Il pugilato di Taranto è stato sempre un valido serbatoio per la boxe nazionale. Negli anni ’50 si fece largo nell’affollato panorama dei welter il tarantino Umberto Vernaglione, passato professionista prima ancora di compiere 20 anni. Il 30 maggio 1956 nella sua città affrontò il tedesco Helmut Hohmann, un tipo abituato a muoversi sui quadrati stranieri e sempre deciso a vendere cara la pelle. Quella sera Vernaglione, forte del suo pugno pesante, ridusse l’avversario all’impotenza dentro la quarta ripresa. Sullo stesso ring, due mesi dopo, il pugliese vinse il match per il vacante campionato d’Italia dei pesi welter con verdetto ai punti in 12 riprese contro il romano Stefano Bellotti. Il successivo ingaggio lo portò a Ginevra, Svizzera, dove solo la squalifica gli tolse il piacere della vittoria sull’italo-francese Pierre Mondino. Ritornato a combattere in patria si tolse la soddisfazione di configgere l’ex campione europeo Idrissa Dione. Nel gennaio 1957 Vernaglione dovette affrontare il pericoloso milanese Giancarlo Garbelli per difendere il primato nazionale: la squalifica dell’avversario lombardo lo vide mantenere la cintura dinanzi al suo pubblico. Nel luglio seguente, dopo il pareggio con il francese Sauveur Chiocca, lo attese ancora Garbelli per strappargli la corona tricolore, cosa che avvenne per squalifica, come nel loro primo confronto. Lo stesso mese concesse la rivincita a Bellotti, nella capitale, ma tornò a casa con una nuova squalifica. Vernaglione continuò a calcare il quadrato, tra vittorie e sconfitte, fino all’ottobre 1959 quando decise di smettere dopo 51 confronti: 38-10-3.

Fonte www.sportenote.com1180956306

 

Di Alfredo

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