di Alfredo Bruno
copia-di-p1010763aVogliamo parlare di miracoli o di Giacobbe Fragomeni. Io direi di tutte e due perché nella serata romana di boxe, disputata al Gran Teatro, è difficile separare le due cose. Quando si parla di miracolo non si parla di fortuna, fortuna di avere conservato il titolo più prestigioso dei massimi leggeri, si parla invece di come questo atleta nato nella nebbia di un quartiere povero a Milano sia riuscito nell’impresa grazie al suo orgoglio, al suo carattere, al sacrificio di un’esistenza dedicata alla boxe, che anche il pubblico romano gli ha riconosciuto in pieno accomunandolo con il coro “Fragomeni, uno di noi” oppure con “Fragomeni, quanto meni”. Un segnale di affetto che lo ha ripagato abbondantemente e a cui ha risposto dopo il verdetto salendo ai quattro angoli del ring per salutare tutti indistintamente.


La manifestazione è stata perfettamente organizzata dalla OPI 2000, ma dietro le quinte c’era una promoter d’eccezione, logicamente parliamo di Francesca Minardi, moglie di Vincenzo Cantatore. Non c’ è stato il pienone di altre occasioni, ma in concomitanza c’era la partita di calcio iniziata alle 18 all’Olimpico e molti tifosi della Roma, anche se appassionati di boxe, hanno preferito rimanere allo Stadio a contestare la squadra del cuore. Alle 23,30 è entrato un gruppo consistente di polacchi venuti ad incitare “El Diablo” in maniera abbastanza fragorosa. C’erano vip in abbondanza dentro il teatro, alcuni dei quali stanno diventando ospiti fissi. Max Tortora, Paolo Conticini e Christian De Sica non si sono fatti attendere; nelle loro vicinanze potevi intravedere il cantante Alex Britti e l’ex GF Piero Taricone, nuovo acquisto tra i fan del pugilato, mentre per Giorgio Pasotti e Maurizio Mattioli, la boxe è una passione di vecchia data e in pratica sono di casa. Oltre a vari imprenditori e sponsor anche la politica vuole la sua parte con la senatrice Barbara Contini, insospettabile appassionata della noble art. Si attendeva da un momento all’altro l’arrivo di Gianni Alemanno, ma il sindaco era trattenuto da impegni, mentre al suo posto fin dall’inizio c’era il suo Addetto Stampa. Qualcuno mormorava “è lui, non è lui”, ma la soluzione era immediata, si trattava di Maurizio Antonini, il sosia ufficiale nello spettacolo del Presidente del Consiglio.
Andrea Gabrielli è lo speaker ufficiale della manifestazione e a dargli man forte c’è un ringannouncer inglese. Salvatore Cherchi è teso come la corda di un violino, ma concede il suo sorriso quando riceve a nome della WBC da Mauro Betti e Elsa Jacoponi una targa come riconoscimento alla sua opera organizzativa. Finalmente dopo gli inni in cui anche il pubblico diventa protagonista s’inizia uno dei match più attesi nella storia della boxe italiana, dove c’è in palio un titolo a cui tutto il nostro movimento rimane aggrappato. All’angolo di Giacobbe Fragomeni c’è Patrizio Oliva e questo rassicura. Dietro ci sono un Silvio Branco statuario e abbronzato e logicamente lo staff della OPI 2000.
