MAGNESI vs KINIGAMAZI TITOLO MONDIALE SUPERPIUMA IBO

di Giuliano Orlando

L’organizzatore e manager romano Davide Buccioni non si arrende mai, anche se la mancata difesa mondiale di Michael Magnesi (20) in Australia è stata un brutto colpo, che ha costretto il campione e il manager a rivedere tutti i programmi. “Quando le cose vogliono andare di traverso è inutile lottare. – sottolinea Buccioni – La difesa prevista a Melbourne il 5 giugno, rappresentava il raggiungimento di un traguardo di importanza primaria.  Purtroppo l’avversario si infortuna a poche settimane dal match, il sostituto proposto dagli organizzatori viene bocciato dall’IBO e così salta la difesa per la quale avevamo lavorato a lungo. Un danno economico notevole che nessuno ci ha rimborsato”. E adesso? “Sono in contatto con alcuni organizzatori inglesi per una difesa entro l’estate. Al momento due i nomi proposti. Il primo riguarda Anthony Cacace (19-1), genitori campani, guidato da Lou DiBella, molto interessato per allestire la sfida probabilmente a Belfast. La seconda, porta il nome del gallese Joe Cordina (15), 30 anni, fresco titolare superpiuma IBF, che ha detronizzato il giapponese Konichi Ogava (26-2-1) lo scorso 4 giugno a Cardiff. In   questo caso si tratta di salire di categoria e diventare sfidanti. Vedremo a tempi brevi cosa scegliere. Importante è tornare a combattere, dopo troppi mesi di allenamenti e nessun match”. La previsione del ritorno è ad agosto.                                                                                                                                          

Nel frattempo, l’8 luglio, la Buccioni Boxing Team, organizza a Roma grande boxe, riportando la capitale all’attenzione nazionale. Doppio clou con due titoli in palio: l’Internazionale Latino IBF welter e la cintura tricolore dei superleggeri. La prima vede sul ring il beniamino di casa Pietro Rossetti (14-1) sfidare lo spagnolo Aaron Alhambra (11-1), mentre l’altro confronto riguarda la prima difesa del campione italiano Charlemagne Metonyekpon (10), titolo conquistato a spese di Arblin Kaba (13-3-1) il 26 marzo ad Osimo nell’anconetano, dopo una battaglia molto equilibrata. Il campione ritrova il romano, Jacopo Fazzino (6-5) col quale si era confrontato il 19 dicembre 2020 ad Ancona, sconfitto di misura sui sei round. Quando a Fazzino è stata proposta l’opportunità tricolore, la risposta non poteva che essere positiva, concretizzandosi l’opportunità di battersi per il titolo italiano, godendo del tifo dei suoi estimatori. Il record in apparenza modesto è poco indicativo del suo reale valore. Da non sottovalutare le vittorie sull’abruzzese Mattia Di Tonto e in particolare sul campano Donato Cosenza, campione italiano e titolare agli europei dilettanti. Un test che al di fuori del risultato assicura spettacolo considerato che entrambi sono votati all’attacco. La riunione ubicata allo Stadio della Romulea, in via Farsalo, verrà completata da quattro match di indubbio interesse. Nei mediomassimi ci sarà l’attesissima sfida tra l’inossidabile ex campione UE Serhij Demchenko (23-8-1) ucraino residente a Roma da anni e il pescarese non più verde Gian Marco Ciofani (1-4-1), 38 anni, reduce dal successo sul georgiano Giorgi Kandelaki  (12-48-3), dignitoso collaudatore, deciso a battere il coetaneo. In attesa di conoscere gli avversari, i tre romani impegnati rappresentano un capitale importante per il futuro del nostro boxing. Il supermedio Yuri Lupparelli (10) aspetta l’opportunità tricolore, mentre il massimo Antonio Carlesimo (2), spesso sul podio agli assoluti dilettanti, sta facendosi largo nei pro, come dimostrano i due KO inflitti agli avversari da professionista, deciso a ripetersi al terzo esame. Importante il rientro del superwelter Damiano Falcinelli (14-1), pro dal 2014, ex campione italiano, deciso a cancellare la delusione della prima sconfitta in carriera, rimediata il 28 maggio 2021 a Charlottenburg in Germania, ko contro Hard Matevosyan. Da allora non ha più combattuto. Dopo oltre un anno risale sul ring, per riprendere il cammino in modo positivo, più che fattibile, viste la qualità del romano.   Biglietti in vendita su www.boxol.it Prezzi: 30 euro a bordo ring, 20 euro in tribuna.

