di Giuliano Orlando

Dopo la sciagurata invasione dell’Ucraina, che ha dato il via ad una guerra a dir poco assurda, portando distruzione e morte, anche il mondo dello sport ha dovuto prendere decisioni dolorose nei riguardi di Russia e Bielorussia, cancellando tutti gli appuntamenti in calendario, ospitati nelle due nazioni. Tra questi per il pugilato, gli europei assoluti femminili previsti a Ulan Ude in Russia a fine luglio, dove nel 2019 si erano svolti i mondiali. L’EUBC ha trovato a Budva in Montenegro la sede sostitutiva, fissando l’evento dal 5 al 16 ottobre. Gli europei precedenti si erano svolti a fine agosto 2019 ad Alcobandas City, cittadina satellite di Madrid, abitata dai vip madrileni, comprese le famiglie dei calciatori del Real. Edizione storica per l’Italia che nell’occasione conquistò due ori, un argento e due bronzi, seconda assoluta dietro la Russia, in un contesto dove si erano presentate 31 nazioni. Le protagoniste furono Irma Testa e Francesca Amato (oro), Angela Carini (argento), Roberta Bonatti e Flavia Severin (bronzo), un quintetto meraviglioso. A Budva verrà disputata la tredicesima edizione della massima rassegna europea, nata nel 1999 con la Coppa Europa svoltasi a Koeping in Svezia presenti undici nazioni (Svezia, Grecia, Turchia, Russia, Finlandia, Moldovia, Lituania, Francia, Ungheria, Ucraina e Cipro) presenti 43 atlete. L’Italia debutta nel 2003, alla seconda edizione ufficiale, a Pecs in Ungheria e conquista l’oro con Simona Galassi e Marzia Davide, il bronzo con Laura Tosti e Angela Cannizzaro. L’anno dopo gli europei vennero ospitati a Riccione in Italia (unica volta), che nell’occasione fece il bis con Galassi e Davide, oltre ai bronzi di Tosti, Piazza e Chiacchio. Tale primato a distanza di 15 anni, venne appunto superato nel 2019. Nel prossimo ottobre la tredicesima edizione trova collocazione nel Montenegro, sede inedita per la massima rassegna continentale, non certo per gli appuntamenti in guantoni. Sotto la presidenza di Alexander Klemenko, entrato recentemente nel comitato direttivo dell’EUBC, avvalendosi della fiducia che Franco Falcinelli gli ha assicurato nel recente passato, ha dato grande impulso organizzativo al Montenegro, allestendo nel 2020 e 2021 gli europei youth, e inaugurando lo scorso marzo il torneo giovanile internazionale, “Perla dell’Adriatico”, presenti 22 nazioni, tra cui Ucraina, Cuba, Russia, Azerbajan, Armenia, Ungheria, India, Norvegia, Danimarca, Grecia, Albania e Italia. Con gli europei assoluti femminili, compie il salto di qualità. All’incremento organizzativo ha corrisposto anche lo sviluppo della disciplina verso la scalata europea. Agli europei youth dello scorso anno, la locale Bojana Gojkovic, classe 2003, già oro europeo jr. 2018 e 2019, si concesse il bis del 2020 e quest’anno la troveremo agli assoluti continentali, con grandi ambizioni. Per quanto riguarda gli uomini, ai mondiali di Belgrado nel 2021, il Montenegro ha portato due atleti, raddoppiando agli europei di Yerevan in Armenia, dove col leggero Alkovic ha sfiorato il podio. Una crescita continua, che cercherà di concretizzare in ottobre a Budva.  Interessante il medagliere assoluto, dopo l’edizione del 2019, con la Russia (47-22-34) sempre avanti, con un distacco abissale, seguita dalla Turchia (14-17-36) che mantiene la posizione da diverse edizioni, avvalendosi di una buona base iniziata fin dall’esordio della rassegna, nel 1999, in occasione della Coppa europea disputata in Svezia e dove la Turchia vinse nei 48 kg. con Hulya Sahin, che seppe ripetersi anche l’anno dopo e vincere le prime due edizioni ufficiali (2001 e 2003) con la stridente superiorità della Russia, costante e stucchevole. In passato non feci fatica a denominarlo un “campionato russo” aperto alle altre nazioni. Per la cronaca, tra le pochissime atlete in grado di sbarrare la scalata al titolo delle russe, le nostre Simona Galassi e Marzia Davide che vinsero l’oro sia nel 2003 che l’anno dopo a Riccione. Nel 2005, la grande Simona Galassi regala all’Italia il suo terzo oro europeo personale. Assente la Davide, si mette in luce Laura Tosti (48) che