ROMA, 25.06. 2013 – Non è una sera qualsiasi quella che si svolge all’interno della struttura Town Wellness, piccola oasi dello sport e del benessere. Quando entri per arrivare al bar vedi pannelli fotografici inconfondibili dove campeggia a più riprese l’immagine di un Nino Benvenuti giovane nel pieno della sua fama pugilistica. Il grande campione è l’ospite d’onore e la serata è dedicata alla presentazione della sua ultima fatica libraria “L’Isola che non c’è”con il sottotitolo “Il mio esodo da Istria” scritta insieme a Mauro Grimaldi, in una sorta di sodalizio culturale già collaudato con il libro sulla trilogia dei match con Emile Griffith. Il libro è edito dalla Libreria Sportiva Eraclea. L’argomento è particolare: non parla solo di sport e di boxe, ma tratta un argomento delicatissimo come l’esodo dalla cittadina dove Nino e la sua famiglia risiedevano, Isola d’Istria. Una cittadina a pochi chilometri da Trieste e quando nel 1954 Trieste nella cosiddetta Zona A tornò ad essere italiana, mentre la zona B, quella appunto dove c’era anche Isola d’Istria passò sotto l’amministrazione jugoslava di Tito.

Per primo prende la parola Mario Casali, padrone di casa, che saluta tutti e ringrazia i presenti per la partecipazione massiccia. La sua è un’amicizia di lunga data con il campione e lo dimostra la statua che Nino gli ha regalato qualche anno fa. Oltre i due autori il tavolo dei lavori è rappresentato dai giornalisti Giorgio Lo Giudice e Dario Torromeo, in una sorta di par condicio tra “La Gazzetta dello Sport “ e “Il Corriere dello Sport”. Il parterre è ricco di personaggi in ordine sparso come Michele Maffei, ex olimpionico di scherma, Alessandro Vocalelli, ex Direttore del Corriere dello Sport, Massimo Scioti, Consigliere Federale della FPI, il Generale Gianni Gola, per 15 anni Presidente della Fidal, il Colonnello Vincenzo Parrinello, Presidente del Gruppo Sportivo delle Fiamme Gialle e Dirigente Fidal, il maestro d’armi Remo Musumeci Greco, per finire alcuni rappresentanti Associazione Dalmata Istriana  e di Gorizia.

Quando Benvenuti presentò qualche anno fa il suo primo libro biografico “Il mondo in pugno” ci fece conoscere la sua vita di pugile, soprattutto professionista, che terminò con la dura sconfitta subita ad opera di Carlos Monzon. Un bel libro che fu per i suoi fans e appassionati della boxe una sorta di guida per conoscere la vita sul ring e dietro le quinte di quello che forse è stato il più grande di tutti. Ma una parte della sua vita, i primi vent’anni, era rimasta gelosamente custodita nel suo cuore, nella sua mente, perché probabilmente la gente non avrebbe capito. Negli ultimi anni la storia ha avuto il suo assetto, la sua giustizia se vogliamo, facendo uscire allo scoperto stermini etnici, foibe, avvento dei fascisti, partigiani, comunisti, milizie Titine di quelle zone dove Nino aveva visto i suoi natali con una famiglia perfetta, un padre e una madre innamoratissimi uno dell’altra, e 5 figli molto legati tra loro. E’ una famiglia apparentemente felice, ma qualcosa si rompe in questo ingranaggio quando un giorno bussano alla casa alcuni poliziotti jugoslavi e arrestano il fratello maggiore Eliano senza un motivo, tenendolo prigioniero per sei mesi. Da lì il giovane Nino comincia a guardarsi intorno, a capire e a soffrire in silenzio. Trova un grande sfogo con la boxe tempestando di pugni con guantoni approssimativi un sacco ricoperto di stracci, foglie e granturco costruito dal padre Fernando, un appassionato della noble art. Il suo primo maestro fu Luciano Zorzenon, che si era costruito sotto casa una sorta di palestra. Benvenuti e Zorzenon due volte a settimana in bicicletta andavano a Trieste all’APT Triestina dove insegnava Pino Culot e dove si allenavano grandissimi campioni come Tiberio Mitri, Duilio Loi, Aldo Pravisani, Nello Barbadoro. La boxe ormai era diventata la sua vita, il suo orgoglio, la ragione per arrivare in alto, per sconfiggere le ingiustizie.

Nino Benvenuti prende la parola: “ Si è parlato tanto della mia vita e quant’altro. Ma non era tutto perché c’era da aggiungere, come ho scritto in questo libro, quello che ho patito e sofferto negli anni della mia giovinezza. Una storia che praticamente finisce con le Olimpiadi di Roma. E’ una piccola parte della mia vita, ma è stata la più importante. Bisogna soffrire. Bisogna allenarsi per arrivare e oltrepassare il limite. Il mio limite credo di averlo raggiunto nella vita prima che sul ring, e sul ring mi è stato più facile superare le difficoltà che ho trovato nel mio cammino”.

Benvenuti chiude la serata, dopo vari interventi e domande dei presenti, mostrando alcuni dei suoi cimeli: la medaglia d’oro delle Olimpiadi con accanto la firma e la dedica di Jessie Owens, grandissimo atleta degli anni ’30, il guantone destro con il quale vinse le Olimpiadi e la Cintura di Campione del Mondo, quella conquistata il 17 aprile del 1967 battendo Emile Griffith.

(di Alfredo Bruno)

Di Alfredo

2 pensiero su ““L’ Isola che non c’è” di Nino Benvenuti e Mauro Grimaldi”
  1. L’ ISOLA CHE NON C’E’ – IL MIO ESODO DALL’ISTRIA
    di Nino Benvenuti e Mauro Grimaldi,
    Libreria Sportiva Eraclea, Roma 2013, p. 112.

    Un libro che dovrebbero leggere tutti, specialmente gli studenti che non sanno nulla della nostra Tragedia.
    Un sentito grazie a Nino Benvenuti ed anche a Mauro Grimaldi che pur non essendo Esule si è immedesimato nella Tragedia vissuta da Nino e da tutta la Sua famiglia.
    Ci ha molto commosso quando Nino parla della Sua cagnetta Bianca.
    Il ricordo della Sua assurda ed incredibile uccisione vive e vivrà sempre nel cuore sensibile di Nino, quando una guardia comunista dell’Ozna (polizia segreta di Tito), non esitò a scaricare sulla povera bestia indifesa alcuni colpi di fucile, freddandola all’istante e compiacendosi del gesto. Eppure, Bianca non era “fascista”!
    Nino, piangente, ebbe la sola possibilità di rifugiarsi nelle braccia affettuose della mamma: sarebbe stato pericoloso persino avvicinarsi a Bianca.
    Il clima nella Sua Isola era terribile e l’unica cosa da fare era scappare da quell’inferno.
    Grazie Nino.
    Esuli che hanno sofferto e soffrono questa immane e dimenticata Tragedia.

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