di Giuliano Orlando

Anche se il Covid 19 non è sconfitto, la ripartenza del pugilato è ormai prossima. ll vaccino lo stanno cercando i più importanti laboratori del mondo, consapevoli che chi lo scopre diventa il Creso universale. Le grandi case farmaceutiche assicurano che non ci saranno speculazioni, quindi vaccino a disposizione di tutti, ricchi e poveri. Ci credete? Io ho seri dubbi, sperando di sbagliare. Aspettando che arrivi, il mondo in guantoni freme, stufo di stare fermo. La partenza vede ai nastri di partenza 77 campioni del mondo – volutamente non ho considerato i vari silver, diamond e altre diavolerie che le varie sigle hanno inventato per guadagnare altri quattrini – mi sono fermato ai campioni regolari e super. Considerata l’inflazione, in alcuni casi ho dato la preferenza a quello più quotato.  Nel contesto generale mancano i titolari di sette sigle (5 IBO e 2 WBO).                                                                                                     MASSIMI. L’Inghilterra è la padrona assoluta della categoria, situazione che potrebbe durare a lungo, visto che Anthony Joshua (23-1) titolare WBO, WBA, IBF, IBO, dopo lo scivolone contro il messicano Andy Ruiz nel giugno 2019 a New York, a distanza di sei mesi ha rimesso le cose a posto tornando sul trono. Il prossimo impegno è contro il bulgaro Kubrat Pulev (28-1) stagionato pugile di 39 anni, dalla lunga attività nei dilettanti (due sconfitte contro Cammarelle, dopo una prima vittoria) e il passaggio nei pro a 28 anni, un primo tentativo iridato in Germania, nel novembre 2014 contro Wladimir Klitschko, dominato dal campione ucraino, vincitore per KO al 5° tempo La fortuna di Pulev è il suo manager Vaylo Gotsev, che non intende perdere la ghiotta opportunità, vedi lauta borsa, anche se smagrita a causa della pandemia. La sfida programmata inizialmente il 20 giugno a Londra, è in attesa della sede a fine estate. Per Joshua sulla carta una difesa tranquilla, anche se Ruiz insegna che nella boxe nulla è scontato. Facendo gli scongiuri da parte di Eddie Hearn, che ha piani a lungo raggio, il cui zenit dovrebbe portare il suo pupillo alla sfida nel 2021 contro Tyson Fury (30-01), tornato come un tornado in vetta al mondo per il WBC. Nella seconda sfida del 22 febbraio 2020 a Las Vegas, successiva al pari del dicembre 2018, “The Gypsy” il “Re zingaro” ha posto fine al regno di Deontay Wilder (42-1-1) che durava dal 17 gennaio 2015, quando sempre a Las Vegas aveva conquistato la cintura ai danni di Bermane Stiverne (23-4-1) stagionato haitiano residente negli USA, che aveva già 35 anni.  Non solo, l’irlandese ha interrotto una striscia positiva di imbattibilità che durava dal 22 agosto 2008, dopo la sconfitta in semifinale ai Giochi di Pechino, subita contro il nostro Clemente Russo. Da allora sono trascorsi 12 anni e mezzo, un tempo infinito. Tyson non è nuovo a queste imprese. Il 28 novembre 2015 sul ring di Dusseldorf in Germania, batte l’ucraino Wladimir Klitschko impossessandosi delle cinture WBA, WBO, IBO e IBF. Impresa clamorosa, visto che l’ucraino regna dal 22 aprile 2006, ed è giunto alla 18° difesa consecutiva, vicino al record di Joe Louis a quota 25. Non solo, Fury ferma anche l’imbattibilità dell’ucraino dopo 11 anni e 7 mesi.  Il terzo confronto con Wilder è ambito da molti. Le offerte si sprecano, oltre che gli USA, sono interessati al match organizzatori di Macao e Australia, Il furbo Bob Arum (Top Rank) che gestisce, Tyson dal 2019, avendo sostituito Franck Warren, ha solo l’imbarazzo della scelta. Il match pur ambito, rappresenta la tappa di avvicinamento verso  Anthony Joshua, confronto in grado di battere ogni record di borse e incassi. Dietro ai due campioni e sfidanti, bussa con insistenza l’inglese Dillian Whyte, campione ad interim WBC, pronto a sostituire Wilder nel caso dovesse rinunciare, caso abbastanza improbabile, oltre all’ucraino Olex Usyk, salito di categoria e deciso a bruciare le tappe.

