di Giuliano Orlando

La seconda edizione dei Giochi Europei ospitati a Minsk in Bielorussia, per quanto riguarda il pugilato ha compiuto un salto di qualità incredibile. A parte la partecipazione di 44 nazioni, contro le 40 di Baku (Azerbajan) nel 2015, in particolare il settore maschile è salito da 211 a 258 atleti, con 6 campioni d’Europa in carica, sui dieci di Kharkiv in Ucraina nel 2017, nove d’argento e 25 saliti sul podio. Le donne presenti in Bielorussia (cinque categorie) , sono scese da 67 a 59, ma la qualità è salita e non di poco. Il meglio delle presenti sia agli europei in Bulgaria che ai mondiali in India, si è presentata compatta ai Giochi in Bielorussia. Purtroppo l’aspetto drammatico è la qualità scadentissima del 50% dei giudici e arbitri. I verdetti sballati si sono succeduti con cadenza impressionante, passati sotto silenzio dagli organi ufficiali, che ritengono fintamente che tutto va bene. A cominciare dall’esecutore dei comunicati ufficiali della rassegna, che al massimo parla di incontri equilibrati. Che poi la differenza tra un giudice e l’altro sia di cinque-sei punti non crea allarme. Su questo argomento, il c.t. della squadra femminile Emanuele Renzini, ha rilasciato una dichiarazione molto chiara e allarmata, che metto a fine articolo. Alla scrematura che ha portato 40 atleti e 20 atlete al podio, mancano almeno una decina di nomi che meritavano la medaglia. Sono usciti prima delle semifinali pugili pronosticati da medaglia a cominciare dal russo Sagalev che vinse l’oro a Baku nei 49 kg. battuto dall’irlandese Daly, l’azero Huseynov bronzo europeo 2015, battuto dal nostro Serra. Nei 52 kg., l’ucraino Zamotayev 3° agli europei 2017, ha ceduto all’inglese Yafai, salito di categoria, argento a Kharkiv nei 49, che trova in semifinale il bulgaro Asenov, che in Europa ha vinto ha vinto tutto dal 2016 in avanti. Fuori il russo  Kudriakov e il bielorusso Aliyeu,  battuti dal lanciatissimo spagnolo Escobar, che in semifinale affronta il nostro Cappai, finora brillante, superando il forte georgiano Darbaidze. Nei 56, sono a medaglia il  favorito inglese McGrail, che a 23 anni ha talento ed esperienza da vendere, anche se l’lrlandese Walker, bronzo europeo, non è tipo da prendere sottogamba. Da tenere d’occhio il tedesco Raman, classe 1983, tornato sul ring dopo 4 anni di vacanza e a 36 anni sembra aver trovato una condizione invidiabile. L’ucraino Butsenko argento europeo, avrà una brutta gatta da pelare. Di Serio, a 22 anni è una ex speranza, avendo fallito tutte le prove, compresi Giochi, surclassato dal francese Kistohurry, che l’ha tenuto distante col sinistro senza faticare più di tanto. Stesso discorso per il leggero Maietta, che nel 2015 vinse il bronzo europeo nei 56 Kg., la sua categoria, battuto dall’inglese French a sua volta fermato dall’armeno Tonakanyan che ha raggiunto il podio, dopo averlo fallito in Ucraina. Si è confermato anche il locale Asanau, dopo una battaglia molto equilibrata col campione continentale Shestak, prima testa di serie. Verdetto un po’ casalingo ma non scandaloso. In semifinale anche il russo Mamedov, argento europeo. Nei 64 kg. categoria con tanti campioni, al posto dell’olandese La Cruz ci doveva essere il nostro Di Lernia, che una giuria a dir poco distratta ha eliminato con un verdetto assurdo di 3-2, col cubano (29-26) e il bosniaco (29-27),  per l’azzurro gli altri tre giudici (russo, svedese e ceco!) che avevano 28-28 e hanno scelto il tulipano di colore, contato e richiamato! Assurdo.  La Cruz ha proseguito il cammino battendo per la giuria anche Erdemir (3-2), davvero sfortunato, scatenando l’ira dell’angolo turco a giusta ragione. Vedremo cosa farà contro  l’armeno Bachkov, europeo in carica uno dei migliori elementi in assoluto. Sull’altra sponda troviamo  l’inglese Luke McCormack e il francese Oumiha, oro mondiale, argento a Rio nei leggeri.  Categoria superlusso. Salito nei 69 kg. il vecchio cubano Sotomaior (34 anni) truccato da azero ha confermato più mestiere che talento, in un girone facile. Ora trova  Pat McCormack, per arrivare in finale, mentre Agrba (23 anni) vice campione russo, battuto in finale dall’esperto Zamkovoy al primo round, faticherà con l’ucraino Barabanov. Chissà che il cubano faccia il colpaccio. Iscritto Mangiacapre (30 anni), e non intendo polemizzare, rispettando il passato di un campione che ha ottenuto il bronzo olimpico nel 2012, ovvero sette stagioni addietro, passato professionista. Si è fermato contro il kosovaro Behrami! Valeva la pena? Aveva la spalla in disordine, ma questo non giustifica la cecità della scelta, alla faccia del rinnovamento. Nei medi, salvo sorprese l’ucraino Khyzhniak (25 anni in agosto), campione del mondo e d’Europa, che non conosce sconfitte dal 2016, dovrebbe spuntarla. In finale troverà il vincitore tra l’irlandese Nevin e il nostro Cavallaro, che ben conosce l’ucraino che ha battuto da jr. ma perso due volte negli elite. Un altro cubano-azero nei 75 kg. il più giovane Alfonso (24 anni) tenuto a balia dal 2017, giunto al podio senza troppo emozionare, boxe fatta di finte e passi laterali, elusivo ed esperto come un trentenne, sempre al limite delle regole. Fiori non avrà vita facile con un simile soggetto, anche se ha già superato le attese battendo il favorito russo Khataev, campione nazionale 2017, vice nel 2015 e 2018, considerato con l’inglese Whittaker il favorito alla vittoria. Il romano non più verde (29 anni) sta trovando quello che ha disperso in passato. La finale sarebbe un bel premio. Non è riuscito a farcela il nostro Mouhiidine, il campano che dopo aver vinto il titolo UE lo scorso novembre a Valladolid battendo Toni Filippi, che a Minsk è giunto a medaglia grazie al sorteggio più facile. A battere Aziz è stato il russo Gadzhimagomedov (22 anni) in pista dai 16 anni, protagonista dal 2017 quando venne fregato in finale al torneo U22 dal romeno Aradoaie. Si è rifatto nel 2018 e ha conquistato l’argento europeo nel 2017 negli 81 kg. Adesso ha raggiunto la semifinale, vincendo di poco, contro l’azzurro che ha colpito di più, ma senza incidere e denotando limiti notevoli a corta distanza, dove dovrà lavorare molto per completare una crescita che comunque lo promuove anche se ha mancato il podio. In finale sarà una bella sfida con l’inglese Cheavon Clarke, un coloured niente male. Nei +91 la vera finale è anticipata tra il campione d’Europa in carica, il monumentale ucraino Vykhryst e l’emergente croato Milun (22 anni) un mancino concreto e preciso. Milun ha dominato all’esordio Clemente Russo prossimo ai 36 anni, confermando che la condizione atletica a questo punto non basta per pensare a sogni a cinque cerchi. La federazione ha investito un bel po’ di euri, sul doppio campione del mondo e doppio argento olimpico, pensando possa arrivare a Tokyo. Finora gli esami veri sono stati veri floppy. Battuto netto al torneo UE dallo spagnolo Brissi, la sconfitta con Milun è stata più pesante. Russo è bene allenato, si muove a ha fiato. Purtroppo non schiva più e non rientra come un tempo. Sbraccia e si scompone. Mi chiedo perché insista, quando potrebbe essere uomo immagine  della nostra boxe, come fa Cammarelle.

