di Alfredo Bruno

petrucci002Davide Buccioni nel suo sito dice agli sportivi romani di non prendere impegni per il 9 maggio. Non dice il nome dei protagonisti ma sottintende una grande riunione da parte della BBT che vedrà tra l’altro il rientro di Daniele Petrucci (+ 23, = 1). Forse nessuno negli ultimi anni ha raccolto tanti applausi come “Bucetto”, consacrato vedetta di prima grandezza nella difficile piazza romana. Se Simone Califano e Pasquale Di Silvio in attesa della loro terza sfida si contendono la leadership, divisa in una sorta di derby tra Tufello e Torre Angela, con Daniele questo non accade perché l’intera città si vede rappresentata dal pugile di San Basilio.
Il suo silenzio a dire la verità cominciava a diventare troppo lungo e gli appassionati della noble art si chiedevano: “Che fine ha fatto?”.

Niente paura perché il randellatore a ritmo di samba, spumeggiante e brioso, ma anche classicheggiante nei suoi bei finali con il cuore in mano, ha ripreso ad allenarsi nella sua storica palestra sotto lo sguardo severo di Carlo Maggi. Fatica nel gruppo e nessuno se ne accorge. Ad un cenno eccolo vicino a noi ancora affannato e sudato, quasi incredulo del nostro interesse.
Come stai?
 “Abbastanza bene. Ho iniziato da un paio di settimane ad allenarmi”.
Intervistare Daniele è come aspettare la risposta da un telegrafo, tanto è stringato.
“Ho subito un intervento all’orecchio, al timpano. In pratica sono rimasto fuori un paio di mesi”.
A peso come stai?
“Lasciamo perdere”.
Il tuo programma futuro?
“ Il mio rientro è previsto il 9 maggio”.
Conosci l’avversario?
“No ancora no, non vedo l’ora comunque di combattere. Ho sentito molto la mancanza del ring in questo periodo”.
Daniele, 28 anni, sembra anche aver raggiunto la tranquillità nella sua vita privata con un lavoro che lo soddisfa e gratifica al servizio della Cisco Lodigiani, la terza società di calcio della Capitale.
Hai il tempo per dedicarti alla boxe?
“In questo sono fortunato perché Alessandro Tulli, presidente della Cisco, mi agevola concedendo vari permessi quando occorrono”.
Le intenzioni e i programmi?
“Diciamo che sono in attesa di quello che mi dicono di fare. I sacrifici che io faccio con i pugni sono una molla che mi spinge a far sempre meglio”.

 

Di Alfredo

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