di Alfredo Bruno

Forse nessuno sport riesce a coinvolgere gli appassionati come la boxe. Negli sport di squadra i volti e le bandiere cambiano e passano, ma nella boxe, come la maggior parte degli sport individuali, il nome in qualche maniera resta. Sul pugilato sono usciti e stanno uscendo molti libri, questo è un bene forse perché lo scritto rimane e nessuno sport ammonisce e insegna come la nobile arte. In ordine di tempo è di fresca stesura un sorprendente “Una diversa verità”, libro scritto da Maurizio Gandolfi. Uno scrittore? Un esperto? Un giornalista? Domanda che riceve una risposta univoca: l’autore è semplicemente un appassionato, vissuto e coinvolto in un’epoca che va dal 1955 al 1979, un’epoca che anche noi, meno giovani, conosciamo bene, perché in qualche maniera ci ha affascinato dando un’impronta più moderna a questa disciplina con personaggi di cui ancora oggi si discute. Logicamente parliamo dei massimi, la categoria regina insieme a quella dei medi. Il passaggio avviene alla stessa stregua di un testimone in una staffetta del tempo. Rocky Marciano chiude l’era dei Joe Louis, Jersey Joe Walcott ed Ezzard Charles, che avevano monopolizzato il dominio della massima categoria per quasi il ventennio precedente, come fatto congenito dei pugili di colore, anche se in realtà non è così. Si inizia, quindi, con il dopo Marciano, un periodo che ha come capostipite o portabandiera Floyd Patterson, medaglia d’oro nei medi alle Olimpiadi di Helsinki nel 1956, un atleta che l’America ha sempre amato. Davanti a noi sfrecciano campioni che in qualche modo hanno lasciato un’impronta sia positiva che negativa. Parliamo di Sonny Liston, Ingemar Johansson, Cassius Clay-Mouhammed Alì, Joe Frazier, Ernie Terrell, George Foreman, Ken Norton, Leon Spinks, per concludersi con l’era di Larry Holmes. La boxe dell’epoca sembra essere vivisezionata dall’autore con luci e ombre proprio come “Una diversa verità”. Leggendo questo libro, più di 500 pagine, che scorrono veloci e ci fanno conoscere quell’epoca in maniera approfondita grazie alle più disparate fonti, che l’Autore elenca di volta in volta. Un’ epoca non è formata solo dai suoi campioni, ma anche dai “re senza corona”, una parte questa che ci fa conoscere molti altri personaggi che avrebbero potuto diventarlo se non ci fosse stato l’ineluttabile destino spesso accompagnato dalla sfortuna. A questa parte si aggiungono altri cinquanta protagonisti come a significare una loro partecipazione tutt’altro che secondaria, per ognuno c’è una documentata biografia. Segnale inequivocabile di approfondite e pazienti ricerche. Come ogni buon ricercatore e appassionato Gandolfi si diletta e ci diletta con le odiate e amate classifiche degli 80 massimi più forti, accompagnate dalle classifiche mondiali dal 1950 fino al 1986. Il tutto è scritto con stile spigliato e con una forma che sembra lasciare a noi la scelta della verità come in un romanzo legal-thriller.       

Di Alfredo

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