niro.jpgGiovanni Niro, peso leggero classe ’75, messinese d’origine e grossetano d’adozione, è professionista dal 2004. Dopo dieci convincenti vittorie, nel luglio 2006, nello scenario del tutto particolare di Sequals, batte per ko alla sesta ripresa Corrado Battaglia e si laurea campione italiano dei pesi leggeri, titolo che difende quattro mesi dopo pareggiando a Grosseto contro Marsili. Nel novembre scorso, ancora nel ring di casa, batte per decisione tecnica alla quinta ripresa Massimiliano Chiofalo, 9(1)-2=2, ma il risultato è ribaltato dalla decisione federale di attribuire un no-contest. Il risultato è che il 30 aprile prossimo, sul ring di Piacenza, dove Chiofalo vive, Giovanni Niro, 14(8)-0=1, deve quindi difendere la propria imbattibilità e il proprio titolo in un match tutt’altro che scontato. Lo abbiamo intervistato per conoscerne propositi ed emozioni.

Giovanni, come stai?
Sono tranquillo, spero di non deludere tutte le persone che mi sono vicine e che lavorano con me. Per prepararmi al meglio attualmente mi sto allenando con David Chianella, che fisicamente e tecnicamente ha le stesse caratteristiche di Chiofalo. Sono tranquillo, allenato e concentrato.

Quali sono stati i tuoi errori nel match di novembre?
Ero poco concentrato, cadevo sui colpi. Forse ero troppo allenato, stressato dal tanto lavoro fatto e poco reattivo. Però stavolta dovrò stare attento a non incappare nella sua testa. Le ferite che provocarono lo stop dell’incontro non sono state provocate da colpi, altrimenti Chiofalo sarebbe un fenomeno. Ho rivisto il match registrato e, francamente, non so dove i commentatori tv videro i colpi che mi avrebbero dovuto ferire. Poi non capisco perché nella boxe non ci sia la possibilità di sbagliare, di prendere e dare colpi. Nel calcio se un professionista sbaglia un rigore nessuno gli dice niente. Se nella boxe un pugile prende un colpo deve essere subito criticato. Chi commenta questo sport lo dovrebbe capire, che su un ring non si gioca a carte, ma ci si prende a cazzotti, e i cazzotti si prendono e si danno.

Cosa pensi del tuo avversario?
Chiofalo è un ragazzo umile come me. Siamo due siciliani immigrati per lavoro, e abbiamo questa grande passione per la boxe. Entrambi saliremo sul ring per vincere ed entrambi ci meritiamo grandi soddisfazioni dal pugilato.

Parlando di corsi e ricorsi storici, a Piacenza contro Chiofalo ha già vinto il tuo compagno di organizzazione De Vitis, per il titolo italiano superpiuma…
Non bado a queste cose. Quando combatto penso solo al mio match e non al passato. Il 30 dovrò tenere la guardia alta, dovrò muovermi sulle gambe e mettere il cuore sul ring. Il pubblico contro non mi darà fastidio. Certo, sentirò che forse mi fischieranno, ma la cosa fa parte del gioco. Che il pubblico ci sia o meno, per me, non fa differenza. Penso di essere una persona umile, mi basta avere l’arbitro, l’avversario e il maestro.

Cosa chiedi alla tua carriera?
Voglio lasciare il mio segno in questo sport, nel mondo del pugilato italiano. Ancora non l’ho fatto. Però resto con i piedi per terra.

Ufficio stampa RCC boxe – www.rosannaconticavini.it

Di Alfredo

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