Giuliano Orlando consegna il suo libro al presidente dell’AIBA

di Giuliano Orlando

ROSETO DEGLI ABRUZZI. La bella cittadina di Roseto nel teramano, porta buono all’Italia quando ospita eventi internazionali. Nel 2018 in occasione degli europei youth che accorpavano per la prima volta maschi e femmine, l’Italia fu grande protagonista, conquistando tre ori, grazie a Martina La Piana, Biancamaria Tessari e Naichel Millas, due argenti con Daniele Oggiano e Vincenzo Fiaschetti e altrettanti bronzi di Massimo Spada e Tyison Aloma. Era il record per l’Italia, come lo è stato in occasione della quinta edizione dell’U22, inizialmente indicata nel 2020 in Sardegna, su proposta di Vittorio Lai, spostata in Abruzzo nell’anno successivo a causa del Covid 19. Lo spostamento non ha influito sul richiamo delle nazioni e della qualità di atlete e atleti. La manifestazione ideata dal presidente EUBC, Franco Falcinelli sta crescendo e si parla addirittura di fare il salto di qualità, col mondiale di categoria nel 2023. Dicevo edizione record, ne sa qualcosa il direttore esecutivo EUBC, Alexandre Egorov, che ha dovuto gestire arrivo, soggiorno e partenza di oltre 500 persone, arrivati da ben 41 nazioni. La FPI in collaborazione col comitato Abruzzo e Molise è stata incaricata per la parte organizzativa agonistica e logistica. Compito non facile, come infatti si è dimostrato l’impegno.                                                                                                                                   L’Italia di Emanuele Renzini, diventato responsabile delle squadre azzurre su incarico del nuovo presidente federale Flavio D’Ambrosi, ha scelto la linea verde, dimostrando nei fatti di aver visto giusto. A Roseto si sono presentate otto donne, 48: Marchese Giovanna, 51: La Piana Martina; 54: Lamagna Giulia; 57: Charaabi Sirin; 60: Golino Daniela; 64: Monteverdi Simona; 69: Carini Angela; 75: Gemini Melissa e nove uomini: 52 Cappai Patrick; 56: Erylmaz Halit; 60: Iozia Francesco; 64: Ara Matteo; 69: Malanga Gianluigi; 75: Salvati Remo; 81: Iovoli Luca; 91: Lizzi Roberto; 91 + Fiaschetti Vincenzo. Accanto a Renzini, per i maschi i tecnici Agnuzzi Eugenio, Foglia Giuseppe, Alota Massimiliano e Cappai Fabrizio. Per le donne: Caldarella Michele, Tosti Laura e il fisioterapista Giulietti Marcello.

Nel precedente servizio, avevo trattato la manifestazione fino alle semifinali disputate al Villaggio Lido, trasferendosi nell’ultima giornata al Palamaggetti, la struttura che ospitò l’europeo youth nel 2018. Il bilancio conclusivo ha confermato la superiorità della Russia nel settore maschile, grazie ad un bacino di pugili sui quali scegliere, che fa la differenza, fin dalla prima edizione del 2012, proseguita negli anni successivi. A Roseto ha portato sul podio otto dei dieci iscritti, trovando 6 ori e due bronzi, seguita dall’Ucraina (1-2-2), dall’Irlanda (1-1-1), dall’Armenia (1-1-0) e dall’Italia (1-0-2) tornata all’oro dopo quello di Abbes Mouhiidine nel 2018, che avrebbe potuto partecipare al Torneo, essendo del 1998, grazie al leggero Francesco Iozia, siciliano di Modica, che dopo aver vinto gli assoluti ad Avellino, completa la più bella stagione della carriera, conquistando con pieno merito l’importante trofeo, dopo averlo inseguito nelle tre precedenti edizioni. Per l’Italia al maschile il bilancio ha portato anche il bronzo a superleggero Matteo Ara e al welter Gianluigi Malanga.

