di Alfredo Bruno

copia-di-dsc_8956Si prevede per sabato 9 maggio una lunga giornata di boxe a 360% che coinvolgerà la popolazione romana nei riguardi di uno sport che sta entrando sempre più nel cuore della Capitale come dimostrano i numerosi cartelloni sparsi in giro per la città, compresa la pubblicità impressa nei trasporti pubblici.
Il Boxing Fun Day sembra essere diventato un inno alla noble art e avrà inizio alle 11 del mattino quando tecnici federali inviteranno a salire sui due ring allestiti davanti al Palazzetto gli studenti di numerose scuole invitate, ma anche il pubblico in generale, e apprendere le prime nozioni della noble art.

Un’iniziativa che è piaciuta molto al Comune e alla Provincia con il benestare del II Municipio da tempo favorevole a questo sport, che insegna valori apparentemente sbiaditi nella società d’oggi come il coraggio e la lealtà.
Ma Davide Buccioni, l’organizzatore, sembra tirare dal suo cilindro, come dice Antonio Del Greco, vicepresidente della Federazione, altre sorprese. Ecco quindi i due ring diventare non teatro di una prova, bensì quello vero di una riunione dilettantistica, curata dal Comitato Laziale e con il marchio organizzativo dell’Audace di Cesare Venturini, che insieme alla Colombo e all’Indomita fa parte della storia di questo sport. Si inizia alle 15,30 con 35 match suddivisi nei due ring. La gente avrà modo così di vedere all’opera le nuove leve di questo sport, che ormai a Roma come visibilità viene superato solo da sua maestà il calcio e dalla pallacanestro.

copia-di-dsc_89641Al termine, come la lettura di un romanzo, si entra nel capitolo finale che è quello della riunione di professionisti. Anche qui c’è la lunga mano di Davide Buccioni, che prevede al Palazzetto il vecchio pienone di 4.500 spettatori, con 5 match dall’accoppiamento azzeccato a detta di tutti i tecnici ed esperti. Il match clou avrà ancora una volta come suo interprete principale Daniele Petrucci, diventato ormai un beniamino del pubblico romano. “Mentre “Bucetto” si faceva fotografare alla piazza del Campidoglio in posa con il suo avversario si è avvicinata una scolaresca con le insegnanti per domandare se fosse una scena di un film, quando si è spiegato cosa fosse, una ragazza ripeteva orgogliosa come una cantilena: “E’ Daniele Petrucci, il campione, ed è di San Basilio come me”. Daniele e Buccioni sono riusciti a rompere anche quell’ “omertà” che c’è negli altri sport dove ognuno cura il proprio giardino. Nel calcio per esempio sia i giocatori della Roma come quelli della Lazio, scordano i malumori di un annata così così per tifare insieme per Daniele, un metro e settanta di altezza per 69 chili di poche parole e molti pugni. Il pugile a differenza di una squadra mette tutti d’accordo.
Petrucci è arrivato ad una simile fama, che lui, persona modesta, stenta a riconoscere, pur vedendone gli effetti quasi in ogni momento e frangente, con una carriera dura e implacabile dove l’avversario facile e scontato sembra essere stato abolito fin dai primi match del 2004. E’ arrivato a questo appuntamento imbattuto con 23 vittorie e un no contest dovuto alla ferita del suo avversario per un infortunio alla prima ripresa. Ha conquistato tutto quello che gli ha proposto l’organizzatore: dal titolo italiano al titolo mondiale giovani, dal titolo dell’ Unione Europea a quello Intercontinentale WBF. Ha incontrato e sconfitto uomini di classifica come Elio Cotena, Giammario Grassellini, Cristian De Martinis, che gli ha fatto da sparring per il match di sabato, Craig Watson, il suo capolavoro, Neil Sinclair e Domingo Monteiro. Tutte vittorie queste che lo hanno portato a diventare sfidante ufficiale del titolo europeo e nelle prime posizioni mondiali.
Sabato il pugile romano affronterà Josè Luis Cruz (+ 37, 30 per ko, – 5, = 2), 32 anni, un messicano atipico visto che è alto 1,80 m e non ha i caratteristici tratti somatici dei suoi concittadini, potrebbe sembrare un americano o un cittadino dei paesi dell’est. Ma ha invece ben scolpito nel suo interno la potenza dei suoi connazionali e il modo di combattere fatto di scambi a corta e media distanza. Sono pochi quelli che hanno avuto il piacere, si fa per dire, di superarlo e hanno per giunta nomi altisonanti come Shane Mosley, Joshua Clottey e Carlos Baldomir. Decisamente un gran brutto cliente che l’allievo di Carlo Maggi dovrà cercare di superare se vorrà entrare definitivamente nel gotha della sua categoria. In questo match non c’è un titolo in palio ma la sua etichetta è precisa e inconfondibile: World Test Match, dove chi vince entra nel paradiso mondiale e trova le porte aperte.

