3495vl0Gli avvenimenti della boxe sono pieni di vicende riguardanti pugili dalle qualità incoraggianti che non sono riusciti a mantenere il ruolo di atleti promettenti. Uno di essi fu Eddie Machen, passato professionista nel marzo 1955, dopo una manciata di confronti amatoriali. Il 3 maggio 1957 a Louisville, nella città del Kentucky dove muoveva i primi passi da dilettante Cassius Clay, il peso massimo californiano concesse la rivincita all’ex campione mondiale mediomassimi Joe Maxim, superato a Miami Beach, in Florida, nel gennaio di quell’anno. Anche nella seconda prova Machen confermò la superiorità sull’italo-americano con verdetto unanime sulle 10 riprese. L’anno precedente, con le duplici vittorie sui cubani Julio Mederos e Nino Valdes, aveva attestato i requisiti necessari per scalare la classifica mondiale. Nel 1958 pareggiò con il connazionale Zora Folley, pugile di levatura internazionale, ma cadde sotto i colpi dello svedese Ingemar Johansson nel round iniziale di una sfida che spalancava l’accesso al titolo mondiale. Lo svedese, infatti, divenne campione iridato a metà dell’anno successivo. Machen riprese a collezionare vittorie, alcune prima del limite, ma rimase sempre un gradino indietro agli altri pretendenti quali Zora Folley, Sonny Liston e Floyd Patterson, suoi vincitori. Affrontò senza successo anche il titolare mondiale dei mediomassimi Harold Johnson. L’agognata sfida mondiale arrivò nel marzo 1965 contro il connazionale Ernie Terrell, per la vacante cintura WBA, finita con una sconfitta in 15 tempi. Machen continuò a combattere ancora per due anni, cedendo al campione europeo Karl Mildenberger ed al messicano Manuel Ramos; inflisse la prima sconfitta a Jerry Quarry per poi assoggettarsi a Joe Frazier. Chiuse in una sera di maggio del 1967 dopo 64 combattimenti: 50-11-3.

Fonte www.sportenote.com

Di Alfredo

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