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La boxe è tornata nel mondo. L’Italia è ancora ferma | 2Out.it – Seconds Out – Free Sport Magazine

La boxe è tornata nel mondo. L’Italia è ancora ferma

di Giuliano Orlando

L’ultimo appuntamento pugilistico prima del Covid 19, indica il 14 marzo, quando finalmente ci si accorse che la pandemia stava dilagando e non solo in Cina. Tra l’altro quel sabato, la Task Force, incaricata dal CIO di gestire i tornei preolimpici, si rese conto con colpevole ritardo che quello di Londra, per la qualificazione europea a Tokyo 2020-21, andava fermato e, se fosse stata all’altezza del compito non avrebbe dovuto neppure farlo iniziare. Purtroppo il gruppo che sostituisce l’AIBA, la cui sciagurata conduzione ha prodotto danni incalcolabili, non sembra una scelta indovinata. Mancando di quella professionalità necessaria per organizzare grande boxe. In compenso non mancano di supponenza, imitando al peggio, la burocrazia dell’AIBA. La boxe professionistica in quel 14 marzo allestì riunioni in Australia, Cile, Colombia, isole Fiji, Finlandia, Guatemala, Nuova Zelanda, Nicaragua, Russia, Inghilterra, Usa e Venezuela. Dopo quel fine settimana scese il silenzio assoluto, sotto l’attacco del Covid 19, interrotto dal richiamo isolato del Nicaragua, che nella capitale Managua il 25 aprile allestì boxe con tanto di mascherina per tutti, pugili compresi, tolta al suono del gong d’avvio. Non è stato un bell’esempio, semmai il contrario. Il risveglio reale è datato 6 giugno, sia pure limitato a cinque appuntamenti, nessuno di grande importanza. Comunque, il segnale di una timida ripresa. Boxe a Pechino (Cina), Michoachàn de Ocampo (Messico), Namyangju e Siheung (Korea del Sud) e Abilene nel Kansas, subito etichettata come prima serata in guantoni del dopo Covid 19 negli USA. Martedì 9 giugno, gli USA fanno il bis a Las Vegas, per la TOP RANK di Bob Arum, con una serata di buon livello, senza titoli in palio. Ha combattuto Shakur Stevenson (14), titolare WBO piuma, battendo il portoricano Felix Caraballo (13-7-2) KO6. Il cubano Rosbeisy Ramirez (3-1), 26 anni, fuggito nel 2018, con la squadra cubana in allenamento a Aguascaliente in Messico, in vista dei Giochi Centroamericani, fissati a Baranquilla in Colombia. Con Cuba ha vinto due ori olimpici (2012 e 2016). Talento infinito, ma anche poco incline alla disciplina, ora sembra orientato a fare sul serio. Al terzo successo, dopo aver perduto all’esordio, stavolta si è disfatto del dominicano Yeuri Andujar (5-4) investito dalle serie velocissime del cubano, costringendo l’arbitro a fermare il match dopo meno di un minuto dal via. Il ventenne Jared Anderson (4), gigante nero di Toledo (Ohio), ha riservato lo stesso trattamento ai precedenti tre avversari, tutti finiti KO. Il trentenne mancino Johnnie Longston (8-3), nella prima parte ha controbattuto ai colpi del più giovane rivale, ma alla terza ripresa il destro di Anderson centra l’avversario e per Longston, non c’è nulla da fare.  Di basso livello la sfida tra i medi Quatavious Cash (12-2) e Calvin Metcalf (10-4-1) finito ai punti per il primo, dopo sei round noiosi. Molto rapido è stato anche il gigante romano Guido Vianello (7), rimasto a Las Vegas, continuando ad allenarsi sotto la guida di Abel Sanchez. Due minuti e 16” per spedire al tappeto Don Haynesworth (USA 16-4-1) dalla notevole stazza, che in avvio cerca di tenere l’iniziativa, mentre Vianello, tirato a lucido, si muove rapido sulle gambe, cercando la giusta misura per scaricare il destro. Quando arriva, l’americano frana al tappeto, riuscendo ad alzarsi prima dei 10”, ma l’arbitro ritiene non sia in grado di proseguire. L’11 giugno, ancora la Top Rank all’opera, sempre a Las Vegas, puntando sul superpiuma mancino Jessie Magdaleno (28-1) ex titolare supergallo WBO (2016-2018) scalzato da Isaac Dogboe (20-2), ghanese residente a Tampa, nazionalizzato inglese, a sua volta detronizzato dal messicano Emanuel Navarrete (31-1) attuale mondiale WBO. Magdaleno batte l’esperto dominicano Yenifel Vicente (36-5-2), già contato nei primi round e poi squalificato al decimo a causa dei reiterati colpi bassi.  Per Magdaleno, dopo l’annuncio di Shakur Stevenson, intenzionato a lasciare la cintura WBO piuma, si affaccia la possibilità di tentare l’aggancio nei piuma, battendosi contro il Nordirlandese Michael Conlan (13) sfidante ufficiale, reduce dall’ultimo successo a spese del russo Vladimir Nikitin, il 14 dicembre scorso sul ring di New York. Lo stesso avversario che ai Giochi di Rio 2016, lo batte grazie ad una giuria in mala fede che opta per il russo, la sua faccia è una maschera di sangue per le ferite, tanto che alla visita per il match successivo, i medici lo dichiarano inabile a combattere. La rivincita mette in parte, le cose a posto. Sempre attuale il mondo dei massimi. Anche per i giganti, la pandemia ha rivoluzionato i programmi. Tra questi il meno fortunato risulta il bulgaro Kubrat Pulev, sfidante ufficiale di Joshua per l’IBF. La decisione dell’ente di allungare i termini per la sfida, permette al promoter Eddie Hearn, che dirige l’inglese, di gestire al meglio gli impegni del pluricampione. Fermo restando che al vertice dei pensieri c’è la sfida tra Joshua e Tyson Fury, che al momento monopolizzano le cinture iridate. Tyson deve rispettare l’accordo del terzo confronto con Deoantay Wilder, alla cui organizzazione ambiscono in parecchi, dalla Cina all’Australia e pure gli Emiri arabi. La speranza è di allestirlo col pubblico, quindi a fine 2020. Poi ci sono i comprimari ambiziosi. Parlo dell’inglese Dillan Whyte, che sogna di poter sostituire Wilder, contro Tyson. Dopo un lungo silenzio è tornato Jarrel Miller (23-0-1) il gigante di New York, una specie di Michelin al carbone, che avrebbe dovuto affrontare Joshua lo scorso anno, ma venne preso con i guantoni nel doping e quindi escluso dalla sfida. Al suo posto arriva il messicano Andy Ruiz jr. che tra la sorpresa del pubblico e lo sgomento di Eddie Hearns, capovolge i pronostici mettendo il gigante londinese KOT al settimo round, dopo averlo trattato come un ascensore. Sei mesi dopo, il 7 dicembre 2019 a Diriya negli Emirati Arabi, un giudizioso Joshua si riprende il bottino. Il prossimo sfidante resta Pulev, ma i tempi come detto sopra, si allungano e di parecchio. Scontato il periodo di stop obbligatorio, Miller che ha cambiato casacca, vestendo quella della Top Rank, sempre guidato da Lou Di Bella, torna a combattere il 9 luglio a Las Vegas, affrontando Jerry Forrest (26-3) 32 anni, un mancino da prendere con le pinze, anche se l’appartenenza alla stessa scuderie dei Di Bella dovrebbe tranquillizzare Miller. Un altro match interessante è la sfida valida per l’europeo vacante, tra i due picchiatori gli inglesi Joe Joyce (10)  34 anni, argento ai Giochi di Rio e Daniel Dubois (14) di 22 anni, che si gioca anche il silver WBC e l’International WBO. Inizialmente fissato a Londra in luglio, al momento cerca una data successiva.