CRUISER – MASSIMI LEGGERI – Per il WBC il campione è Ilunga Makabu (27-2) congolese di 32 anni, mancino dotato di potenza nel sinistro come dimostrano i 24 ko ottenuti. Residente dal debutto al professionismo (2008) a Johannesburg in Sudafricana, mantenendo la nazionalità del paese di nascita. Carriera lunghissima e un precedente tentativo fallito nel 2016 contro l’inglese Tony Bellew a Liverpool, battuto per KO al terzo round, dopo che nel primo era riuscito a far contare Bellew.  Dopo quella sconfitta, la seconda in carriera, la prima al debutto, ha ripreso la striscia positiva, combattendo in Francia, Germania, Russia e Zimbabwe, col ritorno in Congo il 31 gennaio 2020 a Kinshasa, battendo il polacco Michal Cieslak (19-1) conquistando la cintura vacante, dopo l’abbandono dell’ucraino Olek Usyk. Nel 2019 supera i due russi Dmitry Kudryashow a giugno sul ring di Ekaterinburg e Aleksey Papin il 24 agosto a Chelyabinsk. Campione IBO è il sudafricano bianco Kevin Lerena (25-1), 27 anni, attivo dal 2011, in carica dal 2017, superando il forte congolese Youri Kalenga dopo 12 round equilibrati per SD. Da quella vittoria ha difeso sei volte la cintura battendo gli ucraini Dmytri Kucher e Roman Golavashenko, il kazako Artur Mann, il ceco Vasili Ducar, il macedone residente in Svizzera Stefen Seferi e nell’ultima difesa a Goeppinger in Germania, il tedesco di origine turca, Firat Arslan prossimo ai 50 anni, messo KO al sesto round. Il titolare IBF è il cubano Juniel Dorticos (24-1) 34 anni, residente a Miami, professionista dal 2009. Il 23 maggio 2017 a San Antonio (Usa) conquista la cintura WBA a spese del russo Dmitry Kudriashov, messo KO al secondo round, ma la perde il 3 febbraio 2018, contro il russo Murat Gassiev (26-1) che si impone sul quadrato casalingo di Adler.  Sedici mesi dopo (15 giugno 2019), Dorticos combatte a Riga in Lettonia per la vacante cintura IBF contro Andre Tabiti (USA 17-2), finito KO alla decima ripresa. La WBA, riconosce quale supercampione il francese Arsen Goulamirian (26) 32 anni, armeno di nascita, professionista dal 2011, solo un paio di uscite dai confini nazionali, anche se risiede da anni in California, allenato dal noto maestro Abel Sanchez. Nell’ottobre 2018 a Marsiglia conquista l’interim WBA, battendo il belga, ivoriano di nascita Ryad Merhy (29-1) KOT all’11° round, fino ad allora imbattuto. Un anno dopo a Parigi, affronta l’australiano Kane Watts (21-4) per la cintura regolare e lo spedisce KO al quarto round. Prima difesa il 28 dicembre scorso, ancora a Marsiglia, di fronte al moldovo Costantin Bejanaru (14-1), fermato per ferita al nono round, indietro nel punteggio. Il WBC lo indica SuperChampion. Il WBO dopo l’abbandono di Olek Usyk, non ha ancora trovato il sostituto.