Le caratteristiche dei due pugili escono subito allo scoperto. Krzysztof Wlodarczyk interpreta bene il ruolo dello sfidante prendendo l’iniziativa su un Fragomeni, che appare contratto, ma si sa che Giacobbe ha bisogno di qualche minuto per carburare. Il polacco è preciso e metodico:il sinistro insidioso e continuo apre la strada al destro. Sono colpi pesanti i suoi che non si affanna a caricare più di tanto: più che un folgoratore appare come un demolitare. Il nostro si sblocca dopo due round, comincia a trovare la corta distanza ondeggiando e sparando raffiche di tre –quattro colpi veloci che hanno la proprietà di far capire a Wlodarczyk che sarà molto dura pure per lui. Il refrain diventa questo fuoco di sbarramento da parte del polacco, improvvise folate, accompagnate dagli applausi del pubblico, di Giacobbe. Alla quinta ripresa si ha addirittura la sensazione che il match possa finire prima del limite osservando un Wlodarczyk ammorbidito e apparentemente stanco. Fragomeni si lascia trasportare dal suo temperamento e accetta temerario lo scambio a viso aperto. Oliva però lo mette in guardia gridandogli di girare al largo e di tenere alte le mani. Che il movimento di Fragomeni dia fastidio all’avversario diventa chiaro, c’ è solo il piccolo particolare che un uomo di 90 chili e di 40 anni difficilmente può mantenere un simile ritmo. Dalla corta il milanese si trova a suo agio trovando aperture nella guardia avversaria in spazi ristretti, dove ha modo di far visionare al pubblico un bel repertorio con montante e gancio. Dopo ogni 4 round vengono letti i punteggi stilati dai giudici che sembrano ripetersi nelle letture seguenti lungo l’arco della serata: vantaggio dato a Wlodarczyk dall’inglese Richie Davies, la parità dal finlandese Esa Lehtosaari e il vantaggio per Fragomeni dato dal francese Robin Delpierre. Nel sesto round Wlodarczyk fa capire di avere recuperato bene e se Fragomeni appare ancora pimpante con le sue serie, ahimè senza potenza, lui carica con rabbia i suoi colpi sia con il diretto che con il gancio. Si arriva alla nona in perfetta parità come stilano i cartellini dei tre giudici. Giacobbe rischia spesso facendosi stringere alle corde, anche se dimostra un’abilità fuori del comune nel replicare. E’ proprio su una di queste azioni che il gancio sinistro del polacco atterra la nostra “quercia” che attende il conteggio in ginocchio. Appena in piedi Fragomeni subisce un nuovo attacco, l’azione è confusa, il pubblico ammutolito lo rivede in ginocchio e l’arbitro Ian Lewis stavolta non lo conta. E’ una ripresa pesante soprattutto perché dà la sensazione che sia l’inizio della fine. E’ in questi frangenti che esce il campione di razza. Nella decima ripresa si susseguono scambi feroci, non è più tempo di strategia. Si tratta di tentare il tutto per tutto. Non si riesce a capire da dove Fragomeni abbia attinto tutte quelle forze. Volano colpi come i tentacoli di un polipo e sono proprio le ultime riprese a rimettere il tutto in un apparente equilibrio. Prima del verdetto gli sguardi di tutti s’incrociano. Il pari è gettonatissimo, non si può togliere un mondiale dopo un match del genere. Finalmente arriva il responso: Davies 116-112 per Wlodarczyk, Lehtosaari 114-114, mentre Dolpierre vede Fragomeni per 114-113. Giacobbe Fragomeni conserva il titolo mondiale dei massimi leggeri e nelle sue parole di gioia e di rito, riecheggia il ricordo di Giovanni Parisi. Questo Wlodarczyk per certi versi è stato ancora più duro dello stesso Haye, una magra consolazione per il polacco che rivolto alla Cintura WBC che si allontana da lui mormora: “Quella è mia!”. Forse in un futuro sì, visto che è giovane e forte, per ora resta saldamente addosso al nostro guerriero Giacobbe Fragomeni.

