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i campioni che hanno detenuto più a lungo la cintura mondiale: Joe Louis, Johnny Kilbane, Bernard Hopkins e Archie Moore | 2Out.it – Seconds Out – Free Sport Magazine

i campioni che hanno detenuto più a lungo la cintura mondiale: Joe Louis, Johnny Kilbane, Bernard Hopkins e Archie Moore

di Giuliano Orlando

Quali sono i pugili che hanno detenuto più a lungo la cintura mondiale? Una ricerca la cui difficoltà non è sulla carriera dei pugili che hanno svolto attività dalla seconda metà del 1900, ma di quelli che li hanno preceduti, da quando sono state costituite le categorie. Inizialmente otto, poi dieci e poi dodici e qui mi sono fermato. In primo luogo ho fatto riferimento al lavoro di Nat Fleisher, su “The Ring, Record Book and Boxing Encyclopedia” nato negli anni ‘20, indispensabile e unico, oltre alla “Bibbia del Pugilato” dell’indimenticabile amico e collega Giuseppe Ballarati, che firmò le edizioni 1962-1964-1965) a cura dell’organizzazione Zucchet, per diventarne anche l’editore dal 1966 fino al 1994, ben 32 edizioni, che custodisco gelosamente. Oltre a Box-Rec, per i record più recenti.                                                                                         

Pesi mosca. Il record lo ha detenuto per quasi 80 anni Jimmy Wilde, un gallese figlio di un minatore, ufficialmente il primo campione della categoria nel 1916 che lo mantenne fino al 1923 (7 anni e 3 mesi), considerato il migliore in assoluto della categoria. Spodestato dal thailandese Pongsakek Wonjongkam, fenomeno orientale, al vertice della categoria dal marzo 2001 al marzo 2012 (undici anni esatti). Dietro di lui l’argentino Omar Narvaez, ancora attivo a 44 anni, re della categoria dal 2002 al 2010, otto anni di regno. 

Pesi gallo. Veeraphol  Sahaprom, altro thailandese, titolare dal 29 dicembre 1998  al 16 aprile 2005 (6 anni e 4 mesi), ha sostituito uno dei monumenti del passato, parlo di Alphonse Theo Al Brown, detto  “Panama” Al Brown, nato il 5 luglio 1902 nella capitale panamense, titolare dei bantam dal 1929 al 1935 (5 anni e 11 mesi),  personaggio straordinario, genio e sregolatezza senza limiti. Debutta nel 1919 a Panama, poi prosegue l’attività a New York. Alla fine del 1927 debutta a Parigi, svolgendo intensa attività non solo pugilistica ma anche teatrale e nel ruolo di “tombeur de femme”. Tipo eccentrico, amava passeggiare sul boulevard della capitale francese, tenendo al guinzaglio una tigre, presa in prestito da un Circo. Vince il titolo NYSAC il 18 giugno 1929 a New York, battendo il maiorchino Vidal Gregorio, residente a New York, sui 15 round e lo mantiene fino al primo giugno 1935, quando lo spagnolo Baltazar Sangchili, lo batte a Valencia, con un verdetto casalingo. Tra i vari sfidanti da annoverare l’italiano Domenico Bernasconi, che lo affrontò tre volte, l’ultima il 19 marzo 1933 al Palafiera di Milano, valido per il mondiale. Incontro dai due volti. Bernasconi parte forte e scuote il campione, che lega vistosamente e viene richiamato due volte. Alla terza ripresa porta un colpo sotto la cintura e l’arbitro inglese Hart lo squalifica. L’angolo di Al Brown protesta e il federale Edoardo Mazzia, chiede il proseguimento perché al fascio la vittoria per squalifica non piace. Ai punti vince nettamente il campione e a Bernasconi, resta la beffa di essere stato campione del mondo per circa cinque minuti. Al Brow saluta e prosegue l’attività fino al 1942, oltre i 42 anni. Una carriera conclusa con un record di 152 vittorie, 19 sconfitte e 11 pari. In carriera ha affrontato gli italiani Vittorio Tamagnini l’unico che lo ha battuto a Milano nel 1932, quattro volte Luigi Quadrini, Gustavo Anselmi e Alfredo Magnolfi. Ha combattuto sui ring di 14 nazioni: Panama, Francia, Spagna, USA, Svizzera, Norvegia, Tunisia, Algeria, Inghilterra, Italia, Belgio, Canada, Cuba e Danimarca. Dietro ai due si è inserito il giapponese Shinsuke Yamanaka, titolare dal 6 novembre 2011 al 2 marzo 2017 (5 anni e tre mesi).

