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Torti-Gentili, tricolore da incorniciare | 2Out.it – Seconds Out – Free Sport Magazine

Torti-Gentili, tricolore da incorniciare

Gianluca Frezza Anita Torti Torti e Gentili come oggetto avanzato-1 FrezzaMazzoni1 come oggetto avanzato-1 Frezza Mazzoni 2 come oggetto avanzato-1 Anita Torti 1 come oggetto avanzato-1di Giuliano Orlando

 

PAVIA. Viva le donne, potremmo dire dopo aver assistito al primo tricolore dei leggeri tra Anita Torti (8-3-1) e Monica Gentili (3-1), allestito al Palaravizza di Pavia da Sergio Cavallari e Francesco Ventura. Bravissime, anche se non più giovanissime: 36 anni la Gentili, che lavora all’aeroporto di Fiumicino, un fisico compatto da vera lottatrice, molti sport alle spalle, dal judo al sollevamento, poi tay e kick, per passare alle boxe nel 2009, oltre i trent’anni. Venti incontri da dilettante, nell’ottobre di due anni fa il passaggio al professionismo. Arriva alla sfida italiana con tre soli incontri, tutti vinti.  L’altra protagonista, la  beniamina di casa, Anita Torti, 38 anni portati alla grande, un curriculum che ne specchia la personalità: “Papà era ingegnere trasferitosi per lavoro a Sambava  in Madagascar. Sposa una ragazza del posto e nel 1976 arrivo io. I primi anni in Africa, poi torno a Milano. Alterno soggiorni tra Italia e Africa, mi laureo in giurisprudenza. Quando papà muore, per me è un duro colpo. Viaggio per l’Europa, lunga sosta a Parigi e poi a New York. Rientro nel 2005 e inizio a svolgere l’attività forense da avvocato civilista a Milano, con residenza a Pavia.  Nel 2009, all’insegna del non è mai troppo tardi, dopo aver praticato la savate, scopro il pugilato e me ne innamoro. Mi prende sotto le sue ali il maestro Garcia Amadori e inizio l’avventura in guantoni”. Queste le credenziali delle due protagoniste. Che offrono al pubblico e ai telespettatori di Raisport, uno spettacolo di rara intensità agonistica e ottimo riscontro tecnico. Interpretano al meglio le opposte caratteristiche classiche del pugilato. Gentili cerca la corta distanza per scaricare bordate venefiche, la Torti si affida alla mobilità e ai colpi lunghi, che comportano un dispendio di energie enormi. L’interrogativo è quello di capire l’autonomia delle due. In verità nessuna cede, ma nel computo complessivo, l’azione della Torti è migliore: porta colpi veloci e precisi, si sposta in continuazione, rientra e quando è costretta alle corde sa coprirsi e uscire in fretta. La Gentili cerca in ogni modo di chiuderla, avanza e piccoli passi, cerca di passare sotto i lunghi diretti della rivale, ma paga pedaggio.

Il tutto con una linearità sia in attacco che in difesa, da lasciare stupiti. Gratuito, inesistente e intempestivo il  richiamo alla Torti, per testa bassa. Per fortuna ininfluente nell’economia per due giudici. Già perché il verdetto è stato di split decision (2-1) a favore della pavese adottata (92-97; 96-95, 100-92), gli estremi sicuramente esagerati. La maggioranza degli addetti ai lavori indicava un vantaggio dai 2 ai 4 punti per Anita, che terminava senza un segno in faccia, mentre il viso di Monica evidenziava la durezza del confronto. Nino Benvenuti, voce tecnica di Raisport, si è complimentato con le atlete: “Avete disputato un incontro perfetto, bello ed emozionante. Bravissime. Risultato giusto, anche se la Gentili merita la rivincita. Sul piano della generosità match pari. E’ stato uno spettacolo, mai in attimo di sosta, tra due atlete di alto livello. Leali e di valore, che hanno offerto uno spettacolo non certo inferiore agli uomini. Nel caso specifico superiori al confronto tra Frezza e Mazzoni che pure non hanno lesinato energie, ma il tasso tecnico era inferiore”. Non sempre è così, ma qualche volta accade. La pattuglia romana al seguito della Gentili, ha rumorosamente e folcloristicamente contestato il risultato, il che ci può stare, essendo ognuno libero di  esprimere il proprio pensiero. A freddo magari il verdetto apparirà più equo e consono alla realtà. Visto che il giudice che ha assegnato la vittoria alla romana, dopo aver rivisto l’incontro ammetteva che forse era andato fuori match. Quello che non condividiamo è l’urlo  di “ladri” nei confronti di persone che hanno gestito il confronto con onestà. Per il resto, ci sta tutto. Compresi i fischi e il dissenso nei limiti della correttezza. Tanto più che la Torti, dopo aver dato atto del valore delle rivale, si è detta pronta alla rivincita. Altro particolare: la Gentili non ha avuto nulla da recriminare sul verdetto ed era l’unica, nel caso, ad averne diritto.  

 Il successivo confronto tra il locale Frezza e il fiorentino Mazzoni, valido per assegnare la cintura del Mediterraneo welter WBC, è stato l’opposto sul piano tecnico. Aspro ed equilibrato, ma non attraverso un percorso lineare, anche in questo caso tra un fighter (Frezza) e un contrista (Mazzoni) che sovrastava il rivale di oltre 10 cm. Piuttosto, abbracci e tenute, pochi colpi efficaci, e molte scorrettezze sia pure non cattive. Tre richiami specchiano questa costante. Ha vinto Frezza che dopo un avvio stentato ha trovato il tempo dei colpi di rimessa anche se il meno esperto avversario ha tentato il tutto per tutto, finendo addirittura meglio di Frezza, nell’ultimo round. Verdetto unanime e tanti applausi al vincitore da parte del pubblico, che lo ha sostenuto per tutti i 12 round.

Il raffronto tra le due sfide premia in modo evidente quello femminile, confermando che quando il tasso tecnico è alto, anche la boxe femminile sa essere godibile come quella maschile, se è di buona qualità. Stavolta hanno vinto le donne. Alla grande.

Foto di MARCO CHIESA