Il settore femminile si conferma anche nell’U22 quello più forte, al punto di superare lo squadrone russo, giunto a Roseto con dieci atlete decise a fare piazza pulita della concorrenza. In effetti hanno confermato una forza d’assieme notevole, ma ai fatti l’Italia con otto partecipanti ha fatto meglio, conquistando tre ori, un argento e due bronzi a fronte delle dieci russe, con due ori, 2 argenti e 3 bronzi. La Francia ha portato cinque atlete, tutte di alta qualità. Ha vinto due ori e due bronzi ma forse sperava di più. Inghilterra, Germania e Polonia completano il quadro delle squadre che tornano a casa almeno con un oro, mentre l’Ucraina con sei sul podio, ha fallito l’assalto all’oro delle tre finaliste. Argento anche per Finlandia, Romania e Lituania.

Nel dettaglio maschile, i russi si sono imposti in sei delle dieci categorie. 49 con Bekishev, che ha dato ad ogni match la connotazione dello scambio corto, imposto dalla morfologia da brevilineo. In finale contro il mancino bielorusso Karmilchyk ha trovato pane per i suoi denti, ma per la giuria non è bastato. Bis nei 52 con l’altro mancino brevilineo Zakirov al quale tre giudici hanno dato un successo che forse non meritava nei confronti dell’ucraino Halinikev, che ha portato i colpi più precisi, anche se meno continuo. Inutile il ricorso dell’Ucraina, che ha invece avuto successo da parte russa contro la vittoria nei welter da parte di Molodan, che quattro giudici avevano dato vincente contro Stupin. Verdetto, giustamente capovolto dalla giuria d’appello, che aveva preso in esame il recupero finale. La vittoria del medio Voronov non era da mettere in dubbio, anche se il tedesco di colore Schumann, ha disputato un buon match. Netto anche il successo di Kolesnikov, il favorito d’obbligo, che ha dominato il torneo nei quattro match disputati. In finale contro l’armeno Hakobyan, ha fatto il minimo per vincere. Ben altra fatica da parte di Uzunian nei 91 kg., dalla struttura impressionante, ottima boxe che si è spenta sotto l’incalzare del georgiano Yordanyan, basso e tondo, ma dai polmoni a mantice, capace di andare sempre avanti e mettere in difficoltà qualsiasi avversario, tra cui il francese Florentin favorito del torneo. Purtroppo la sudditanza nei confronti della Russia ha pesato anche stavolta e il georgiano ha dovuto accontentarsi dell’argento. Nei +91, livello tecnico notevole, e i quattro saliti sul podio hanno fornito prestazioni da europeo élite. Nei quarti il russo Karnukaev ha ceduto al magiaro Kiss, bronzo mondiale youth, che a sua volta ha dovuto dare via libera all’ucraino Lovchynskyi che in finale ha faticato parecchio contro il mancino georgiano Begadze, dalla boxe attendista, molto pericoloso. Nei 56 kg. l’armeno Bazeyan ha fatto valere precisione e velocità nei confronti dell’irlandese Hession, costretto alla resa a metà del secondo round. L’altro irlandese Clancy nei 64, ha vinto il titolo senza combattere, essendosi infortunato l’israeliano Shtiwi che si era distinto, battendo avversari quotati, tra questi l’azero Rustamov, vittorioso sul russo Shamsaev, il favorito. Nei leggeri arrivano in finale due outsider almeno nei pronostici. L’olandese di origine siriana Akraa del primo gennaio 1998, nome inedito e il nostro Iozia alla quarta partecipazione. Nel 2018, nei 64 kg. ottiene il bronzo. Il match è estremamente equilibrato. Primo round all’azzurro per la precisione, il secondo al tulipano d’un soffio. Sempre di poco, ma chiaro, il terzo assalto vede Iozia più determinato, avere la forza di colpire con maggiore convinzione. Il 3-2 per l’italiano non è un regalo, semmai una corsa ad ostacoli, vinta con pieno merito. Che poi l’Olanda faccia ricorso è il segno di una politica che cerca di vincere a tavolino, sperando di trovare il pelo nell’uovo anche se non c’è. Serve solo a perdere tempo. Oltre a sperare che dirigenti di peso decidano al di sopra dei valori.