Pesi supergallo.  Il primato spetta al grande campione portoricano Wilfredo Gomez (5 anni e 11 mesi), che si fece conoscere in occasione della prima edizione mondiale dilettanti a Cuba nel 1974. Gomez aveva preso parte ai Giochi di Monaco nel 1972, non ancora sedicenne, il più giovane di quell’edizione, perdendo dall’egiziano Selim. Due anni dopo all’Havana, domina nei 54 kg. vincendo i quattro incontri per KO. In finale stende il cubano Luis Jorge Romero, idolo di casa. Dopo averlo messo al tappeto, si rivolge a Fidel Castro presente sul palco d’onore, gridando “Così batto i tuoi campioni!”. Grande dilettante (96-3-), strepitoso nei professionisti. Conquista i mondiali supergallo, piuma e superpiuma. Picchiatore tremendo, delle 44 vittorie, ben 42 per KO, solo tre sconfitte e un pari. Appende i guantoni nel 1989 a 33 anni.

Pesi piuma.  Il più resistente al vertice si chiama Jhonny Kilbane (11 anni), nato a Cleveland nell’Ohio il 18 aprile 1889. Debutta nel 1907 a 18 anni e conquista il mondiale di categoria, nel 1912 al secondo tentativo, contro Abe Attel, il picchiatore californiano, che lo deteneva dal 1904, perduto e riconquistato nel 1906, con ben 21 difese, compresa quella nel 2010 contro Kilbane. Il 2 febbraio 1912, dopo sei anni di regno, Attel lascia la cintura al più giovane rivale. Kilbane mantiene il titolo fino al 6 febbraio 2023, il più lungo periodo fino ad oggi. Lo batte al Polo Grounds di New York il francese Eugene Criqui, giunto quasi a fine carriera, che trova il colpo fortunato al sesto round. Regno brevissimo: un mese dopo sullo stesso ring, perde la cintura contro Jhonny Dundee (Giuseppe Carrora), di ben altra caratura, nato a Sciacca il 22 novembre 1893, una carriera infinita con quasi 400 incontri disputati, eletto nella Hall of Fame nel 1957.  I diretti concorrenti restano Abel Attel (6 anni – dal 22 febbraio 1906 al 22 febbraio 1912) e Sandy Saddler (5 anni e 4 mesi – dall’8 settembre 1950 al 21 gennaio 1957), il più alto (1.75) nella categoria tra i campioni, abilissimo ma anche molto scorretto. Memorabili le quattro sfide contro Willie Pep (Guglielmo Papaleo) genitori campani, a sua volta campione del mondo tra il 1942 e il 1950. Carriera molto lunga, quella di Saddler, dal 1944 al 1957 (145+ 2= 16-) Una sola sconfitta per KO contro il bianco Jock Leslie, al secondo match da pro, il 21 marzo 1944. In quell’occasione al terzo round venne contato tre volte e si arrese quando mancavano 10” al termine. Da allora ha sempre concluso ai punti. Leslie nel corso della carriera ha combattuto una volta per il mondiale, contro Willie Pep il 22 agosto 1947 a Flint in casa dello sfidante, finito KO al 12° round. L’arbitro Johnny Cluney, vista la situazione, giunto al 4” interrompe il conteggio e il campione, rivolgendosi al pubblico urla: “Poteva arrivare al 100, ma sarebbe rimasto sempre giù”.

