di Vezio Romano   

Tommaso Russo occupa un posto di grande rilievo nella storia del nostro pugilato: nel 1991 è stato infatti il primo italiano a conquistare la medaglia d’oro nei Campionati Mondiali Dilettanti, la prima edizione dei quali fu disputata a Cuba nel 1974. “La mia passione per la boxe è cominciata molto presto – racconta Russo – avevo nove anni e accompagnavo mio padre al bar che frequentava. Il bar era gestito da Salvatore Bizzarro, maestro di pugilato, che parlava spesso di questo sport, stimolando la mia curiosità. Così a dieci anni iniziai la pratica nella palestra della Boxe Zinzi, dove insegnava proprio il maestro Bizzarro che mi seguì con grande cura. La città di Marcianise, dove sono nato, contava all’epoca 55000 abitanti, ma l’attività pugilistica era pari a quella di una grande città. Ricordo la forte ma sana rivalità con la palestra della Excelsior Boxe del maestro Domenico Brillantino. A quattordici anni ho fatto il mio debutto da novizio”. Tommaso ottiene subito buoni risultati e nel 1989 veste la maglia azzurra; conquista la medaglia d’argento al Torneo Gazeta Pomoska in Polonia, l’oro al Torneo Italia Junior a Santa Teresa di Gallura e il bronzo al Torneo Dimitria in Grecia. Nel 1990 ottiene il bronzo al Torneo Boxam in Spagna e l’argento al Torneo Sei Nazioni in Svizzera. A novembre partecipa ai Campionati Italiani Assoluti a Saint Vincent. “ Avevo diciannove anni – ricorda – ero passato da poco dilettante prima serie e non ero certo il favorito”. Molti infatti puntavano sul laziale Davide Ciarlante. Russo, dopo aver superato gli ottavi e i quarti di finale, in semifinale batte proprio Ciarlante (che avrà in seguito una brillante carriera professionistica). In finale supera il lombardo Ferrazzo e si laurea così campione nella categoria dei pesi medi (75 kg). “La gioia per la mia vittoria è stata però offuscata dalla tragica notizia della scomparsa di Salvatore Todisco, medaglia d’argento alle Olimpiadi di Los Angeles, che mi aveva seguito come tecnico in Nazionale”. Nel 1991, dopo aver ottenuto la medaglia d’argento al Torneo Italia a Mestre, partecipa ai Campionati Europei a Goteborg (Svezia). Nel primo match contro il polacco Robert Buda, Russo non trova la giusta concentrazione nei primi due round; si esprime al meglio nel terzo ma non basta per ottenere il verdetto. Ad Atene nei Giochi Del Mediterraneo, dopo aver superato lo spagnolo Gonzales, ha di fronte l’algerino Ahmed Dine.” Dine era molto più esperto di me – ricorda – era ostico e scorretto: mi ha colpito anche dopo il suono del gong. Non sono andato al massimo e ho perso; comunque ho ottenuto la medaglia di bronzo”. A novembre arriva l’impegno più importante: i Campionati Mondiali a Sidney (Australia). Il compito del nostro pugile appare subito difficilissimo: nella categoria dei 75 kg ci sono elementi molto forti come il cubano Ramon Garbey (campione panamericano in carica), il tedesco Sven Ottke (campione europeo in carica) e l’emergente sovietico Alexandr Lebzjak. “Mi sentivo in gran forma e molto motivato. Negli ottavi ho battuto con facilità l’inglese Mark Edwards prima del limite, poi mi sono preso la rivincita su Dine in un match abbastanza difficile, date le caratteristiche dell’avversario. In semifinale avevo di fronte il quotato canadese Chris Johnson. Alto, con un fisico statuario, aveva un allungo notevole e così sono andato sempre avanti, colpendo sotto e sopra con un gran ritmo; con questa giusta tattica ho ottenuto la vittoria”. Nella finale Tommaso ha come avversario Lebzjak, che era riuscito ad eliminare sia Ottke che Garbey. “ Mi davano il dieci per cento di possibilità di vittoria. Pochi secondi prima dell’inizio del match, a bordo ring successe un fatto curioso: avevo raccomandato al mio amico mediomassimo Roberto Castelli, che divideva la stanza con me, di scuotermi nel caso mi avesse visto un po’ assente e deconcentrato. Castelli prese la cosa troppo sul serio e mi diede una “ manata” sulla faccia che mi lasciò per qualche secondo stordito! Comunque, dopo un primo round nel quale non mi sentivo completamente scaldato, nel secondo sono ripartito forte e ho cominciato a colpirlo cambiando guardia, cosa che lo infastidiva molto. Nel terzo sono andato ancora varie volte a segno ma negli ultimi trenta secondi ho sentito la stanchezza, così come il mio avversario. Il verdetto finale a mio favore è apparso a tutti indiscutibile. Devo dire anche che sono stato diretto molto bene all’angolo dal grande maestro Franco Falcinelli coadiuvato dal maestro Giorgio Petriccioli, una persona che ricordo con grande affetto”. Per valutare l’importanza della vittoria di Russo è bene ricordare che Lebzjak diventerà in seguito campione mondiale e campione olimpico. Dopo la vittoria ai Mondiali, il traguardo diventa una affermazione alle Olimpiadi di Barcellona del 1992. “Per la preparazione siamo andati venti giorni al Sestriere e là mi sentivo veramente in gran forma. Poi siamo andati a Nocera Umbra; io lavoravo molto ma soffrivo tanto il caldo e credo di essere andato in superallenamento. Inoltre ero molto teso perché, a differenza dei Mondiali, tutti si aspettavano molto da me. A Barcellona al primo turno ho incontrato nuovamente l’algerino Dine; non sono riuscito ad impostare bene il match e non ho reso al massimo. Comunque sono ancora oggi convinto di non avere perso, anche se il verdetto è stato a favore del mio avversario di stretta misura (6- 4). Superata la delusione, decisi di passare all’attività professionistica, per la quale mi sentivo portato. Alla visita medica, dopo accurati e ripetuti esami, mi riscontrarono una piccola lesione cerebrale. Questa lesione, forse dovuta ad una brutta caduta da bambino, non aveva in alcun modo compromesso le mie attività cerebrali ma ovviamente poteva costituire un pericolo nell’attività pugilistica. Perciò fui giudicato non idoneo; tutto sommato ho preso la cosa con serenità. Ho fatto poi il corso da tecnico e per quattro anni ho coadiuvato il maestro Gerardo Falcinelli nella Polisportiva Valle Umbra Nord di Assisi, città dove vivo con mia moglie e le nostre due figlie. In seguito il mio lavoro di autista non mi ha permesso di continuare ma adesso voglio riprendere l’attività di tecnico: la mia passione per la boxe è sempre grande!”.

Di Alfredo