La Top Rank, l’organizzazione più attiva del momento, sempre a Las Vegas, martedì scorso ha messo in onda con ESPN una serata all’MGM Grand, puntando sul supergallo Joshua Green (22-2-1), al primo posto per la WBO –  titolare il messicano  Emanuel Navarrete (31-1) –  opposto al filippino Mike Plania (24-1) residente a Miami, fresco campione Nordamericano IBF a spese di Giovanni Gutierrez (10-1) giunto imbattuto negli USA dal Nicaragua, battuto chiaramente da Plania. Il segnale di pericolo per Green arriva subito con un conteggio nel round d’avvio. Plania imponeva un ritmo furibondo, costringendo il pugile di Chicago ad un nuovo KD. Green dimostrava di avere grande resistenza e nelle ultime due riprese si gettava all’attacco, approfittando della stanchezza di Plania, tentando la vittoria prima del limite. Che non gli riusciva. L’aspetto sconcertante è che un giudice ha visto il pari. Per fortuna gli altri due hanno assegnato il verdetto al più meritevole filippino, che a questo punto potrebbe sostituire Green contro Navarrete. L’avvocato Bob Arum, che il 31 dicembre festeggerà 89 anni, è inarrestabile. Tra le mille cose, ha definito una delle sfide più stuzzicanti del momento. Il 19 settembre a Las Vegas allestisce Vasily Lomachenko (14-1), 32 anni, un passato in maglietta da talento assoluto (due ori olimpici, la Coppa Val Baker, tre mondiali e due europei), pro dal 2013, titolare leggeri WBO, supercampione WBA e WBC, contro il giovanissimo Teofimo Lopez (15) dieci anni meno, titolare IBF, cintura conquistata il 14 dicembre scorso a New York, contro il ghanese Commey, spedito KO in due round. In precedenza aveva riservato lo stesso trattamento al giapponese Nakatami (18-1) immune da sconfitte. Lopez è velocissimo in attacco, abile anche in difesa. Riflessi che gli permettono di fare la differenza. Colpisce in serie e fa male con entrambe le mani. Ma, questa è la mia idea, avrebbe fatto bene ad attendere almeno una stagione, facendo esperienza ulteriore. L’ucraino ha 32 anni, forse lo zenit lo ha già superato, ma resta un campione assoluto e batterlo è impresa molto, molto difficile. D’altronde la sfida Teofimo l’ha chiesta a Bob Arum negli scorsi mesi, in alternativa ad un match contro il venezuelano Jorge Linares, con la differenza che contro Vasily può fare l’en plein, con Jorge si gioca solo la sua cintura. Match di indubbio richiamo con tv assicurate e la speranza che a settembre possa tornare il pubblico.