Pesi superpiuma. Il primato spetta al filippino Gabriel “Flash” Elorde, nato Cebu 22 marzo 1935, mancino molto preciso, attivo dal 1951 al 1971, il più popolare della nazione prima dell’arrivo di Manny Pacquiao. Titolare della cintura dal 16 marzo 1960 battendo Harold Gomez, fino al 15 giugno 1967, spodestato dal giapponese Yoshiki Numata. Un dominio durato 7 anni e 2 mesi, che resta ancora oggi il più lungo nella categoria. In carriera ha affrontato tre italiani: Sergio Caprari, Giordano Campari e Paolo Rosi, battendo i primi due, sconfitto dal pugile di Rieti, che ha svolto buona parte della carriera negli USA, affrontando Joe Brown nel 1959 per il mondiale leggeri.

Pesi leggeri. Benny Leonard (Benjamin Leiner)  nato a New York il 7 aprile 1896, genitori ebrei, ritenuto il più grande talento della categoria. Professionista a soli 15 anni, boxe di rara eleganza, sul ring alla media di due incontri la settimana per molte stagioni. Uno dei pochi a spedire KO il tostissimo Kilbane. Conquista la cintura dei leggeri il 26 giugno 1917 a 21 anni e la mantiene fino al 15 gennaio 1925 (7 anni e 7 mesi). Il mondo del cinema lo adorava, amico di Charlie Chaplin, girò il film “Pugni volanti”, si esibì anche in teatro. Ma il pugilato era la sua vita e tale restò fino alla morte. Avvenuta la sera del 18 aprile 1947 sul ring di New York, mentre arbitrava. Era salito sul ring di nascosto della famiglia, che non voleva che anche il più piccolo seguisse la strada dei due fratelli. Quando lo confessò i genitori strillarono il loro dissenso, il padre in particolare, che cambiò idea quando il figlio tirò fuori i 5 dollari della borsa. Chiedendo: “Bravo Benny, quando ricombatti?”. Sia pure a distanza, lo segue Joe Brown (5 anni e 8 mesi), tra il 1956 e il 1962. il longilineo atleta di colore, nato a New Orleans il 18 maggio 1926, detiene il record delle difese (11) aveva pugno e anche malizia nella battaglia. I suoi pugni erano viziati dalla volontà di ferire l’avversario. Strisciava il guantone con tale abilità che gli arbitri raramente si accorgevano della scorrettezza.

Pesi superleggeri. Il grande Julio Cesar Chavez, orgoglio del Messico, oltre al primato della presenza del pubblico per una sua sfida (136.274), alle tre cinture iridate (superpiuma, leggeri e superleggeri) aggiunge anche quello del più lungo periodo in vetta tra i superleggeri. Dal 15 maggio 1989 al 29 gennaio 1994 (4 anni e 7 mesi), togliendo d’un soffio il primato al nostro grande campione Bruno Arcari (4 anni e 6 mesi) che lo deteneva dal 1974. Julio nasce a Ciudad Obregon il 12 luglio 1962 e debutta il 5 febbraio 1980, non ancora diciottenne. Restando imbattuto (83 vittorie e un pari) fino al 29 gennaio 1984, superato per split decision da Franckie Randall a Las Vegas, che gli infligge anche il primo kd della carriera, oltre a ben tre richiami per boxe scorretta. Nella rivincita, quattro mesi dopo, rimette a posto le cose, battendolo per kot all’ottavo round (ferita), avanti per i tre giudici, riprendendosi la cintura WBC dei superleggeri.  Carriera terminata il 17 settembre 2005 (45 anni) a Phoenix, battuto per ferita al quinto round, dal modesto Grove Viley. Ininfluente a macchiare una carriera fantastica.

