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Dopo Podgorica Il futuro azzurro passa dagli jr. del maestro Giulio Coletta. | 2Out.it – Seconds Out – Free Sport Magazine

Dopo Podgorica Il futuro azzurro passa dagli jr. del maestro Giulio Coletta.

di Giuliano Orlando

Il responsabile tecnico del settore giovanile Giulio Coletta li definisce i suoi bambini. “Non potrei chiamarli diversamente, hanno 15 e 16 anni, ricchi di entusiasmo e orgogliosi di vestire la maglia azzurra. Alcuni si sono distinti già tra gli schoolboy, altri sono arrivati dai tornei regionali, comunque tutti alle prime esperienze di boxe vera, in particolare nei tornei all’estero, dove affrontano rivali spesso atleticamente più formati. Nonostante l’handicap si fanno rispettare e spesso vincono. Il gruppo attuale (2001-2002) mi fa sperare in un buon raccolto in prospettiva. Alcuni hanno iniziato lo scorso anno e stanno crescendo bene. Il Trofeo di Podgorica nel Montenegro, mi ha dato risposte importanti, Anche se mancavano russi e ucraini, inglesi e tedeschi, i presenti rappresentavano un banco di prova da non sottovalutare. Ho portato 13 ragazzi completando tutte le categorie e nessuno mi ha deluso, al di fuori del risultato sul ring”. Vincere tre titoli, oltre ad un argento che a quanto si dice, doveva essere una vittoria, è un bilancio positivo. Per quasi tutti era il battesimo fuori dall’Italia, per Baldassi (46) e Salerno (50) classe 2002, addirittura l’esordio da jr. Il leggero barese Marco Merro, pure lui esordiente, non solo ha vinto disputando tre incontri, ma è stato premiato quale miglior atleta assoluto. Un bel riconoscimento. Resta l’amarezza per qualche verdetto ingiusto, in particolare la sconfitta in finale del milanese Samuele Grilli. “L’allievo del maestro Calandrino (Master Boxe Milano) aveva vinto in finale contro il bulgaro Hristov, in modo chiaro. Purtroppo, le vittime delle alleanze, sono sempre i pugili. Resta il fatto che Samuele, ambidestro, nei 57 kg. è una certezza anche per i prossimi europei di categoria. Un altro verdetto ingiusto quello di Cavallaro (66 kg.), cugino di Salvatore senior, allenato da Giovanni Cavallaro alla “Fitbull” di Catania. Il ragazzo è di buon livello, un mix di tecnica e aggressività, che paga in certi momenti la voglia di strafare. Ugualmente, se l’arbitro fosse stato meno di parte, l’azzurro avrebbe meritato la finale e anche l’oro. Resta un elemento di sicuro avvenire”. I due deb assoluti, Michele Baldassi (46) e Daniele Salerno (50), classe 2002, come se la sono cavata? “Michele compie 15 anni a novembre, arriva dal gym della Vesuviana, i maestri sono Pagano e Biagio Zurlo. Bene impostato, un longilineo che migliora ad ogni incontro. Si era messo in luce negli schoolboy e prosegue bene. In semifinale ha retto col bulgaro Radev, che ha vinto il titolo è ha disputato più di 40 incontri contro i 19 del nostro. Il tempo è il suo alleato. Anche Daniele arriva dall’esperienza con gli schoolboy e ha qualità notevoli. In fase di crescita fisica e tecnica, allenato da Gaetano Dresda a Siracusa, in semifinale è stato alla pari del francese Grau, ottimo elemento, sacrificato in finale col locale Markovic”. Parliamo dei tre vincitori: Marco Merro (60), Naichel Millas (70) e Matias Zdringa 80), a conferma che i nostri giovani stanno salendo di peso. Un segnale importante. “Il leggero Merro è stato la grande sorpresa, oltre ogni ottimistica previsione. Ha vinto tre incontri, due ai punti e uno prima del limite, col piglio del campioncino che sa il fatto suo in ogni frangente. Mi aveva fatto bella impressione in allenamento e a Podgorica è esploso. Mancino alto (1.77), scelta di tempo notevole, si