Maestr ” Un saluto a tutti Carlo Baronti.

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