Pesi welter.  Spetta di diritto il primato di durata al vertice (4 anni e 6 mesi) a Josè Napoles, nato a Cuba il 13 aprile 1940, professionista nel 1958 a 18 anni, svolgendo attività professionistica nell’isola fino al 1961. L’anno dopo ottiene la nazionalità messicana e prende residenza definitiva nella capitale. Il titolo lo conquista la prima volta il 14 aprile 1969 contro il texano di Dallas, Curtis Cokes, a Los Angeles, che ribatte due mesi dopo, supera Emile Griffith e Ernie Lopez. Alla quarta difesa inciampa sul rude mancino Billy Backus di Canastota, che lo mette KO al quarto round il 3 dicembre 1970 a Syracuse. Tredici mesi dopo (4 giugno 1971), gli restituisce il “regalo” con la stessa moneta e lo stesso round, sul ring di Inglewood in California. Resta imbattuto fino al 12 giugno 1975, quando l’emergente inglese Jhon Stracey, a Messico City, lo costringe alla resa nel sesto round per ferita. E’ il match d’addio, dopo 17 anni di onorato servizio. Nel febbraio 1974, tenta l’avventura nei medi, ma l’impresa è resa impossibile da un campione come Carlos Monzon che sul ring di Parigi lo costringe all’abbandono al settimo round, stroncato dalla superiorità atletica dell’argentino, rendendo inutile l’abilità difensiva dello sfidante. Rientrato nei welter, dopo un paio di difese, il WBA lo detronizza a tavolino, mentre il WBC continua a indicarlo campione. Scende dal ring con un bilancio di  84 vittorie 8 sconfitte. The Ring, indica Freddie Cochrane, il tarchiato pugile nato a Elizabeth nello stato di New Jork il 6 maggio 1915, campione dal 29 agosto 1941 al primo febbraio 1946 (4 anni e 7 mesi). Si tratta di un errore evidente. Cochrane conquista la cintura nel 1941, battendo Fritzie Zivic a Newark, da allora resta inattivo nel 1943 e 1944, durante la Grande Guerra. Al rientro nel 1945 disputa otto incontri con sei vittorie per KO e due sconfitte sempre prima del limite contro Rocky Graziano. Il primo febbraio del ’46, mette in palio per la prima volta la cintura e rimedia un altro KO contro Marty Servo (Mario Severino) al quarto round. Impossibile riconoscere un primato inesistente. 

Pesi superwelter (medi jr.).  E’ Tommy Hearns, detto il “cobra”, nato a Memphis nel Tennessee il 18 ottobre 1958, il capofila di questa categoria (3 anni e 6 mesi), da collocare di transizione, considerata la lunga milizia sul ring, che ha spaziato fino ai mediomassimi, raccogliendo cinque mondiali ufficiali e un sesto (IBO) parzialmente riconosciuto. Sul ring a 14 anni, campione USA nel 1977.  Varca la soglia del professionismo con un record di 155 + e 8 sconfitte. Carriera lunghissima, conclusa il 4 febbraio 2006 a 48 anni. Guerriero indomito, conquista nei welter la prima cintura a Detroit il 2 agosto 1980 a spese del messicano Pipino Cuevas, finito KO al secondo round. La difende quattro volte e il 3 dicembre 1982, è sua anche quella dei superwelter a spese di Wilfredo Benitez a New Orleans. Mantiene il titolo fino al 23 giugno 1986 che lascia volontariamente, per tentare la scalata ai mediomassimi! Che conquista ai danni di Dennis Andries. Più avanti è la volta dei medi e il 4 novembre 1988, inaugura quella dei supermedi. Non contento, il 10 aprile 1999, a 41 anni, vince la cintura IBO nei massimi leggeri, battendo il connazionale Nate Miller a Manchester. Quando smette il 4 febbraio 2006 ha varcato i 46 anni. In precedenza il primato spettava al giapponese Koichi Wajima, nato il 21 aprile 1943, professionista dal 1968. Conquista il titolo il 31 ottobre 1971, sfilandolo al nostro Carmelo Bossi, che nella tana dello sfidante a Tokyo, cede ai punti per split decision sui 15 round, subendo un verdetto sfacciatamente casalingo. Lo difende sei volte, affrontando e battendo tra gli altri  i nostri Domenico Tiberia e Silvano Bertini.  Sempre a Tokyo, il 3 giugno 1973, il texano Oscar Albarado lo detronizza all’ultimo round con uno spettacolare KO, con Wajima avanti per i due giudici locali su tre. Smette il 7 giugno 1977, finendo KO contro Eddie Gazo del Nicaragua Ha sempre combattuto in Giappone, dotato di grande potenza e poca resistenza. Dei 31 successi 25 li ha vinti per KO, come delle sei sconfitte cinque le ha subite prima del limite. 