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La serata ha avuto anche un buon contorno con volti nuovi e vecchie conferme. I primi a salire sono stati due colossi: il polacco Szpilka ha subito preso in mano la situazione di fronte al navigato Kallai. Tre riprese condotte a ritmi estivi hanno fatto da contraltare ad una quarta in cui Szpilka ha accelerato i tempi tempestando di colpi il coraggioso avversario. Mirko Larghetti rischiava di vedere compromessa la sua prova per una fastidiosa ferita all’occhio destro che sgorgava sangue come una fontanella. Il giovane su cui sono puntati gli occhi di tecnici ed esperti faceva di prudenza virtù non gettandosi allo sbaraglio su Sandor Balogh che fiutava il colpaccio. Larghetti non dispiaceva nella sua versione tecnica e l’ungherese doveva rinfoderare le sue pretese accontentandosi di essere arrivato al limite dopo una quarta ripresa piuttosto dura per lui. Emanuele Blandamura prosegue la serie delle sue vittorie. Solo che ha trovato in Olah pù che un rivale un attaccabrighe. Lo pesca subito con il destro e l’ungherese va al tappeto e viene contato. Quando riprende a combattere si ripaga con una ginocchiata al volto di Blandamura, che si era abbassato per schivare. Nella ripresa seguente la fisionomia del match non cambia e Olah si disinteressa di menar le mani preferendo colpire di testa. L’arbitro Lamusta lo ammonisce, ma la cosa non sembra scalfire minimamente “il testardo” ungherese, che continua a riprovarci. Stavolta Lamusta è drastico e lo squalifica anche se il suo gesto viene interpretato come kot.. Olah sembra contento e va subito ad abbracciare un Blandamura perplesso che si avvia all’angolo dove lo aspettano Zonfrillo e Federici. E’ una serata di massimi leggeri visto che sul ring sale anche Andrea Moretti compagno di palestra di Giorgio Marinelli, che continua a migliorare e sta in via di guarigione. Moretti ha di fronte un avversario tutt’altro che comodo come Kratki. Inizia bene il romano in possesso di un destro pungente, che l’ungherese sente in più di un’occasione. Solo che nelle riprese seguenti Kratki prende maggior confidenza approfittando di alcune pause dell’avversario. Per fortuna nella quarta ripresa Moretti riprende in mano la situazione conquistando la sua terza vittoria. Non è difficile capire perché in Spagna abbiano affibbiato il nomignolo di “Tsunami” a Sento Martinez e Vittorio Oi ha fatto subito conoscenza con la sua boxe scorbutica. L’allievo di Farris ha cercato in tutti i modi di inquadrare il match nel giusto binario. La sua classe e la sua visione hanno fatto capire allo spagnolo che poteva scordarsi della vittoria. Qualche “affondo” di testa da parte di Martinez ha cercato l’inversione di rotta, ma Oi è di un’altra levatura, anche se nel finale un po’ di nervosismo cominciava a far capolino nella sua corazza. Il pubblico romano inizialmente guarda con indifferenza i due piccoli messicani Adrian Hernandez e Abel Ochoa, ma a cominciare dalla terza ripresa impossibile rimanere indifferenti e gli applausi si sprecano. Hernandez è una girandola di colpi che danno anche la sensazione di essere efficaci dal rumore e dalla velocità, Ochoa non è venuto in gita turistica e se la gioca tutta con colpi dritti cercando di fermare un avversario che non conosce sosta. Sei riprese piene di scambi e bella boxe. Vince Hernandez, ma anche Ochoa riceve applausi. Poi quando i due piccoli guerrieri aztechi scendono dal ring il pubblico se li contende per farsi fotografare insieme. Emanuele Della Rosa ha messo in evidenza i miglioramenti registrati negli ultimi tre incontri. Ruspa sembra essersi sbloccato dallo stato ansioso che lo condizionava prima di ogni match. Contro il francese Spengler ha ottenuto la sua ventesima vittoria e per certi versi la più bella, anche se meno importante rispetto ad altre. Per il pugilato romano la sua rinascita è una buona notizia visto che il giovane dal fisico temprato nell’acciaio intende arrivare a traguardi prestigiosi. La sua prova è tanto più convincente per il fatto che questo Spengler non solo ha incassato un vagone di colpi, ma ha replicato fino alla fine del match tanto da far esclamare a Luciano Sordini un preoccupato “Ma dove l’hanno preso?”. Bravo Emanuele a portare il suo sinistro solido che finalmente trova compartecipe anche l’immediato destro. I meccanismi insegnati in tanti anni sembrano aver trovato finalmente la soluzione.
RISULTATI
Massimi Leggeri: Artur Szpilka (Polonia- kg.88 ) b. Zoltan Kallai ( Ungheria – kg. 83,00) a.p. 4r.
Massimi Leggeri: Mirko Larghetti (Italia – kg, 88) b. Sandor Balogh (Ungheria- kg. 92,500 ) a.p 4r.
Medi: Emmanuele Blandamura (Italia – kg.72,500) b. Ferenc Olah (Ungheria- kg. 70,00) squal. 2.
Massimi Leggeri: Andrea Moretti (Italia – kg. 86,200) b. Mihaly Kratki ( Ungheria – kg. 89,500) a.p. 4r.
Superleggeri: Vittorio Oi (Italia – kg. 65)) b. Sento Martinez (Spagna – kg. 64,500) a.p. 6r.
Minimosca: Adrian Hernandez (Messico – kg.49,00) c. Abel Ochoa (Messico – kg. 50,00 ) a.p. 6r.
Superwelter: Emanuele Della Rosa (Italia – kg.70,800) b. Sebastien Spengler (Francia – kg. 69,500) a.p. 6r.
Massimi Leggeri: Giacobbe Fragomeni (Italia – kg. 89,400) e Krzysztof Wlodarczyk (Polonia – kg. 90,00) pari 12r. Titolo Mondiale WBC.
Arbitro: Ian John Lewis (Inghilterra)
Giudici: Robin Dolpierre (Francia), Esa Lehtosaari (Finlandia), Richie Davies (Inghilterra)
Supervisore: Bob Logist (Belgio)
Supervisore FPI: dott. Antonio Del Greco
Arbitri: Barrovecchio R. (c.r.), Barrovecchio M., Bianco, Lamusta, Zannoni, Rega.