MEDIOMASSIMI.  WBC e IBF si identificano nel russo Artur Beterbiev (15) di 35 anni, ottimo dilettante, iridato nel 2009 a Milano, europeo 2006 e 2011, due presenze ai Giochi (2008 e 2012), sua bestia nera l’ucraino Olek Usyk, che lo ha battuto ai mondiali 2011 e ai Giochi di Londra 2012. Il russo passa pro nel 2013 prendendo residenza a Montreal in Canada. Lo allena il padre e compie il salto di qualità quando nel 2017 entra nella Top Rank di Bob Arum. Combatte negli USA e l’11 novembre 2017 a Fresno batte il tedesco Enrico Koelling (23-2) e conquista la cintura IBF, che difende nel 2018 contro l’inglese Callum Johnson (18-1) imbattuto, finito KO al quinto round; nel maggio 2019 a Stockton (Usa) concede un round in più a Rodivoje Kalajdzic (24-2) moldovo di 28 anni, nazionalizzato americano. Il capolavoro lo compie il 18 ottobre scorso a Filadelfia (Usa) costringendo alla resa il quotato ucraino Olek Gvozdyk (17-1) privandolo della cintura WBC. La prossima difesa a ottobre contro il cinese Fanlong Meng, sfidante ufficiale. Il tedesco Dominic Boesel (30-1) 30 anni, ex europeo, è il titolare IBO. Cintura conquistata dopo un inseguimento iniziato nel 2013, col titolo youth WBO, poi l’Intercontinentale (2014-2017). Lo stop imposto dal connazionale Karo Murat per l’europeo, titolo che porta a casa nel 2018 a spese dell’italo-ucraino Serhiy Demechenko. Sempre nel 2018 batte Koelling e trova la grande occasione il 16 novembre scorso ad Halle, contro lo svedese Sven Fornling (15-2) che aveva detronizzato Karo Murat. Boesel vince alla grande mettendo il vikingo KO all’11° round. Il secondo russo, Dmitri Bivol (17), titolare fino alla fine del 2019. Nato in Kirgyzstan il 18 dicembre 1990, mamma coreana e padre moldovo. Pro dal 2014, lunga carriera nei dilettanti (268 + 15 -). Guidato del miliardario russo  Andrey Ryabusky. Bivol, risiede a S. Pietroburgo, ma nell’ultima parte della carriera ha combattuto negli USA, anche se il titolo WBA l’ha conquistato il 4 novembre 2017 a Montecarlo, mettendo KO al primo round l’australiano Trent Broadhust. Cinque difese fino all’ultima contro Lenin Castillo, di S. Domingo, quando il WBA l’ha designato Superchampions, mentre il canadese, haitiano di nascita Jean Pascal, 37 anni, battuto da Bivol l’anno scorso, è diventato il campione regolare, dopo il successo sullo svedese Badou Jack, sia pure per SD, lo scorso dicembre.

