Tribute_to_Parisi_orchestraMATCH UNICO – VOGHERA12/07/2009  Stadio Giovanni Parisi
L’Italia ha battuto la nazionale USA per 15 a 7: sette vittorie, un pari e tre sconfitte, successo che poteva risultare più ampio, visto che un due decisioni punivano i nostri ragazzi. Nello specifico il minimosca Cubeddu e il piuma Di Savino.
 
Nei 48 kg. Miguel Cartagena dimostra forse meno dei freschi 17 anni, ma possiede una boxe già infarcita di tutte le malizie del mestiere. Si abbassa sotto la cintura per schivare, colpisce ovunque capita, lega e spinge come un consumato professionista. Nello stesso tempo è rapido con una bella scelta di tempo. Al suo confronto il sardo Alex Cubeddu, pure lui del ’92, si sarebbe potuto smarrire, considerato che ha un decimo dell’esperienza del pugile di Filadelfia. Il pari sarebbe stato giustissimo, purtroppo anche un nostro giudice vedeva il successo di Cartagena, premiato oltre i suoi veri meriti. Peccato, Cubeddu avrebbe meritato il premio per un debutto così importante. Comunque ha destato ottima impressione.

Il programma non rispettava le categorie, per cui era la volta del piuma Alessio Di Savino contro Lamont Rivers, un bel longilineo che molto si muove ma poco raccoglie di fronte all’azzurro che lo anticipa bene, colpendo e uscendo dalle repliche del “body guard” di Landaver. Due round di marca azzurra netta, il terzo non segna vantaggi e quindi vittoria pulita di Alessio, che i due giudici USA, trasformano in pari.

E’ la volta dei superleggeri Renato De Donato, che rientra in nazionale e si trova di fronte il torello Francisco Gomez, 17 anni, fisico già formato ed esperienza a iosa. Il confronto si decide al primo round, quando Gomez assale l’italiano che deve subire la maggiore velocità del rivale e impiega alcuni minuti prima di trovare la giusta contraria. Le altre due riprese sono in sostanziale equilibrio, piuttosto spigolose. De Donato conferma di avere carattere ma paga sicuramente la non frequenza dei raduni azzurri.

FioriSimone con il padreAd interrompere la striscia negativa ci pensa il longilineo romano Simone Fiori negli 81 kg., anche lui al rientro dopo aver combattuto e vinto con la Cina. L’avversario di Fiori è il mancino Robert Brant, massiccio brevilineo del Montana che non fa calcoli si butta addosso cercando di colpire duro. Ma non aveva fatto i conti con Fiori che ha intelligenza tattica anche se fisicamente è tutto da costruire. La chiave di volta vincente è appunto la mobilità e la scelta di tempo nelle repliche di Fiori che sopporta bene le bordate non sempre ortodosse ma pesanti di un Brant che si era meritato il titolo USA, battendo il favorito Siju Shabazz. Anche se c’è molto da lavorare, vista l’età le caratteristiche tecniche, sicuramente Damiani e Bergamasco faranno il possibile per trovare il mediomassimo che latita nella categoria.

Visto che per Vincenzo Picardi gli esami non finiscono mai, anche quello con Louie Byrd, il più titolato degli USA, classe 1990 e 115 match alle spalle, rappresenta l’ennesimo test impegnativo. Le previsioni della vigilia non vengono smentite. Match vibrante e applaudito a scena aperta, con un protagonista assoluto, ovvero Picardi che da lezione di boxe al pur valido americano che ricorre a tutti i mezzi per trovare bersaglio. Vittoria nettissima per Vincenzo.

Alla vigilia del confronto dei 69 kg., Francesco Damiani che dietro l’apparenza burbera nasconde un affetto da fratello maggiore per i suoi ragazzi, non nascondeva la preoccupazione che Spencer jr. fosse troppo forte per Alex Marziali, il mancino laziale, che non aveva convinto ai Giochi del Mediterraneo. Spencer si era fatto rispettare in allenamento, impegnando Podda negli scambi oltre le attese. Marziali ha disputato il miglior confronto dei dual match in azzurro, dimostrando carattere e, finalmente, anche uno schema tattico coerente alle caratteristiche dell’avversario. Vittoria netta e importante. Che dovrebbe valere il pass per i mondiali.