muove con eleganza e fa anche male. Per essere al primo torneo, premiato come il migliore, ha dato soddisfazione alla squadra, ma ancor più al maestro Salvatore Liverti della Kankudai Boxe Bari che ha saputo plasmare e far crescere un talento in erba, che non dovrebbe deludere. Naichel Millas (70) nel 2015 aveva conquistato il bronzo agli europei, superato dal russo Tsabov che lo sovrastava fisicamente. Un mancino istintivo molto dotato, a cui riesce tutto, deve solo mettere esperienza e poi avremo un medio con i fiocchi. Per la gioia del maestro Gino Freo, dalla cui Boxe Piovese escono sempre talenti. Unica pecca, l’impazienza di concludere. Per il resto il futuro è suo. Anche Mattias Zdrinca (80) è mancino, origini romene, ha pochissimi incontri (12) e quindi deve supplire all’inesperienza con la grinta e la tenacia. Ha margini di miglioramento notevoli. Aver vinto al debutto è un bel segnale. Lo allena il padre Daniel nella palestra “Trieste pugilato”. L’altra mezza dozzina? “Nei 48 kg. il palermitano Francesco Di Fiore, allievo di Nicolò Caravello della MTP, brevilineo molto veloce, ma indietreggia troppo e nel momento in cui la boxe aggressiva è premiata, deve adeguarsi. Ha pagato l’emozione del debutto. Emanuele Santini (52) arriva dalla Salvemini di Livorno, allenato da Donato Salvemini. Ha qualità notevoli, veloce e potente, deve ragionare invece di farsi trascinare dal temperamento, gettando al vento l’opportunità di vincere. E’ questione di esperienza. Corrado Depoli (54) della “Eagle Boxe Avola” allievo di Carmelo Mammana è un ragazzo di sicuro avvenire. Nel 2015 bronzo agli europei schoolboy, ha tenuto testa al magiaro Zuro, un dei migliori visti sul ring, con uno score da elite, vincitore del torneo, confermando qualità notevoli. Una sconfitta per vale più di un successo. Luca De Chiara è allenato da Antonio Brillantino e Francesco Rossano alle “Fiamme Oro” di Marcianise nel casertano, è un mix di resistenza e coraggio. Predilige la boxe a corta distanza, ma deve ancora imparare a ragionare, mentre adesso è troppo istintivo. Della stessa palestra Raffaele Della Medaglia (75), mancino con buona tecnica, al debutto internazionale, ha pagato l’ambiente nuovo e poco amichevole. Comunque ha finito alla pari col greco Michalopoulos. Bastava un po’ di decisione per arrivare in finale. Deve crescere nel carattere, mettendo più cattiveria. Matteo Nori, figlio dell’ex presidente della Lega Pro, è un bel gigante cresciuto alla Testudo del tecnico Alessio Taverniti. Ha qualità e inesperienza in pari quantità. Si muove bene, ma l’impostazione da professionista rende le sue azioni troppo lente, per gli jr. che operano a grande velocità, anche se meno base tecnica. Sicuramente da non sottovalutare”. Messo alle spalle il debutto, cosa presenta il programma futuro? “Premetto che questa covata jr. mi piace parecchio. Ci sono giovani che possono prendersi soddisfazioni notevoli. In particolare l’anno prossimo per le qualificazioni alle Olimpiadi Giovanili. Il movimento è in costante crescita e lavoriamo per aumentare il bacino di utenza. Ringrazio la federazione per l’impegno che non è mai mancato. Prossimamente a giugno porterò la squadra a Milano contro la Polonia, mentre nello stesso tempo, gli youth a Porto Torres in Sardegna, sfida con Spagna o Moldovia. Oltre ai tecnici federali che fanno parte dello staff azzurro, mi corre l’obbligo di dire grazie agli insegnanti di tutte le palestre italiane, che sono il vero terreno fertile per dare continuità al movimento”. Teniamoli presenti questi nomi, che rappresentano l’anello di congiunzione del dopo Tokyo e i Giochi del 2024. Potrebbe nascondersi il campione del futuro.