Le foto sono di Renata Romagnoli

Di Alfredo

7 pensiero su “Un grande Fragomeni costringe al pari Wlodarczyk”
  1. Felicissimo per Giacobbe, eroi dei due mondi, campione vero che butta il cuore al di la’ del limite: temperamento, forza fisica, classe maturata nel tempo e nell’età. Felicissimo per Giacobbe, “uno di noi”, come Ulisse condottiero oltre il limite. Delusissimo, invece, per come sono stati considerati gli addetti ai lavori, giornalisti e fotografi in cerca di una sistemazione logica per poter solo lavorare. Peccato che ad essere sistemati in maniera perfetta siano stati i vip, con tanto di accompagnatore alla poltrona da un atleta italiano che ha sempre sdegnato e criticato le riunioni pugilistiche romane. Complimenti per Vincenzo Cantatore che ha trovato una nuova occupazione lavorativa per l’Opi 2000. No comment per la Minardi: non è considerata nel panorama pugilistico italiano. Ma un quesito mi inonda la mente: ma l’addetto stampa dell’Opi 2000 è un nostro collega?

  2. gran bella riunione bei match con un Fragomeni che si è dimostrato un ottimo atleta, ma vorrei ricordare che Della Rosa merita qualche possibilità importante ha sempre vinto e ultimamente è migliorato tanto, ha un gran cuore che nella boxe è molto,ora speriamo che gli organizzatori facciano la loro parte

  3. Fragomeni mi ha commosso, ma complimenti anche all’avversario. Vorrei solo far notare che la gestione di ciò che accadeva fuori dal ring non è stata impeccabile, mescolare centinaia di tifosi polacchi (ubriachi) insieme agli oppositori italiani ha creato dei momenti di caos, anche se la sicurezza è stata pronta ad intervenire.

  4. In questo momento non sono un tifoso del pugilato italiano; Troppi titoli inventati e troppi regalati.Ma ieri Fragomeni ha vinto!! Non parliamo di regali….Sono molto critico in genere ma visto e rivisto il match ha vinto Fragomeni. Non solo il cuore.Ha messo ha segno colpi puliti.E poi bastava vedere il volto segnato dal polacco.Se non è stato l’arbitro qualcuno sarà stato!!Grande anche Patrizio Oliva.Avrei voluto in passato all’angolo uno come lui. I miei complimenti ad entrambi.

  5. splendido spettacolo di boxe.Pari sacrosanto.
    il tri Fragomeni-Oliva-cherchi è super.

  6. grande prova di cuore coraggio e sacrificio.avevo molti dubbi dopo la nona ripresa e molta paura che giacobbe non riusciva a finire il match.tanto di capello.ora secondo me dovrebbe difendere il titolo oppure andare in germania nella tana di marco huck e prendersi la rivincita dopo le sconfitte di tuiach e aurino—-

  7. grande grandissimo Giacobbe! è uscito da una fase di profonda difficoltà facendo le ultime 3 riprese solo con il cuore! sicuramente fondamentale il maestro Oliva dall’angolo che si è fatto sentire… gran bel match..

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