Vittorio Parrinello nei 54 kg. non si aspettava di inciampare su Jesus Magdaleno, mancino solido, furbo e velocissimo, capace di sfruttare ogni momento favorevole a conferma di una frequenza di ring che va ben oltre i quasi 18 anni che compirà a settembre. Parrinello è ricaduto nei difetti del passato, quando il sinistro che è la sua arma migliore veniva accennato, senza partire. Con Magdaleno si concludono le vittorie USA.

Le altre quattro sfide sorridono agli azzurri e fanno la differenza per l’Italia.
Tra i medi Podda e Gausha è battaglia fisica. Entrambi poco mobili, frontali ma veloci di braccia, si scambiano serie pesanti e l’italiano dimostra qualcosa in più. Scambi continui, con il secondo round netto per Podda. Nel terzo cala in ritmo ma continua lo scambio a corta distanza e alla fine viene giustamente premiato Podda.

Vedere sul ring questo Domenico Valentino è una delizia per gli occhi. Ha disputato tre riprese da docente di boxe, riducendo il volonteroso Duarte Caferro ad allievo sempre in ritirata e spesso in affanno, incapace di portare un solo pugno a bersaglio. Una lezione no stop, tre round di altissimo livello tecnico.

Altro protagonista Clemente Russo, il massimo di Marcianise, diventato il portavoce azzurro offre spettacolo contro qualsiasi avversario. Il pallido e scolastico Jordan Shimmell è più alto, ma incapace di sfruttare l’allungo, anticipato da un Russo che ha offerto il solito show, molto gradito dal pubblico. Russo è questo, la gente lo sostiene a conferma che anche nei dilettanti si può offrire boxe fuori dagli schemi, quando si ha talento.

Il supermassimo e plurititolato Cammarelle, nel match di commiato dal meraviglioso pubblico di Voghera, ha offerto in modo soft la potenzialità in suo possesso. Avrebbe potuto chiudere prima del limite contro Javier Josè Torres, il portoricano che ha sostituito Michael Hunter, ma Roberto in modo signorile, ha dominato senza affondare. Concedendo all’americano l’onore di una sconfitta ai punti.

Il trofeo Giovanni Parisi è andato a Clemente Russo ma sarebbe stato bello fosse stato assegnato a tutta la squadra, che per l’ennesima volta ha espresso tutte le qualità in positivo di una Nazionale che ha dimostrato, dopo Pechino, di non essere appagata, ma di voler far meglio.
 
L’arrivederci a Milano per i mondiali è il saluto per riprendere a settembre il filo magico snodato lungo i sei dual match uno più bello dell’altro.

Tratto da  www.worldboxingmilano.org

 

 

 

Di Alfredo

2 pensiero su “A Voghera l’Italia batte gli USA”
  1. Caro Giovanni io l’ho sempre detto tuo figlio pratica un tipo di boxe, che può essere definito la vera noble art, ma molti arbitri non sanno neanche dov’è di casa. Digli ad Alessio che siamo in molti ad ammirarlo, di non cambiare, ma soprattutto di continuare…Un ABBRACCIO A TE E A LUI.

  2. sono molto deluso di come stiano andando le cose mio figlio e tornato a casa deluso non gli viene portato rispetto dai signori arbitri non ci scordiamo che e un olimpionico e se e poco smentitemi delle volte penso che la colpa e mia che gli o fatto conoscere la nobile arte. non scordate mai che sul ring ci salgono i ragazzi.scusatemi x lo sfogo. ma voglio vedere tornare a sorridere mio figlio e non piangere piu x colpa dei signori arbitri. il papa di DI SAVINO ALESSIO .

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