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 Anche il resto del programma è da “pranzo di nozze”. Simone “Chico” Califano(+ 13, 7 per ko, – 1), campione italiano dei leggeri, sembra voler insidiare nel cuore dei romani la popolarità di Daniele Petrucci, soprattutto dopo il successo ottenuto su Pasquale Di Silvio. E’ pugile spettacolare e il suo modo di combattere ricorda molto quello del compianto Diego Corrales, dove ogni colpo viene portato, al corpo e al viso, con la stessa foga di un’ascia per abbattere un albero. Buccioni ha fatto nel suo caso un ragionamento che sembra un’equazione: un campione d’Italia deve affrontare il campione di un’altra nazione. Ecco cadere la scelta sul francese Karim Chakim (+ 16, 8 per ko, -7), campione francese dei superpiuma. Si tratta di un pugile che predilige l’attacco e la continuità. In Italia ha battuto Fiorletta, ma ha perso con De Vitis, comunque proviene da una bella serie positiva in cui ha fatto il vuoto nella sua nazione. 
Davide Buccioni ha un’esperienza personale nel pugilato molto più profonda essendo stato anche un buon dilettante; il manager avvocato è intelligente, istintivo, e sa individuare abilmente la validità di un elemento. Il promoter ha per il presente atleti di valore come Petrucci, Ndiaye, Califano, Cardarello, Oi, ma guarda anche al futuro. Manuel Ernesti (+ 3) è la sua grande scommessa. Parliamo di un peso medio di appena 22 anni, che tra l’altro ha fatto buona esperienza tra i dilettanti come fiore all’occhiello anche in Nazionale, soprattutto in quella giovanile. Da professionista poi “The Diamond” ha messo in luce sostanziosi miglioramenti. La sua guardia aperta pronta allo scatto di rimessa si è fatta leggermente più chiusa; i suoi colpi che prima giungevano a pugno semichiuso, tipico per aumentare la velocità del colpo e delle serie, adesso hanno acquistato consistenza con il pugno ben chiuso con traiettoria preferenziale per il gancio sia di destro che di sinistro. Il giovane poi ha alle spalle un maestro del calibro di Luciano Sordini, che ne sta limando le ultime scorie dilettantistiche. Ernesti avrebbe dovuto affrontare Lenny Bottai per la semifinale di Coppa Italia, ma quest’ultimo ha avuto problemi fisici ed ha rinunciato. Gli è stato trovato, sia pure all’ultimo momento l’ungherese Antal Kubicsek (+ 5, – 15, = 4), giovane come lui ma con l’esperienza di un veterano.
Sulla carta sembrano meno impegnativi gli altri confronti. Il supermedio torinese Roberto Cocco (+9 -3, 5 ko), che tutti ricordano per aver dato qualcosa di più del filo da torcere a Ndiaye, è l’ultimo acquisto della BBT, farà la sua prima apparizione su di un ring romano con il noto Attila Kiss (+8 -51 -3, 1 ko), un collaudatore da non sottovalutare e molto abile nel portare a compimento il match facendo fare una figura non brillante ai suoi avversari. Sono accontentati i numerosi fans di Alessio Sakara ( + 7, -1) , il noto “ legionario” è intenzionato a riprendere il cammino interrotto qualche anno fa; sabato affronterà il ceco Tomas Mrazek (+4 -21 =4, 3 ko), tenendo ben presente che tra i massimi l’insidia è sempre dietro l’angolo.

Di Alfredo

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