Pesi medi. Fino al 2005 il primato spetta all’argentino Carlos Monzon, il killer della categoria, l’indio di Santa Fè che chiuse brutalmente la carriera di Nino Benvenuti nel novembre 1970 a Roma, mantenendo il comando fino al 29 agosto 1977, quando decise di appendere i guantoni al chiodo. In quel periodo (6 anni e 9 mesi) ha difeso la cintura ben 14 volte, rischiando contro Griffith e Valdez, recuperando in tempo. Tecnica essenziale, potenza esplosiva impressionante e resistenza incredibile. Cattivo sul ring e fuori, picchiava per far male e odiava l’avversario. Una vita violenta, conclusa di conseguenza, schiantandosi con l’auto contro un albero in piena notte. L’ha sostituito con un record difficilmente superabile Bernard Hopkins, che ha saputo riscattarsi dagli errori di gioventù. Il pugile di Filadelfia, debutta nel 1988 a 23 anni e diventa il re dei medi 29 aprile 1995 che mantiene fino al 16 luglio 2005, ovvero (10 anni, 2 mesi e 17 giorni). Non solo, con le 20 difese toglie un altro primato all’argentino. Oltre a detenere il record del pugile più anziano, chiudendo la carriera a 52 anni e 11 mesi. In molti si chiedono se avrebbe battuto Monzon e anche Hagler. Risposta impossibile, aperta a qualsiasi ipotesi.

Pesi mediomassimi.   Largo alla ‘vecchia mangusta’ ovvero ad Archie Moore, vero nome Archibald Lee Wright, che nasce a Benoit nel Mississippi il 13 dicembre 1913, avviato alla boxe giovanissimo, passa professionista nel 1935 a 22 anni e chiude l’attività il 15 marzo 1963, alla soglia dei 50 anni, con un record approssimativo (199-26-8) per difetto. Ad oggi solo Bernard Hopkins e Roberto Duran hanno smesso più anziani. Anche se ha fallito i due tentativi nei massimi: Rocky Marciano (1955) e poi Floyd Patterson (1956) lo hanno respinto mandandolo KO, è stato re assoluto nei mediomassimi per 9 anni e un mese, distanziando qualsiasi altro concorrente. Il titolo lo conquista il 17 dicembre 1952 a spese di Joe Maxim, (Giuseppe Berardinelli), italo americano nato a Cleveland nell’Ohio il 28 marzo 1922.  Maxim era rimasto sul trono dal maggio 1949 al dicembre 1952. Quella notte a St. Louis fece conoscenza con la sua bestia nera, di pelle e di fatto. Le tre sfide con Moore finiscono tutte ai punti, sempre a favore della Mangusta. Troppo abile, nonostante Maxim non fosse certo uno sprovveduto. Nel suo record spicca una vittoria sul grande Ray Sugar Robinson il 25 giugno 1952 alla Yankee Stadium di New York, nel Bronx, in un pomeriggio torrido. Robinson in vantaggio ai punti, si arrende al 14° round, sfinito dal caldo. Maxim ci aveva provato anche nei massimi, ma Ezzard Charles lo boccia sia pure ai punti, il 30 maggio 1951, come aveva fatto senza titolo in palio il 28 febbraio 1949. Dopo la terza sconfitta con Moore, il 7 giugno 1954 a Brooklyn (N.Y.) si toglie la soddisfazione non da poco, di battere Floyd Patterson, alla prima sconfitta da professionista. E’ il canto del cigno. Tra il 1955 e il 1958 infila otto sconfitte su nove match. Compresa quella di Milano, contro un giovane Mino Bozzano il 27 aprile, il penultimo match della carriera. Lascia l’attività nel 1959. Per contro Archie Moore che di Maxim è più anziano di nove anni, prosegue l’attività, mantenendo il titolo fino al 10 febbraio 1962, quando la NYSAC lo dichiara decaduto. Ultimo match ufficiale il 15 marzo 1963, superando Mike DiBiase, un wrestler, in tre round a Phoenix. Due anni dopo, il il 27 agosto 1965 a Michighan City si ripresenta in esibizione contro Nap Michell che dura tre round. Non lascia il ring, ma diventa arbitro ad alto livello. Si è spento nel dicembre 1998 a 85 anni. 