Lunedì scorso a Mosca, l’organizzatore Alex Popov con l’intervento dell’emittente Russia Match TV, mette in scena una riunione a porte chiuse. Incontro clou riservato al superleggero Khariton Agrba (3) molto attivo nei dilettanti da welter, anche se non ha mai vinto il titolo russo, come scritto erroneamente (eliminato nel 2014-‘15 e ’16, argento nel 2017 e 2018, battuto entrambe le volte da Andrey Zamkovay), vice campione nel 2019 ai Giochi europei di Minsk. Nato in Georgia il 22 ottobre 1995, ha sempre combattuto con la Russia. Al terzo match pro supera l’armeno Manuk Dilanyan (11-5-1) residente a Pyatigorsk in Russia, reduce da sette successi, dopo lo stop nel 2016 contro Magomedov Kurbanov (19) per il vacante WBC asiatico, superwelter. Match molto combattuto, concluso ai punti dopo dieci round spumeggianti. L’altro armeno impegnato, Andranic Grigoryan (11) prosegue nella striscia positiva, battendo nettamente il quarantenne Andrei Isayeu (30-15), sugli otto round. Nei massimi, Vladimir Ivanov (2) 28 anni, mette KO l’ucraino Igor Vilchitskiy (4-1), alla prima sconfitta. Secondo successo del supermedio Pavel Silyagin (2), 26 anni nativo di Novisibirsk in Siberia, campione russo dilettanti 2013, argento 2016, bronzo 2014 e 2018. Diversi tornei in Europa, ma nessuna vittoria. Buon tecnico, privo di potenza. Si è imposto sul connazionale Maxim Smirnov (8-7-3), 34 anni di Perm negli Urali, attivo dal 2004 al 2011, poi un lungo stop interrotto con un match isolato nel 2015 e ripresa nel 2020. Contro Silyagin ha fatto il perfetto collaudatore, perdendo ai punti sui 6 round. 

Boxe anche a Konay in Polonia, dove il massimo di casa Mariusz Wach (36-6) 40 anni, si è imposto sull’espertissimo quasi coetaneo Kevin Johnson (USA 34-17) in un match al rallentatore. Wach alla distanza ha vinto nettamente. I due nel lungo cammino da pro hanno incrociato i fratelli Klitschko. L’americano contro Vitaly (WBC) nel dicembre 2009 a Berna in Svizzera, presentandosi con 18 vittorie e 1 pari, sconfitto ai punti. Pure il polacco perse ai punti, da Wladimir, re di quattro cinture, nel 2012 ad Altona in Russia, sopportando una punizione al limite dell’impossibile. Si scoprirono tracce di anfetamine nelle urine del polacco, ma senza alcun provvedimento. La campionessa superwelter WBC Ewa Piatowska (14-1) ha collaudato la condizione in attesa della prossima difesa, contro Kanina Kopinska (13-33-4) che ha retto i sei round senza rischiare nulla. Nel 2016 Kanina ha affrontato l’irlandese Katie Taylor, al debutto da peso leggero.