arriva in finale, battendo la fortissima romena Stella Duta, ma deve fermarsi all’argento contro la russa Gladkova. Anche la Turchia in quell’occasione dovette limitarsi a tre argenti. Nel 2005, prese l’avvio al vertice di Katie Taylor, la star irlandese che fino al 2014 (9° edizione) sbarrò la porta al titolo dei leggeri portando a quota sei i trionfi europei, record difficilmente superabile. Tornando alla Turchia, sia nel 2007 che nelle successive edizioni ebbe modo di incrementare il medagliere arrivando sempre a vincere ad esclusione del 2014, passando dalle categorie più leggere con la Tatar a quelle più pesanti con la Guneri. A Budva, la Turchia si presenta con grandi ambizioni, grazie alla Cakiroglu, titolare uscente, argento olimpico nei 51 kg. e oro mondiale a Istanbul lo scorso maggio, la giovane Akbas (22 anni) nei 54 kg. e la Surmeneli, 24 anni, troppo forte per tutte le avversarie. Inoltre, punterà ancora sulla Guneri negli 81 kg. Una compagine che avrebbe fatto paura anche alla Russia, qualora fosse stata presente. Per la cronaca, ai recenti mondiali a  Istanbul, la Turchia ha vinto il quarto oro con Sennur Demir, 40 anni il 10 agosto, che alla quinta presenza ai mondiali coglie la prima grande vittoria, inseguita per anni anche agli europei, dove aveva fallito l’oro dal 2009, fermandosi a due bronzi (2016 e 2018). Alla vigilia di Istanbul sembrava dover subire la stessa sorte pure a livello iridato, dove non era andata oltre il bronzo nel 2016 e all’argento 2018 nei 75 kg. Al quinto tentativo la Demir compie il miracolo. E lo fa con pieno merito, superando prima la kazaka Kungeibayeva quindi la colombiana Romero. In semifinale si impone netto sulla polacca Fidura, per ritrovare nella sfida all’oro la marocchina Mardi, che nel 2019 a Ulan Ude le era stata preferita (3-2) nei quarti. La rivincita a distanza di tre anni, dopo una sfida equilibrata, sul filo del punto. Che conquista nell’ultima ripresa trovando la forza di scagliare quei pugni che fanno la differenza. Portando a casa un trionfo che vale una carriera. Prima di Budva, dopo il 2019, il terzo posto nel medagliere premia la Romania (9-4-26) che precede l’Italia (9-3-14). Dopo gli europei 2018, si trovavano al quarto e al sesto posto. I risultati del 2019 in Spagna, con l’oro della Perijoc (54) per le danubiane e quello migliore dell’Italia (due ori, un argento e due bronzi) hanno permesso il sorpasso di Ucrania e Francia, entrambe ferme all’argento. In Montenegro sarà battaglia pugno su pugno, per salire al terzo posto. La Romania al momento, dopo il ritiro di Steluta Duta, giunta ai 40 anni, il vivaio non sembra aver prodotto il ricambio atteso. Ai mondiali, esclusa la Perijoc, giunta in finale, le altre quattro titolari si sono fermate molto presto. L’Italia sembra avere qualche carta in più, anche se sono previsti ricambi in funzione della partecipazione ai Giochi del Mediterraneo previsti a fine giugno ad Orano in Algeria, dove azzurre e azzurri saranno presenti con giustificate ambizioni. A Budva non ci sarà Francesca Amato, oro nei 64, che ha smesso l’attività, come Flavia Severin e Roberta Bonatti giunte al bronzo, Roberta è stata scelta per il Mediterraneo e verrà sostituita dalla giovane Prisciandaro, al primo esame assoluto, dopo l’oro europeo youth. Le italiane conteranno su Irma Testa (57), la nostra grande capitana che punta al bis, Giordana Sorrentino (50), Olena Savchuk (52), Sirine Charaabi (54), Alessia Mesiano o Rebecca Nicoli (60), Assunta Canfora (63) e Angela Carini (66) e qui, purtroppo il discorso finisce, visto che nelle categorie dai medi in avanti l’Italia non ha atlete valide. Un vuoto preoccupante, che al momento stenta ad essere coperto. A livello delle altre nazioni protagoniste, ci saranno Ucraina, Polonia e Ungheria, oltre alle britanniche (Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda) che saranno la spina nel fianco delle concorrenti, forti in tutte le categorie. Al momento l’attenzione dell’Italia è per i Giochi del Mediterraneo, argomento che tratterò in un prossimo articolo.

Di Alfredo

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