Tra le ragazze erano impegnate in finale ben quattro azzurre. Angela Carini nei 69 kg. ha concluso il torneo senza un solo giudice contrario. In finale la russa Anfinogenova, era più tignosa che brava. Anche se non al meglio, la campana ha dominato i tre round e ottenendo anche la coppa quale migliore atleta in assoluto tra le donne. Se l’oro della Carini era nelle previsioni, quelli di Giovanna Marchesi (48) e Sirine Charaabi (57) covavano come speranze. Tramutate in realtà, grazie al cuore e l’ardore di entrambe. La piccola Marchese ha vinto tre match contro il pronostico a cominciare dall’esordio, battendo la russa Khuzakhmetova, molto più esperta, ma sovrastata dall’assalto continuo dell’italiana. La francese Bennama, sorella d’arte, arrivava da successi nei tornei che ne facevano la favorita. Altissima, aveva impressionato con la tedesca Satorius, martellandola con montanti a non finire. Con l’azzurra ci ha provato ma ha capito che era meglio cambiare tattica, usando colpi lunghi. All’inizio sembrava spuntarla ma col passare dei minuti, la più piccola azzurra rubava il tempo dei colpi e addio sogni. Lo stesso in finale contro la tosta ucraina Shalimova, che caricava a testa bassa. L’arbitro dopo averla richiamata parecchie volte amichevolmente, lo infliggeva alla Marchese tra la sorpresa generale. A quel punto l’italiana doveva compiere un miracolo vincendo nettamente l’ultimo round. Cosa che avveniva e arrivava pure l’oro, dopo il bronzo 2019.  Nei 57 toccava alla Charaabi, esordiente in un grande torneo, completare l’opera iniziata nel modo migliore. Per la vittoria finale incrociava la finlandese Viitanen, argento europeo jr. in grande crescita. Niente da fare per la nordica, che aveva battuto la favorita russa Deviataikina a sua volta vincitrice della ceca Bernardova testa di serie numero uno. L’allieva del maestro Perugino, finalmente italiana, ha imposto un ritmo proibitivo anche per la Viitanen, portando a casa l’ennesimo 5-0.  E anche il primo importante trofeo europeo. La quarta azzurra è la biellese Giulia Lamagna, che trova in finale la francese Cruveillier, campionessa uscente, argento mondiale 2019 nei 54 kg., grande favorita del torneo. L’azzurra non entra mai nel match, va in confusione e perde in modo netto. A quel punto, piovono critiche sull’azzurra come se piovesse. Personalmente credo non sia la terapia migliore. Conosco l’atleta da diversi anni e sicuramente la più dispiaciuta è lei stessa. Inoltre valutando le poche sconfitte subite, si deduce che perde da rivali più forti. L’aspetto negativo è che in tali situazioni non cerca di reagire e accetta con rassegnazione la sconfitta. Su questo occorre lavorare. Sempre che le venga offerta un’ulteriore opportunità. La seconda francese vincitrice è stata la Moulai, radici tunisine, molto forte, cresciuta nell’ultima stagione, anche se la Francia le ha preferito per la preolimpica la Lkhadiri, bocciata dalla bulgara Krasteva che le ha soffiato il pass per Tokyo. Nei 60 kg., l’inglese Richardson, plurititolata nelle giovanili, centra il titolo passando in semifinale a fatica contro la russa Asatrian e poi in finale netta sull’ucraina Abramova, forte ma prevedibile. Tutto facile nei medi per la russa Shamanova, già in vetta nel 2019, europea youth nel 2018 proprio a Roseto e la Shishmareva (+81) preferita da tre giudici contro l’ucraina Lovchynska. A salvare il bilancio polacco, la Jancelewicz che dopo aver superato la russa Medenova si impone sulla romena Petcu, forse stanca dopo la battaglia contro l’ucraina Krysiuk. Nel corso del torneo, serata dedicata alla consegna di riconoscimenti vari, alla presenza del presidente mondiale AIBA, il russo Umar Kremlev, che come ai Giochi Asiatici, ha messo devoluto 320.000 dollari, da dividersi con tutti gli atleti che hanno raggiunto il podio. 8000 dollari per i vincitori, 4000 ai secondi e 2000 per il bronzo. Nell’occasione, per l’interessamento di Franco Falcinelli, il sottoscritto ha consegnato al presidente dell’AIBA, mister Umar Kremlev, il mio libro “Rocky Marciano The King” che potrebbe fra non molto diventare un film ed entrare nel circuito russo. Notizia che ha trovato il pieno accordo del leader AIBA.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Alfredo

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