di Giuliano Orlando

Gradevole serata al PalaAtlantico a Roma, per l’organizzazione di Simone D’Alessandri. Nove incontri, ovvero una maratona di pugni, che il pubblico ha digerito con entusiasmo crescente. Infatti il clou riservato a Mirko Geografo (14-1-1) contro il giovane messicano Abraham Juarez (14-3), detto Pitbull, per capire il tipo, in gioco il vacante Internazionale WBA medi, si è confermato il miglior incontro della riunione. Geografo ha vinto, grazie ad una parte finale da campione, anticipando il messicano, atleta dalle lunghe leve, ottimamente impostato e rapido nelle repliche, che per tre quarti delle dodici riprese ha replicato colpo su colpo, dimostrandosi rivale di tutto rispetto. Il pugile romano ha orientato la sfida a suo vantaggio nelle ultime tre tornate, trovando quella velocità di esecuzione e l’abilità di schivare la reazione del messicano, che ha pagato la fatica più di Geografo. Un bel match, di qualità, sempre su ritmi alti, tra due pugili eleganti anche se privi di puncher. Il pubblico ha apprezzato la sfida con applausi convinti. Pur vincendo, il superwelter pugliese Felice Moncelli (20-5-1), non mi ha convinto. Il georgiano Giorgi Gujejiani (7-14-2), 33 anni, da esperto collaudatore lo ha coinvolto in una ragnatela di abbracci, senza che l’italiano abbia saputo imporre la sua boxe o forse non sia stato  in grado di farlo. 

Vincenzo Bevilacqua (15) ha mantenuto l’imbattibilità, ma non ha certo disputato una prova convincente. Il più alto  Otari Gogoberishshvili (7-12-3) altro ventenne georgiano, passato pro a 16 anni, già battuto ai punti da Luca Capuano, lo ha quasi sempre anticipato col sinistro, più fastidioso che potente, non permettendo al romano di entrare nella guardia come sperava. A vantaggio di Bevilacqua i colpi più belli, ma in misura inferiore a quelli dell’ospite. Una partita che poteva finire anche in parità. Il superleggero Ennio Zingaro (8-2) si è confermato guerriero che conosce solo la marcia in avanti e così ha fatto contro David Tlashadze (Geo. 11-23-2) 31 anni, punito severamente e anche se l’orgoglio gli ha permesso di resistere tutti e sei i round previsti, ha finito al limite della resistenza. La sfida tra i superpiuma Andrea Concu (3) 25 anni e il magiaro Krisztian Bognar (0-2) che ha sostituito il portoghese Joao Ramos (2), è durata meno di due round. Il romano dopo aver scaldato i pugni nella prima ripresa, ha messo a segno un sinistro al corpo che ha fatto inginocchiare l’ospite senza che potesse rialzarsi. Per Concu terzo successo prima del limite. Sbrigativo pure il longilineo leggero Eric Wowks (2), con tanto di barbetta alla moda, nei confronti del magiaro Bence Somogyi (1-1), colpito a freddo senza possibilità di replica. Il superpiuma Daniele Spada (1) 20 anni, conferma boxe elegante, ma ancora viziata dal dilettantismo e il bulgaro Isus Velichkov (0-5) 21 anni, collaudatore abituato ai ring italiani, se la cava con una sconfitta ai punti. Stesso discorso per il debuttante medio romano Manlio Gori (1), opposto al trentenne ungherese Attila Dobolan (0-3) avversario su misura, dignitoso perdente. Il supermedio Giuliano Natalizi (4-1), 26 anni, il meno giovane dei tre fratelli professionisti, ha battuto l’ennesimo georgiano della serata, Nika Bugulashvili (2-0-2) che ha solo 21 anni, ma ne dimostra trenta, di una tigna incredibile. Ha fatto di tutto fuori che boxe lineare. Natalizi ha dovuto adattarsi, evitando le testate, vincendo netto al termine di  un brutto match. Alla fine pubblico soddisfatto e applausi di incoraggiamento per tutti.  A Vanzago (Mi), il supergallo: Lorusso (7-4-2) genio e sregolatezza, il pugile italiano più tatuato, ha spedito KO  Sabijtov (Ser. 3-27-2) al quarto tempo.

Fuori confine. A Los Angeles in California il gigante romano Guido Vianello (4), si è imposto per KO al secondo round nei confronti del modesto Keenan Hickman (USA 6-4-1), 31 anni alto 1,78 pugile di colore, reduce da tre sconfitte consecutive. Nel 2017 ha perduto col russo Sergei Kuzmin, che nel 2010 a Mosca, vinse gli europei, battendo nei quarti il nostro Cammarelle. Nel febbraio 2018 sconfitto  da Olek Teslenko (16), ucraino di 26 anni, nazionalizzato canadese. Il clou della serata, riservato a Tyson Fury (28-0-1), il gigante irlandese (m. 2.08) di etnia sinti, che dopo l’incredibile pareggio contro Deontay Wilder (40-0-1) è tornato sul ring, abbattendo con irrisoria facilità l’imbattuto tedesco Tom Schwarz (24-1) in meno di due round. Al di fuori del teatrino che offre prima e dopo gli incontri, il trentenne Tyson conferma di avere qualità tecniche e potenza. Giustificando l’ambizione di tornare alla vetta dei massimi. Stefano Castellucci (32-9) 37 anni, residente ad Avezzano in Abruzzo, tricolore welter nel 2006, ha impegnato più del previsto sul ring di Schwerin in Germania, l’ex iridato Jack Culcay (26-4), perdendo onorevolmente sulle otto riprese.

Foto di Renata Romagnoli

 

Di Alfredo

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