di Alfredo Bruno

benvenuti-lav.jpgIl record di Nino Benvenuti parla chiaro, nella Top Ten italiana di tutti i tempi è lui il “number one”. Da dilettante conquistò la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma nel ’60 e vinse 119 match perdendo solo una volta. Da professionista è stato campione del mondo dei superwelter e dei medi, campione europeo e italiano dei medi, con un record di 82 vittorie, 1 pari e 7 sconfitte. Sono passati più di trent’anni da quando Benvenuti ha appeso i guantoni al chiodo e il tempo non sembra aver sfumato la sua immagine.

 

Ma chi è oggi colui che nel lontano 1967 tenne tutta l’Italia sveglia e tolse agli americani quel titolo dei medi a cui tenevano tanto?
Ci pensa poco Nino prima di rispondere: “Sono un uomo che ha fatto il pugilato, ma che non ricorda nemmeno di averlo fatto. Sono così bene inserito in quello che sto facendo da non trovare qualcosa che mi possa legare a ciò che ho fatto prima”. Un concetto ermetico da far impallidire un professore di filosofia, ma il seguito rende più chiara l’idea: “Faccio spesso telecronache di pugilato che mi riportano per forza al mio passato. Per il resto sono una persona che fa il mestiere di giornalista, sono presentatore e compongo dei testi. Solo che ho cominciato tardi, a 33 anni. In pratica quando sono uscito dal ring sono entrato nella redazione del GR 2”.

 

 

Molti campioni sono passati nell’anonimato appena abbandonato lo sport, ma Benvenuti potrebbe definirsi un’eccezione: “Come mi sono ritirato ho dato un taglio netto. Non sono più andato in palestra, non ho più guardato un match per anni proprio per il timore di essere ripreso da quell’amore che avevo e che ho per questo sport. Se non avessi fatto così avrei sicuramente ceduto alle proposte che riguardavano un mio ritorno sul ring. La più interessante era quella di un mio incontro con Rondon, venezuelano campione del mondo dei mediomassimi. Se avessi accettato avrei potuto conquistare il terzo titolo in categorie diverse, cosa che prima era riuscita solo ad Henry Armstrong”.

 

 

Fisico asciutto da sportivo o da modello per una ricercata eleganza, un segreto che il bel Nino ci svela, ma come sempre a modo suo…“Mi piace dirlo con una battuta – Mi sono scelto i genitori giusti – Io sono così perché è un fatto fisiologico. Faccio vita sana, serena, vita regolare, soprattutto grazie alla mia attuale moglie”. Qualche volta la distanza fra paradiso e inferno diventa un filo sottile: “Prima ero un pazzo che correva come una trottola anche perché avevo non pochi problemi. I miei 69 anni sono l’età della ragione, della riflessione”.

 

benvenuti3.jpgLa boxe oggi è cambiata bisogna solo capire se sia giusta la direzione intrapresa: “La boxe è cambiata in meglio. I giovani, i dilettanti, sono più protetti. C’è una conduzione diversa. L’arbitro sul ring è più attento, pronto a interrompere. I guantoni sono più grossi e imbottiti con sostanze diverse e più idonee. Nella mia epoca invece l’impatto contro l’avversario era tremendo, le nocche della mano le sentivi contro il bersaglio, spesso si frantumavano e facevano male”. Un breve attimo di esitazione per riprendere: “Visivamente i match di allora erano forse più spettacolari, perché si lasciava più libertà sul ring. Oggi il pugilato tatticamente è più raffinato. Il ritmo è vertiginoso per quasi tutte le riprese. Tutti hanno una grande preparazione atletica”.

 

In giro c’è un Benvenuti?
Il sorriso è malizioso ma contagioso: “E’ pieno. C’era Piccirilllo che mi piaceva moltissimo. Vedo bene un Di Rocco. Simone Maludrottu è uno di quelli che ha le qualità del campione. Mi ha meravigliato la sua tranquillità sul ring. Devo dire che riesco a leggere negli occhi di un pugile quello che pensa e quello che fa. Lui fa tutto in maniera ordinata e serena da quando va all’angolo a quando combatte”.