Sul ring Palataurus di Lecco è tornato a combattere Alessio Lorusso (18-4-2), battendo il georgiano Spartak Shengelia (4-14-1) sui sei round, che a dispetto del record decisamente negativo, è sempre un rivale ostico, come dimostra il pareggio imposto a fine 2019, all’ex europeo Luca Rigoldi. Lorusso si imposto nettamente e a questo punto, dopo le vacanze estive di breve durata, inizierà la preparazione per la sfida più importante della carriera. L’organizzatore Mario Loreni, che ne gestisce la carriera, ha vinto l’asta offrendo 43.280 euro, per allestire il vacante europeo pesi gallo, match fissato al Palasport di Monza il 14 ottobre, contro il basco Sebastian Perez (13-2-1) avversario di tutto rispetto, deciso a portare nella sua San Sebastian lo scettro continentale. “Come organizzatore ho fatto il mio dovere – sottolinea Loreni – anche se lo sforzo economico è stato pesante, avendo fiducia nel pugile le cui doti non sono in discussione. Si tratta di confermarle sul ring come ha fatto in precedenza. Se conquista l’europeo si aprono vasti orizzonti e possibilità di guadagni molto interessanti. A questo punto tutto dipende da lui”.

Alessio ha lasciato vacante il titolo dell’Unione Europea, che aveva conquistato il 20 novembre scorso a Carugate, cittadina alle porte di Milano, battendo l’esperto francese Thomas Masson (19-5-1) che in passato aveva dominato nei pesi mosca, disputando un match capolavoro, in quel frangente sotto la procura di Devide Buccioni, allenato perfettamente da Giacobbe Fragomenii, indimenticato ex iridato nei cruiser. Cambiato il procuratore, ma non il maestro, dovrà dimostrare di saper compiere il salto di qualità, centrando il traguardo europeo assoluto. Nella prima e unica difesa dell’UE, disputata all’Allianz di Milano, il 9 aprile scorso, aveva battuto per KO al dodicesimo round l’ennesimo spagnolo, in quel caso Jacob Barreto (13-5), canario di Santa Cruz, dal fisico imponente, ma senza la scintilla del campione. Prima della resa, pur essendo in largo vantaggio la prova di Lorusso non era stata esaltante. Troppe pause e incertezze, che non potrà permettersi di fronte a Perez.                                                                                                                                        Fabio Turchi (20-2) è tornato nella sua Firenze, dopo la sconfitta pesante sul ring di Londra alla OVO Arena, contro il perticone inglese di colore Richard Riakporhe (15) nella semifinale per sfidare il lettone Mairis Briedi  (28-1), 37 anni, attivo dal 2009, titolare massimi leggeri IBF dal 2019, unica sconfitta in carriera nel 2018 per MD, contro l’ucraino Olek Usyk (19), ex campione assoluto cruiser e attuale titolare dei massimi con quattro  cinture ai fianchi (WBA, IBF, WBA e IBO), sottratte ad Anthony Joshua (24-2)  il 25 settembre scorso a Tottenham.  Quella WBC la detiene Tyson Fury (32-0-1) inglese-irlandese di etnia rom. “Speravo in una conclusione migliore – mi confessa Fabio Turchi – ma la boxe è questa e si deve accettare il verdetto del ring. Avevo iniziato nel modo giusto, cercando di accorciare la distanza per non subire lo smisurato allungo dell’inglese. Purtroppo la tattica aveva i suoi rischi e purtroppo è bastata una minima disattenzione per rovinare tutto. Il sinistro che mi ha preso al fegato era davvero micidiale e essermi rialzato prima dell’out è stato uno sforzo di volontà e d’orgoglio. Il getto della spugna di papà mi ha evitato ulteriori danni e lo ringrazio. Che l’inglese fosse largamente favorito lo sapevo io la famiglia Cherchi. Ugualmente, da pugile professionista un match che vale una semifinale mondiale, ben pagato, è sciocco rifiutarlo”.                                                                                                                                                                           Diciamo che, persa una battaglia si deve andare avanti, pensando al futuro. Cosa che stanno costruendo per lui Christian e Alessandro Cherchi. “La situazione europea della categoria è in evoluzione e questo potrebbe portare Fabio ad un’importante opportunità a tempi abbastanza brevi. – Spiega Alessandro – Riassumendo, l’attuale campione in carica, l’inglese Chris Billam-Smith (15-1), l’unico che ha lottato alla pari con Richard Riakporh, dopo la difesa del 16 aprile a Manchester contro Tommy McCarty (18-4), messo KO all’ottava ripresa, sta pensando di lasciare il titolo per puntare più in alto. Al momento lo sfidante ufficiale è il francese Dylan Bregeon (12-2-1) che Turchi ha battuto il 14 aprile 2021 a Milano per l’Unione Europea. Il nostro progetto è quello di farlo rientrare a luglio davanti al pubblico di casa e presentare all’EBU la candidatura per battersi col francese. In considerazione del fatto che i nomi che lo precedono non sono interessati all’europeo. Ci proveremo, speriamo con successo”.                                                                                                                      

