_DSC0960 come oggetto avanzato-1 _DSC0977 come oggetto avanzato-1 _DSC0994 come oggetto avanzato-1La serata romana al PalaVespucci è proseguita senza interruzione dopo le WSB, tenendo presente che l’impianto romano aveva iniziato la giornata già a cominciare dalle 15 con una riunione organizzata dalla Cristoforo Colombo. Dalle 21 è stata quindi la volta della riunione pro organizzata da Davide Buccioni. In palio c’era il Titolo Internazionale WBC dei superwelter, che in passato ha avuto fior fiore di campioni per testimoniare la sua validità nel ranking mondiale. In molti casi sono sono le sigle a determinare l’importanza di un incontro, ma nella sfida tra i due italiani, Felice e Moncelli e Adriano Nicchi, non si fa nessun torto a pensare anche il contrario. L’impianto romano nel frattempo dalle WSB in poi si è riempito con il tutto esaurito. Moncelli ha conquistato la prestigiosa cintura al termine di 12 riprese dove la boxe ha snocciolato il suo credo in tutte le forme come un rosario: un match a 360° partendo dalla tecnica, dall’aggressività, dall’esperienza, dalla esuberanza giovanile, dalla strategia e chi più ne ha più ne metta, con il risultato di un cocktail che ha soddisfatto anche il pubblico più esigente. Forse qualcuno non si aspettava un match del genere e di questo il merito va principalmente a Adriano Nicchi, lui con i suoi 36 anni è stato la rivelazione, mentre “Faccia d’Angelo” ha confermato quanto di buono si sapeva di lui e quanti margini di miglioramento ci sono considerando che parliamo di un “ragazzo” di 23 anni. I preliminari sono stati belli con la partecipazione all’inno sul ring della Federazione rappresentata dal presidente Vittorio Lai e dal vicepresidente Enrico Apa, una ricompattata unione con il professionismo dopo il precedente quadriennio dove l’Aiba si era mossa in un campo minato e per fortuna tutto rientrato.

L’illusione di un match scontato svaniva fin dai primi round. Nicchi si è mosso subito con disinvoltura facendo intravedere una preparazione al limite della perfezione. L’occasione era ghiotta per rientrare nel grande giro. Il toscano schivava, evitava, rientrava sincronizzato come un orologio; dall’altra parte Moncelli interpretava il suo ruolo di fighter: aggressivo, potente implacabile nell’ attaccare e prendere l’iniziativa. Il match era equilibrato nei primi 4 round, come faceva capire il ringannouncer Valerio Lamanna alla lettura dei cartellini. Lo stesso equilibrio lo si intravedeva alla lettura dei cartellini per i primi 8 round. Dal nono round c’era da vedere chi aveva più birra in corpo. Nel 10° e 11° round la svolta con uno scatenato Moncelli e un Nicchi che sbarellava e dava cenni di cedimento. L’esperienza in un certo senso veniva in soccorso del toscano che tra lo stupore di tutti vinceva l’ultimo round con tre minuti condotti a ritmo vertiginoso. Incredibile! In pratica poteva essere messo tutto in discussione. Il verdetto dei tre giudici inzialmente era di 115 a 113 (Silvi), 116 a 113 Di Mario e 114 a 114 (Marzuoli). Il campione era Felice Moncelli e a cingergli la cintura era il supervisore Mauro Betti, che a fine riunione dichiarava un  correzione sul verdetto con un 115-114 (Marzuoli). Quindi vittoria all’unanimità.

E’ una serata lunga, dove la noia non ha sfiorato minimamente il pubblico. Sono saliti sul ring per una breve presentazione Giacobbe Fragomeni e Vincenzo Bevilacqua, il primo pronto a risalire sul ring e il secondo pronto a difendere il suo titolo. Dalle 22 poi subentra la diretta su SportItalia con la cronaca di Fabio Panchetti e il commento di Stefano Buttafuoco.

La serata dei professionisti iniziava con un vero e proprio thriller quando Luca Papola si accasciava al tappeto pescato da un micidiale gancio scagliato da Lasha Ardoteli. Un colpo a freddo durissimo, al quale sono serviti due round per essere smaltito. Passata la tempesta l’allievo di Valentino Tazza usciva indenne dal naufragio con una “selvaggia” reazione, Ardoteli sempre pericoloso nella reazione, veniva posto ko con una bella serie culminata con un destro al corpo. Il fatto avveniva alla quarta ripresa. Toccava quindi ai mediomassimi Faraci e Racz. Lo “svizzero”, che si allena alla Phoenix Gym, ha una struttura fisica armoniosa e si muove bene sul ring. Un po’ deludente la prova di Racz che abbiamo visto meglio in altri incontri. L’ungherese ha provato solo nel finale a ribaltare un match nettamente compromesso. Davide Buccioni non si stanca mai a decantare le doti del piuma Mauro Forte. La sua cieca fiducia nel pugile romano lo porta a contrapporgli avversari tutt’altro che malleabili. Stavolta a rendergli pan per focaccia c’era il marchigiano Claudio Cappella che ha tenuto un ritmo vertiginoso e lo ha attaccato dall’inizio alla fine. Riuscire a districarsi da un simile avversario e sparare dalla media e corta distanza velocissime serie di ganci e montanti sono cose permesse a pochi eletti. Mauro ha vinto ancora una volta, è consapevole che per arrivare troverà una strada lastricata, ma finora buon sangue non mente. La chiusura della serata era dedicata alle categorie pesanti. Luca D’Ortenzi aveva ragione del lituano Demen Levin (+ 3), un fisico da paura, che ha fatto di tutto per sbarrare la strada, ma senza successo, al promettente allievo di Simone Autorino. Non facile neanche il successo di Gabriele Guainella su Christian Scognamiglio.

RISULTATI :

Professionisti :

Titolo Internazionale WBC Superwelter

Supervisore WBC: Mauro Betti

Arbitro dell’incontro: Guido Cavalleri

Felice Moncelli (69,850 Kg) b Adriano Nicchi (68,900 Kg) UD (115-113, 116-113, 115-114)

Davide Faraci (80,5 Kg) b Jozsef Racz (81,2 Kg) PTS 6R

Luca Papola (65,7 Kg) b Lasha Ardolteli (66 Kg) KO 2’01” 4R

Mauro Forte (59 Kg) b Glauco Cappella (60, 9 Kg) PTS 6R

Luca D’Ortenzi (91,5 Kg) b Semen Levin (88,8 Kg) PTS 4R

Gabriele Guainella (90,4 Kg) b Christian Scognamiglio (95,8 Kg) PTS 4R

Foto di Renata Romagnoli

 

(al. br.)

 

Di Alfredo

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