 

 

Due domande al prezzo di una risposta. Il miglior Benvenuti avrebbe perso con Monzon? E togliendo quest’ultimo quale è stato l’avversario più difficile? “Io quando incontrai Monzon ero nella parabola discendente. Due o tre anni prima sarebbe stato certamente un match diverso, senza nulla togliere al valore dell’argentino. L’avversario più difficile è stato Emil Griffith e quando ci siamo incontrati eravamo tutti e due nel momento d’oro”.

Di Massimo

13 pensiero su “Pugilato: Benvenuti nel mondo di Nino”
  1. Nella galleria dei martiri non dimentichiamoci del più famoso di tutti: CHUCK WEPNER! Detto l’insanguinato del BAJONNE, per la sua cronica fragilità del volto.
    Resistette in modo indomito a LISTON nel 1970, per 10 estenuanti riprese, al termine delle quali gli fu applicato 54 punti di sutura.
    Non contento ci riprovò alcuni anni dopo con CLAY. Perse anche in quella occasione per KO alla quattordicesima ripresa. Alla decima ripresa di quel match l’arbitro durante l’intervallo vedendolo completamente insanguinato gli fece vedere una mano e per verificare le sue condizioni gli chiese: “quante dita sono queste?”
    WEPNER sorridendo gli rispose:”quanti tentativi ho a disposizione?”
    Fu proprio lo scellerato modo di combattere di WEPNER che ispirò STALLONE all’idea del personaggio ROCKY BALBOA!

  2. Caro Marco, per certi versi mi hai preceduto, perchè sto per fare una rubrica sugli italoamericani.Ti prometto che a breve il primo di questa rubrica sarà proprio Arturo Gatti. Considera che faranno parte di questa serie a puntate “Boom Boom” mancini,Joe mesi,Rocky Graziano, Carmen Basilio, Tony De Marco, Jake La Motta, Willie Pastrano, Joey Maxim, Rocky Marciano,Roland La Starza, Tony Canzoneri, Willie Pep, Lou Savarese e Mike Mollo.Anzi se ti viene inmente qualche altro nome oltre a questi fammelo sapere.
    ti saluto
    alfredo

  3. ho letto di tantissimi campioni, anzi leggende del pugilato.

    chiedo quindi ad Alfredo se invece può fare un pezzo sul mio pugile preferito, che è stato un campione ma non certo un campionissimo, ma che è l’unico pugile così coraggioso da ricordare sul ring quello che Rocky Balboa fa nei film….

    Il suo nome è ARTURO “THUNDER” GATTI, un pugile che considero leggendario per la capacità di soffrire.

    Non sarà stato un campionissimo, ma lui ed il povero Diego “Chico” Corales sono stati i due pugili che con il loro cuore mi hanno emozionato di più.

    Caro Alfredo, puoi esaudire il mio desiderio e fare un pezzo su Gatti?

    Ciao.

  4. CONDIVIDO LUCA E ALFREDO,IO LA BOXE NON LA SEGUO DAGLI ANNI DI HAGLER.IL DILEMMA DI NOI APPASSIONATI è SEMPRE LO STESSO CHI SARA’ STATO IL PIU’ GRANDE NEI MEDI E NEI MASSIMI? IO HO 54 ANNI E HO SEGUITO PER LO PIU’ MONZON BENVENUTI GRIFFITH E HAGLER.PER QUELLO CHE HO VISTO SAREI TENTATO A DIRE MONZON O HAGLER.PERO’ROBINSON,MONZON,HAGLER,HOPKINS,SONOTUTTI RE DELLE LORO GENERAZIONI ED è GIUSTO COSI’,NONPUO’ ESSERCI IL MIGLIORE IN ASSOLUTO NEI CONFRONTI DEGLI ALTRI NON SAREBBE GIUSTO.SONO STATI LEGGENDA OGNUNO NELLA PROPRIA ERA E COSI’ SARA’ PER SEMPRE PERCHE’ LE NUOVE GENERAZIONI HANNO TUTTI I DIRITTI DI DIRE LA LORO NELLA VITA SI MIGLIORA SEMPRE.