Nel settore femminile, cinque categorie, l’Italia era presente con Alessia Mesiano (57), Irma Testa (60) e Assunta Canfora (69). Fuori dal podio le prime due, Alessia ha disputato una prova superlativa contro l’olandese Betrian, che ha la forza di un uomo e che ai mondiali aveva vinto netto. Stavolta l’azzurra ha lottato alla pari, denotando una condizione quasi perfetta, gli è mancato un nulla per spuntarla e come al solito i giudici non l’hanno aiutata. Un 3-2 che significa quanto il match poteva andare dalla sua parte. Brava Alessia, sei sempre una leonessa di talento. Nei 69 la Canfora conferma di essere in pianta stabile nei quartieri alti della categoria. Dopo il trionfo in India, conferma il suo valore giungendo in semifinale a spese di Schmoranzova (CZE) e della francese Sonvic, con sicurezza. Adesso trova la tedesca Apetz, difficile ma non impossibile, poi potrebbe esserci la finnica Gustafsson, una rivincita degli europei di Sofia 2018.  Nei 60 kg. Irma Testa, dopo la larga vittoria sulla moldova Cravcenko, trova campionessa del mondo in carica, bronzo europeo, l’irlandese Kellie Harrington (30 anni a dicembre) contro i 21 dell’azzurra, che lungi dai timori reverenziali denotati al torneo UE a Cascia nel 2017, ha affrontato l’iridata a muso duro, tenendo nel primo, vincendo il secondo e anche il terzo round. Il più bel match della talentuosa campana che ha compiuto quel salto di qualità tanto atteso. A rovinare tutto quattro giudici che hanno subito la sudditanza nei confronti della campionessa. Solo l’egiziano ha avuto il coraggio di dare la vittoria all’azzurra, mentre il lettone, il canadese, il bielorusso hanno visto l’irlandese. Ma il capolavoro dell’insipienza l’ha compiuto l’australiano Carl Ruhen assegnando nel primo round un 10-8 che ha dell’incredibile e il suo 30-26 ha il sapore della beffa. Il problema è che tutto avviene anche in altri match senza che i responsabili facciano una piega.