A Berlino l’ex titolare superwelter WBO (2017) ed europeo (2014), il tedesco-ecuadoreno Jack Culcay (28-4) mantiene l’Internazionale WBO, battendo ai punti l’ostico francese Howard Copolite (18-8) 37 anni, che pur perdendo nettamente si è difeso con tenacia. Il tedesco Bjoern Schicke (16-1-1), 32 anni, ha perso l’imbattibilità e ceduto la cintura UE medi, al connazionale Marten Arsumanjan (10-1), 26 anni, impostosi per RTD al sesto round.

Mentre negli USA, si stilano programmi per i prossimi mesi, e anche in Europa si stanno allestendo riunioni a tempi brevi, in Italia l’incertezza domina in assoluto. Il governo ha aperto solo al calcio, messo alle strette dalla Federcalcio, facendo valere gli interessi economici che la disciplina muove. Giusto che il governo abbia recepito il messaggio, meno positivo che si sia fermata, senza nessun segnale sulle altre discipline. In particolare sul pugilato che a differenza di altri sport, non può partire a breve distanza dall’okay. Gli organizzatori italiani appaiono in grande difficoltà e la FPI non sembra avere la forza per ottenere risultati concreti. Davide Buccioni è esplicito, ma anche preoccupato e amareggiato: “Ho preparato un programma con la possibilità di vedere la riunione per “pay per view” a euro 4,99, visibile sia sul cellulare che sul monitor, con tanto di clou e il resto. La finale welter del torneo WBC-FPI tra Rossetti e Alfieri, oltre ad altri cinque match: Mondonico-Genovese, Russo-Ciofani; Loli-Marte, Lupparelli-Lizzi e Quamili-Obaid. Spero che non ci siano ostacoli burocratici per l’allestimento della serata, rigorosamente a porte chiuse nel rispetto di ogni regola. I pugili che tanto hanno pazientato cominciano ad essere stanchi e stufi di aspettare. Anche perché non possono allenarsi e fare i guanti”. 

Mario Loreni, aveva già programmato l’attività stagionale, forte della presenza della RAI che aveva assicurato la presenza in almeno cinque serate. L’immobilismo del Governo sembra vanificare tutto. “Voglio essere ottimista anche se non è facile. In effetti mi ero impegnato con tre titoli italiani, il primo a Brescia il 17 luglio: Lorusso-Iovine nei supergallo, con un contorno stuzzicante: i giovanissimi Herni Yassine (europeo youth) superwelter, il ventenne Rossetti Giovanni, campione italiano medi dilettanti in carica e il superleggero Fabio Renna. Il 14 agosto puntavo alla difesa dei medi di Oliha Etinosa contro lo sfidante Andrea Roncon. Infine il 18 settembre altro campionato italiano e forse un match amichevole di Rigoldi il campione d’Europa. Tutto saltato? Mi auguro che non sia così. Sarebbe una delusione clamorosa: E qui dico alla Federazione che deve farsi sentire e non limitarsi a comunicati che lasciano il tempo che trovano. Ne va del futuro del professionismo e anche dei dilettanti”.                                                                                                                                       

Non meno preoccupati i Cherchi, che si sono visti azzerare il calendario Match Room Italy stabilito con la DAZN, e l’assenso di Eddie Hearn. Spiega Alessandro: “Sarebbe opportuno che il Governo capisse che lo sport italiano non è solo il calcio, che muove grandi interessi, e ha ottenuto quando chiedeva. Non dare segnali di attenzione alternativa, rischia di bloccare tutto, come è avvenuto per certe categorie imprenditoriali. D’altronde noi siamo imprenditori che danno lavoro ad atleti professionisti. Lasciando tutto nell’incertezza, significa cancellare l’opportunità della ripresa. Giusta la prudenza, ma esagerare non fa bene a nessuno. Il governo deve capire che per allestire una riunione dopo il via ufficiale, occorre una preparazione di alcuni mesi. Inoltre, le palestre da luglio si svuotano, quindi se ne riparla a settembre. Un danno notevole che evidentemente non è stato preso in considerazione”.