Pesi massimi.  Impensabile battere il primato di Joe Luis, re della categoria dal 22 giugno 1937 al primo marzo 1949 (11 anni e 9 mesi), con ben 25 difese. Il gigante d’ebano ha scritto la storia dei massimi per oltre un decennio, dominando tutti gli avversari. A batterlo più dei rivali sono stati i matrimoni sbagliati come alcuni investimenti e il fisco che non ha avuto pietà, costringendolo a tornare sul ring quando ormai aveva già espresso il meglio. A giudizio quasi unanime, è ritenuto il miglior gigante in assoluto. Possedeva tutto, dalla statura alla struttura, dalla tecnica alla potenza. Forse la mascella non era d’acciaio ma bastava per respingere tutti gli avversari. Il vero limite era la timidezza fuori dal ring e quindi poca personalità. A scalzarlo ci ha provato, avvicinandosi niente male, il gigante ucraino Wladimir Kiltschko, campione olimpico ad Atlanta nel 1996.  Debutto al professionismo il 16 novembre 1996, assieme al fratello Vitali che dopo aver riconquistato il mondiale WBC il 24 aprile 2004, lo ha difeso 11 volte, ritirandosi il 9 settembre 2012 a 41 anni, per dedicarsi alla politica. Attualmente è il sindaco di Kiev dopo essere stato parlamentare ed europeista convinto. Il fratello minore Wladimir, ha proseguito a combattere diventando campione prima campione d’Europa (1999) poi del mondo il 14 ottobre 2000 per il WBO, con sei difese, fermato nel 2004 da Lamon Brewster (Usa) a Las Vegas. Il 22 aprile 2006 in Germania, batte  Chris Byrd (Usa) e diventa titolare IBF e IBO. A quel punto inizia una striscia vincente di ben 17 difese fino allo stop del 28 novembre 2015 ad opera di Tyson Fury, irlandese di origine rom, inglese di passaporto, che a Dusseldorf in Germania, lo batte nettamente sfilandogli le quattro cinture (WBA, IBF, WBO e IBO). Annuncia il ritiro, con un record di 25 difese totali, affiancandosi a Joe Louis, che ha il vantaggio della continuità e dell’imbattibilità.

In conclusione il capofila assoluto è il grande Joe Louis con un regno che ha sfiorato i 12 anni (11 anni e 9 mesi) seguito da Jhonny Kilbane (11 anni e 3 mesi), dal thailandese Pongsakek Wonjongkam(11 anni) e da Bernard Hopkins (10 e 2 mesi). Sorprende la tenuta di Kilbame campione dal 1912 al 1923, mentre quello  più recente è Hopkins, primatista dal 2005, spodestando un mito come Carlos Monzon. Mentre Tommy Hearns (3 anni e 6 mesi) è quello con la tenuta meno lunga. Questa la situazione nel 2020 e, stando alle previsioni, non sembra in mutazione a tempi brevi.