  5. Tutte giuste considerazioni! Anche se con qualche riserva: Louis aveva una box un pò statica come nei canoni globali dell’epoca, ma non aveva le caratteristiche psicologiche dell’incassatore. Era bravo quando il match riusciva a farlo lui, e cioè quasi sempre, visto il suo lungo dominio. Ma non ha mai incontrato un campione del suo livello.
    Con Marciano sono convinto che avrebbe perso comunque, e in qualsiasi momento lo avesse incontrato,perchè l’italo-americano era pugile imbattibile in quel tipo di box del periodo: dai e prendi, vince quello che regge alla distanza!
    Liston ebbe il torto di essere un BAD-BOY nell’america perbenista! Non poteva esserci un campione del mondo così!
    Lennox Lewis forse è stato troppo bravo per essere vero! La sua esplosione è arrivata tardi, c’è il sospetto che non abbia mangiato soltanto le sane bistecche di Marciano, ma si sia fatto aiutare da altro……..
    Inoltre ha vinto con dei mostri sacri che erano giunti al capolinea!

  6. Per quanto riguarda Louis non era forse un incassatore, ma pur non arrivando ai 90 chili ha distrutto gente molto più pesante di lui demolendola. Quando incontrò Marciano era ormai un atleta finito, eppure io ho visto quel filmato e le posso dire che tutto sommato incassava pure, ma l’età era sua nemica soprattutto quando doveva affrontare un ossesso come Marciano. Tyson prima del carcere poteva essere paragonato ai grandissimi, dopo si è perso per strada. Rimane il mistero Liston. Sono in molti a pensare che forse Sonny era il peso massimo più forte di tutti i tempi, ma se avesse battuto Cassius Clay cosa sarebbe stato della boxe ? e’ questa la domanda che si ponevano allora gli esperti. Io non sottovaluterei neanche Lennox Lewis. Un peso massimo di due metri d’altezza e 110 chili, buon tecnico e buon colpitore cosa avrebbe fatto con dei pigmei come Marciano, Louis, Walcott, Charles ecc.

  7. SI!Sicuramente è stato il più importante!
    Ma la difficoltà del quesito è riuscire a capire se i vari Louis, Marciano, Foreman, Tyson, lo stesso Sonny Liston con cui in realtà Clay non ha mai combattuto (quei due incontri disputati furono una farsa),avrebbero potuto con la loro potenza annientare il ballerino del ring e la sua famosa parlantina.
    Mah! Siamo sempre alle solite! Chi lo può con certezza stabilire….
    Marciano era l’antitesi della nobile arte pugilistica, ma era un macchina indistruttibile!
    Liston picchiava durissimo e disponeva anche di buona tecnica, ma non era ben accettato dal “potere” per svariati motivi di immagine.
    Louis era pugile completo ma troppo sprovvisto di validi antagonisti nell’epoca pur lunga in cui ha dominato. Ho anche qualche sostanzioso dubbio sulle sue capacità di incassatore!
    Tyson era una forza della natura, un terrificante picchiatore provvisto di tecnica e di folgorante velocità. Sicuramente il pugile più tecnico tra la categoria dei picchiatori. Ma la sua capacità di autodistruzione viaggiava a velocità superiore al proprio talento, è durato troppo poco a certi livelli.
    George Foreman sembrava di un altro pianeta dopo che distrusse in due riprese un eccelso mastino come Smoking Joe Frazier, ma la storia in seguito ha dimostrato che lui non aveva la testa e il carattere per sostenere un peso così grande come quello della corona dei massimi!
    Ne deduco che ognuno di loro aveva grandi pregi , ma anche punti deboli. Meno male; è laprova che anche questi mostri erano esseri umani. Morale:
    Esiste una speranza anche per noi comuni mortali nella nostra vita quotidiana con il nostro risaputo fardello di pregi e di evidenti difetti.

  8. Intanto le dò subito una mia personale risposta. Cassius Clay non è stato il più grande di tutti (io sono un fans di Joe Louis), ma è stato senz’altro il più importante.