SUPER MEDI.  Il WBC con David Benavidez (22) ha uno dei più giovani campioni in carica. David è nato il 17 dicembre 1996, a Phoenx in Arizona, famiglia che mangia pane e boxe. A 17 dopo soli 15 match da dilettante, tutti vinti, passa pro. Lo allena papà Josè senior. Nel 2017, rischia di fermarsi, per uso di droga assieme al fratello Josè. Se la cava con un breve stop. Dotato di talento, criticabile per alcuni atteggiamenti poco eleganti. Conquista il titolo WBC a Las Vegas, l’8 settembre 2017 ancora ventenne, superando il romeno Ronald Gravila, dieci anni più anziano, dopo dodici round infuocati, con David costretto al tappeto nel primo round. Cinque mesi dopo lo ritrova e lo batte nettamente. Nell’ultimo match, il 28 settembre scorso a Los Angeles, regola il non facile Anthony Dirrell (33-2-1) fermato al nono round per ferita, indietro nel punteggio.  L’inglese Billy Joe Saunders (29) titolare WBO, sotto la guida di Eddie Hearn, era quasi certo di affrontare Canelo Alvarez (medi WBA) per un bel po’ di dollari, ma il covid 19, ha guastato tutto. Nel frattempo resta titolare WBO, reduce dalla vittoria a novembre sull’argentino Marcelo Coceres, per KO, nel suo esordio americano. Nel 2014 conquista l’europeo medi ai danni di Blandamura e l’anno dopo a dicembre diventa campione WBO, superando il mancino irlandese Andy Lee, che nel dicembre 2014 a Las Vegas, aveva battuto Matved Koborov per KO al quinto round, col russo in netto vantaggio ai punti. Dopo la conquista, cinque difese senza problemi. Ora deve decidere se lasciare il titolo o continuare nei supermedi. Arriva da Nashville nel Tennessee, anche se risiede a Las Vegas, Caleb Plant (20) 27 anni, allenato dal padre e guidato da Al Haymon. Conquista la cintura IBF ai danni del venezuelano Josè Uzcategui il 13 gennaio 2019 a Los Angeles. Due difese vincenti, l’ultima contro il tedesco Vincent Feigenbutz  (31-2) che nel 2016 venne sconfitto dal nostro De Carolis per il titolo WBA. La stessa sigla attualmente nella bacheca dell’inglese Callum Smith (27) di cui è supercampione. Nato a Liverpool il 23 aprile 1990, pro dal 2012, campione d’Europa nel 2016, guidato dalla Matchroom di Eddie Hearn. Famiglia di pugili, i fratelli Paul, Stephen e Liam sono attivi. Titolare dal 2016 battendo lo svedese Skoglung (26-1), ritiratosi dopo la prima e unica sconfitta. Quattro difese vincenti, contro l’olandese Kolzken, i connazionali Groves e Ryder, oltre al francese N’Dam N’Jikam nato nel Camerun. Tutti e quattro i campioni, sono imbattuti. La cintura IBO, è vacante

MEDI.  Titolari di grande prestigio. Il kazako Gennady Golovkin (40-1-1), pro dal 2006, è campione IBF e IBO, titoli conquistati il 5 ottobre 2019 a New York, battendo a fatica l’ucraino Derevyanchenko (13-2). La terza sfida con Saul Avarez è il tormentone degli ultimi tempi. La situazione vede il messicano in vantaggio, un pari e una vittoria. I due match tra il settembre 2017 e quello del 2018, non ha certo risolto la questione. Il protetto della Golden Boy di Oscar De La Hoya, ha nove anni meno del kazako (29 contro 38) e il tempo che passa aiuta il messicano. Personalmente non ho visto Golovkin inferiore ad Alvarez, ma si tratta di una valutazione molto soggettiva. Il messicano è rimasto supercampione WBA, avendo rinunciato alla cintura dei mediomassimi, conquistata il 2 novembre 1919 a Las Vegas contro il russo Sergey Kovalev, con più facilità del previsto. Il 4 maggio sempre del 2019, si era imposto netto su Daniel Jacobs (USA) sempre a Las Vegas. Alvarez (53-1-2) ha solo 29 anni, ma combatte nei pro dal 2005 a soli 15 anni. Una carriera magistralmente guidata da Oscar De La Hoya, che lo ha portato in vetta anche nei superwelter. Il pugile più pagato, escludendo i massimi. Gli altri due titolari sono Jermall Charlo (WBC) e Demetrius Andrade (WBO) entrambi imbattuti, assai ambiziosi e talentuosi. Jermall (30) guidato dalla Golden Boy è salito di categoria, dopo essere stato campione IBF superwelter dal 2015 al 2017. Nel 2019, battendo Brandon Adams (Usa) ha raccolto la cintura WBC.  Andrade (29) è guidato dalla Matchroom di Eddie Hearn, pro dal 2008, è stato la bestia nera di Keith Thurman, tra i dilettanti.  Anche lui è salito dai superwelter, dove è stato titolare dal 2013 al 2017 sempre WBO. Ha conquistato la cintura medi il 20 ottobre 2018 a Boston, superando il namibiano Walter Kautondokwa col titolo vacante. Tre difese, l’ultima battendo l’irlandese Luke Keeler, finito KO al nono round sul ring di Miami in Florida. Le altre categorie nei prossimi articoli. 

Di Alfredo

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