di Alfredo Bruno

copia-di-dsc_0414.JPGIl 9 maggio a Pomezia,  nella riunione che vede Vittorio Oi affrontare Cristian Costarelli per la finale della Coppa Italia, ci sarà anche il rientro di Simone Califano opposto a Istvan Nagy ( + 6, -3). E’ il primo match dopo la sconfitta subita ad opera di Pasquale Di Silvio ed è importante verificare se quella macchina da pugni che tutti conoscono ritorni ben oliata dopo essersi inceppata per un momento, oppure meglio per un match.

Califano resta comunque uno dei più interessanti prodotti delle ultime leve con 9 vittorie ( 5 per ko) controbilanciate da una sola sconfitta subita da un pugile sorprendente, completo, e in piena ascesa come Di Silvio. Il pugile della BBT di Davide Buccioni è giovane avendo 25 anni e il suo unico neo getta molto inchiostro sul foglio dell’esperienza. Resta il fatto che quello visto al Lagrange tra Di Silvio e Califano è senz’altro da annoverare tra i più appassionanti match disputati finora nel 2008, creando al termine una spaccatura nei rispettivi fans con correnti di pensiero ben distinte. Ora i due percorreranno due strade diverse senza sapere se il loro percorso tornerà a incrociarsi. Di queste belle sfide la boxe italiana ne ha bisogno come il pane.
Due gambe sottili e nervose, ben piantate sul tappeto, che avanzano a piccoli passi per scaricare bordate micidiali hanno contribuito a creare il soprannome di “Chico”. L’allievo di Franco Piatti ricorda nel suo modo di combattere all’arma bianca quello di molti pugili messicani. Simone ha cominciato la sua carriera a 18 anni. Il suo è apparso subito uno stile non da dilettante che lo ha portato a qualche sconfitta che le “macchinette” non hanno capito. Califano ha bruciato poi le tappe gettando velocemente, come accade nella soluzione di molti suoi match, la maglietta alle ortiche. Per il professionismo italiano si è trattato subito di un acquisto importante: un leggero che picchia e stronca con i colpi al corpo è merce rara. Ha la boxe nel sangue fin da ragazzo grazie anche alla passione del padre, grande tifoso di Mike Tyson. Forse proprio da questa passione paterna è nata la sua convinzione che in ogni match ci deve essere spettacolo e il pubblico deve fiutare l’aria del ko.
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Venerdì a Pomezia è chiamato a cancellare dubbi, piccoli o grandi che siano, che nascono spontanei all’alba soprattutto della prima sconfitta. Poi si sa che la boxe è un romanzo dove vittorie e sconfitte viaggiano in perfetta simbiosi con la legge implacabile del dare e avere, che trova la sua soluzione nell’abbraccio finale dei due protagonisti.

Di Alfredo

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