  9. La ringrazio del complimento sig Alfredo, al punto tale che adesso lancio un altro affascinante quesito: Cassius clay è veramente stato il più grande oppure il suo mito pugilistico è stato gonfiato per svariati motivi giornalistico-politico- sociali?
    Agli appassionati frequentatori di questo sito l’amletica risposta!

  10. Complimenti signor Luca indubbiamente Lei è più che un semplice esperto. Spero di risentirla presto per altre considerazioni sul nostro amato sport e sui suoi grandi campioni.

  11. Monzon ha avuto evidenti difficoltà con Griffit nel secondo incontro disputato a Montecarlo perchè aveva nettamente sottovalutato il mitico Emil,allenandosi poco e male. In quel momento Griffit era pugile chiaramente in declino, e agli ultimi spiccioli di una lunghissima e logorante carriera portata in fondo fino allo stremo delle forze.
    Nell’incontro precedente disputato in Argentina Monzon aveva prevalso nettamente sul pugile nativo delle isole Vergini.
    Anche contro Rodrigo Valdes l’unica volta che Monzon ebbe qualche problema fu nella rivincita, che però, come annunciato prima del match, fu anche l’ultimo combattimento della carriera dell’argentino. Il peso degli anni, e una vita notoriamente sregolata cominciava a farsi sentire anche per una “bestia” come lui!
    Comunque Carlos vinse ugualmente anche quell’ultimo incontro con pieno merito.
    Per quanto riguarda il confronto con i pugili di altre epoche concordo con il sig Alfredo che in questi casi niente è dimostrabile e tutto è opinabile. Però la mia sensazione è che la struttura fisica da mediomassimo di Monzon gli avrebbe garantito qualche vantaggio in più nel l’ipotetico confronto con gli alri BIG di tutti i tempi. Ma chiaramente la mia è solo una sensazione.
    Morale della favola:
    Nino Benvenuti perse dall’unico con cui avrebbe potuto perdere. Infatti come dicevano nel Far West: “prima o poi c’è sempre qualcuno che ti supera”.
    La regola sarebbe valsa anche per Monzon, ma lui fu abbastanza furbo da ritirarsi in tempo!

  12. Gentile lettore ritengo giustissima la sua affermazione su Carlos Monzon. Era un pugile atipico: era un mediomassimo e combatteva da medio, non era digiuno di tecnica e faceva male con entrambe le mani. Nino quando lo ha incontrato era nella parabola discendente, ma non credo che ce l’avrebbe fatta nella sua forma migliore e questo lo pensa anche lui. Anche Monzon, tuttavia, ha avutole sue difficoltà con alcuni avversari, le faccio due nomi: Emil Griffith, anche lui in declino, e Rodrigo Valdes. Per quanto riguarda i pugili di tutti i tempi ci andrei molto più cauto. Ogni campione è campione della sua epoca ed è difficile stilare un paragone. Io per ora mi tengo ai primi posti gente come Ray Robinson,Marcel Cerdan,Harry Greb, Jake La Motta, Marvin Hagler anche se non c’è un riscontro che io abbia ragione e lei torto. Si tratta di grandissimi campioni e ogni opinione è valida, soprattutto se non ci sono state sfide dirette.

  13. Ritengo che NINO sia stato un grandissimo campione che ha vinto tutto quello che era umanamente possibile vincere! Ma ritengo anche che contro CARLOS MONZON non ci sarebbe stato nulla da fare in qualsiasi momento della folgorante carriera del pugile triestino. E questo sarebbe valso anche per tutti gli altri pugili di tutti i tempi della nobile categoria dei medi.
    MONZON era un pugile completo: buona tecnica, grande incassatore, e potenza micidiale in tutte e due le mani. In più disponeva di una grossa accortezza tattica e di una freddezza disumana. Percepiva l’attimo in cui gli avversari si trovavano in difficoltà e gli puniva irrimediabilmente.Non era un pugile stilisticamente ineccepibile, e spesso ricorreva a scorrettezze da autentico mestierante del ring, ma questo poco conta alla prova dei fatti!

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