Ecco le dichiarazioni di Emanuele Renzini, il c.t. della nazionale femminile: “Dire che sono arrabbiato è poco. Ormai sono giunto al limite della sopportazione, troppi verdetti contro, ingiusti. Ma la causa di questo decadimento ed è tutta dell’AIBA che dopo Rio, per pulirsi la coscienza e salvarsi dal naufragio in cui era scivolata, ha fatto pagare gli errori squalificando non solo i 12 privilegiati, che ci poteva anche stare, ma tutti i presenti ai Giochi, scarnificando il bacino dei migliori, facendo ricorso ai fondi della bottiglia, raccogliendo giudici e arbitri da paesi privi di esperienza e impreparati e lanciando giovani alle prime armi, in particolare molte asiatiche di bella presenza ma prive dei requisiti per dirigere e giudicare. Ad ogni campionato si peggiora, ma l’AIBA sembra non accorgersi. Dopo la vittoria dell’irlandese, dico la verità, sono venuti sia l’atleta che il maestro a scusarsi, ammettendo che il verdetto è stato un regalo. Questo ha reso più amara la sconfitta. Per capire l’incapacità dell’australiano, da arbitro,  dopo aver contato il pugile finito al tappeto, è andato a pulire i guantoni a quello che aveva spedito l’avversario al tappeto. Tra le risate del pubblico, una vera presa in giro. E questo è uno che decide i verdetti. Nello spogliatoio ho abbracciato Irma dicendogli che ero orgoglioso del match. Tenete conto che Irma ha combattuto a 57 kg. regalando 3 kg. all’irlandese. Militando nei leggeri per le norme dei punteggi a questa particolare  rassegna. Questa Irma a 57 kg. se le mangia le avversarie. Mentre prima faticava ad allenarsi, era pigra e poco concentrata, adesso è un esempio per tutte, la prima ad arrivare l’ultima a lasciare. Spesso è lei che mi stimola per allenarsi ulteriormente. E’ maturata e col talento che si ritrova il futuro è suo. Sempre che giudici incapaci non rovinino tutto. Quello che rattrista è che all’AIBA fanno finta di nulla. A Minsk si è toccato il fondo, spesso nei 3-2 ci correvano 6 punti tra un giudice e l’altro. Pazzesco”.

Nella semifinali maschili Inghilterra è a quota 6, Italia, Ucraina e Armenia con 4, Irlanda e Russia 3, Georgia, Germania, Bielorussia, Francia e Azerbajan 2, Slovacchia, Croazia, Moldovia, Bulgaria, Olanda e Spagna 1.  Accedono in semfinale 17 nazioni, sulle 40 presenti. Tra le donne, Russia a quota 4, Polonia 3, Bulgaria, Irlanda, Olanda e Finlandia 2, Italia, Turchia, Inghilterra, Svezia e Turchia 1.  Undici nazioni al podio sulle 27 in partenza.

 

Di Alfredo

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