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Libri di Sport: I diavoli di Bartali. Ginettaccio raccontato da chi gli correva assieme – di Marco Pastonesi | 2Out.it – Seconds Out – Free Sport Magazine

Libri di Sport: I diavoli di Bartali. Ginettaccio raccontato da chi gli correva assieme – di Marco Pastonesi

prod_1406_Diavoli%20di%20BartaliUn brontolone infinito dal cuore d’oro, col vizio di vincere. Il campione toscano nei ricordi di chi ci ha corso assieme. Una galleria dalle cento sfaccettature.

I diavoli di Bartali. Ginettaccio raccontato da chi gli correva assieme. Marco Pastonesi – ediciclo editore – Pag. 240 – Euro 15.00.

Era una pentola di fagioli sempre in ebollizione. Mascherava una bontà infinita nel caratteraccio, eternamente scontento. Religioso e scontroso, un timido terribile che discuteva sempre. Dell’autore di questo gustosissimo lavoro, la cui prosa mi ha sempre coinvolto, conterraneo, liguri entrambi e anche amici, confesso di aver letto quasi tutto quanto ha scritto. Questi ricordi di chi Gino Bartali ha conosciuto e frequentato, sfidato e anche battuto, di chi ha descritto un personaggio unico nel mondo dei pedalatori di professione, quando il ciclismo era più fatica che guadagni, più polvere che asfalto, diventano musica di un tempo, senza stonature. Solo emozioni e nostalgia. Conoscere Bartali attraverso coloro che ci hanno corso assieme: Danilo Baroni, Alfa Bini, Giovanni Boffo, Cino Cinelli, Giovanni Corrieri il suo gregario preferito, Nino Defilippis, che lo definisce “un inguaribile bugiardo”, Raphael Geminiani, Ferdi Kubler, Nedo Lugli, Renato Giusti “…mi avvicinai, lo guardai, lo toccai, come si fa con i santi, poi lo salutai”. Emilio Croci Torti, lo descrive in modo delizioso. Svizzero del Canton Ticino, vestì la maglia della nazionale elvetica, compagno di squadra di Gino per diverse stagioni. Voleva fare il pittore, frequentare Brera, si dovette fermare al Liceo artistico, causa la guerra che ne infranse tutti i sogni. Nel 1946 decise che era meglio il ciclismo alla tavolozza. Disse di lui Bartali: “E’ stato lui a farmi diventare un fumatore”. Ed Emilio conferma: “Compravo in Svizzera la Turmac. Dopo cena, l’accedevo a poi la passavo a Gino, una in due. Quando smise di correre, iniziò a fumare forte. A chi glielo faceva notare, tossendo precisava: tutta colpa di Emilio”. Nel 1967 l’Emilio riprese il suo sogno, tornando a dipingere. E Bartali non mancò mai ad ogni sua personale, ripetendogli: “Emilio, nella vita hai sbagliato tutto; già allora dovevi fare il pittore non il corridore”. Non meno intriganti i ricordi di Fiorenzo Magni, Alfredo Martini, Vito Ortelli, Vittorio Seghezzi  “…Ero il diavolo, il primo diavolo del ciclismo, e non solo di Bartali. Tutti mi hanno usurpato il titolo. Anche Chiappucci”. Walter Serena, Meo Venturelli fino a Dino Zandegù  “Ho almeno 99 storie da raccontare, tutte vere al 95%, una riguarda anche Bartali”.  Rolly Marchi nel cammeo personale non parla di Bartali, ma è talmente ricco di episodi stuzzicanti e inediti che resta dei 43 capitoli, uno dei più interessanti. Una galleria di personaggi di straordinaria statura, dove il coraggio e la genuinità erano componenti obbligatorie di gente che in quel cavallo a pedali trovava l’ideale traguardo verso una gloria che li ripagava di ogni sacrificio.

di Giuliano Orlando