Tornando al fascinoso mondo dei giganti, stando alle ultime notizie della Matchroom di Eddie Hearn, la rivincita tra il campione Olexander Usyk (19) e Anthony Joshua (24-2), verrà disputata al Jeddah Super Dome in Arabia Saudita il 20 agosto. Il gigante inglese, dopo la sconfitta del 25 settembre scorso ha cambiato lo staff tecnico e anche l’emittente televisiva, passando da Sky a DAZN. Il nuovo allenatore Robert Garcia, ha letteralmente rivoluzionato il tema tattico in rapporto al match precedente, puntando alla vittoria sulla distanza e non già a quella prima del limite. La sfida del 20 settembre, dovrebbe dare il via ad una continuità organizzativa che prevede per dicembre l’allestimento del confronto tra il vincitore del match di settembre e Tyson Fury (32-0-1) in possesso della cintura WBC, che pare abbia messo da parte l’idea del ritiro, stuzzicato dall’offerta saudita. D’altronde non mancano certo i capitali ai principi del Golfo, che col rialzo alle stelle del petrolio, stanno guadagnando alla grande. Il progetto “Vision 2030” del principe ereditario Mohammed Bin Salman va oltre il pugilato, orientato verso un cambiamento radicale, orientando l’Arabia Saudita a diversificare la sua economia al di fuori del petrolio, sviluppando attività ricreative e altri sport quali il golf, la conferma della F1, il calcio che a dicembre in Qatar, ospiterà la Coppa del Mondo, e non casualmente potrebbe organizzarsi la sfida tra Fury e il vincitore di Usyk e Joshua. Recentemente il principe Ben Salman ha comprato il Newcastle, militante nella Premier League inglese. Sempre la società saudita ha garantito poco meno di 25 milioni di dollari alla nostra Lega di A per la Supercoppa italiana e addirittura 40 milioni annui a quella spagnola, ospitando la Supercoppa e un lauto compenso a Real Madrid e Barcellona. La star Leo Messi, sarà ambasciatore dell’Arabia Saudita dal ministero del turismo, il cui disturbo verrà retribuito con sei milioni di euro annui. Ingresso massiccio anche nella F1, pagando 650 milioni di euro in dieci anni per allestire la gara. Tanti soldi anche per la scuderia inglese Aston Martin, che incasserà 50 miliardi di euro per promuovere il marchio Saudi Aramco sulla vettura, che rappresenta la compagnia di idrocarburi saudita con un Giro d’affari da due triliardi di dollari e un fatturato superiore ai 400 miliardi. Per non farsi mancare nulla, da altri fondi sauditi, arriverà in Arabia Saudita la WWE, il meglio del wrestling americano, oltre a tornei di tennis dell’ATP, di scacchi e riunioni ippiche. Il contributo è di 500 milioni di dollari per dieci anni.

Sotto la consulenza del principe Khaled Bin Abdulaziz, grande appassionato di pugilato, attraverso la Skill Challenge Entertainment, impresa organizzatrice di eventi con sede a Riyad, che si è assicurata i diritti globali delle sfide in guantoni, la grande idea è il progetto di realizzare a pochi km da Riyad, una Las Vegas di nuovo conio, ancora più scintillante e invitante. Facendo nascere la nuova capitale mondiale del divertimento.

 

Carlos Ortiz, uno dei più grandi pugili portoricani, noto in Italia per le due indimenticabili sfide mondiali contro Duilio Loi tra il 1960 e 1961, si è spento il 13 giugno, all’età di 85 anni a New York, dove risiedeva, e dove la famiglia si era trasferita da Ponce in Portorico, nel 1946. Carlos era nato il 9 settembre 1936. Professionista nel 1955 a soli 18 anni, nel corso della lunga carriera (17 anni) ha affrontato e battuto i migliori leggeri e superleggeri di quel periodo. Campione del mondo in entrambe le categorie, solo contro Loi dovette subirne una reale superiorità, come ammise qualche anno addietro nella Convention del WBC, alla figlia Bonaria Loi.  “Duilio arrivava sempre un attimo prima e sapeva sparire un attimo dopo”, le confessò.  Campione del mondo superleggeri per la prima volta nel 1959, scalzato appunto da Loi, scese di categoria e divenne iridato nel 1962 mantenendo la cintura fino al 1965, sconfitto dal panamense Ismael Laguna, col quale si prese la rivincita meno di un anno dopo. Difese la cintura, battendo i più forti sfidanti. Lasciò la corona il 29 giugno 1968 a Santo Domingo, battuto dal locale Teo Cruz. Prosegue la carriera non più campione, con dieci vittorie, fino alla sfida con l’emergente scozzese Ken Buchanan al Madison Square Garden di New York il 20 settembre 1972, non alzandosi dallo sgabello all’inizio del sesto round. La sola sconfitta prima del limite. Un fuoriclasse assoluto, che nel corso della lunga attività batté grandi rivali quali Brown, Busso, Charnely, Vaillant, Andrade, Elorde, Ramos e anche il nostro Paolo Rosi, uno dei pochi che fece contare Ortiz, oltre a Loi. Pareggiò a Buenos Aires contro Locche, l’intoccabile. Chiuse la carriera con 61 vittorie, sette sconfitte e un pari. Nel 1991 era entrato nel Boxing Hall of Fame, riservato ai grandi in assoluto, di cui fanno parte Loi e Benvenuti. Riconoscimento che anche Bruno Arcari meriterebbe ampiamente.

Di Alfredo

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