di Giuliano Orlando

ASTI.  La Promo Boxe Italia di Mario Loreni, prosegue ad organizzare sul fronte italiano. Dopo la serata di Brescia, del 15 maggio, imperniata sul titolo vacante dell’Unione Europea superpiuma, vinto da Nicola Henchiri (10-4-2), papà tunisino e mamma toscana, pisano di nascita, sul campano residente a Roma, Mario Alfano 15-3-1), troppo attendista, la sigla bresciana è tornata ad Asti, stavolta realizzando due tricolori. Il 19 marzo scorso, era in programma la difesa di Etinosa Oliha (15) del titolo medi, contro il barese Francesco Lezzi (14-18-2), 31 anni, saltato all’ultimo momento per lo stop chiesto dal medico che aveva visionato il filmato del confronto vinto in Francia contro Milan Prat (10-1), squalificato al secondo round, per colpo alla nuca. Il pugno irregolare aveva fatto cadere Lezzi e quindi occorreva essere prudenti. Giusto, peccato che la notifica fosse arrivato all’antivigilia del match. Stavolta il confronto si è svolto regolarmente allo stadio comunale Censis Bosia, alla presenza di un numero limitato di spettatori, nel rispetto delle normative. Un piccolo passo avanti con l’augurio che la normalità arrivi presto. Aiutata dal buon senso della gente. Come era nei pronostici, per il campione di origine nigeriana, astigiano a tutto tondo, si è trattato di un allenamento sui dieci round, considerato che lo sfidante sapeva in partenza di non avere possibilità concrete di spuntarla. Per fare un bel match ci vuole la collaborazione di entrambi i pugili e questa è mancata da parte di Lezzi, che tra l’altro è un superwelter naturale. Il barese che sa fare la boxe di rimessa, consapevole della situazione si è trasformato in maratoneta pedalando all’indietro per dieci round. Oliha, che si trova a disagio contro rivali sfuggenti, ha speso tesori di energie inseguendolo per tutte le riprese, colpendolo spesso, ma raramente con precisione. La finalità di Lezzi era quella di toccare i dieci round. Impresa riuscita a deprimento dello spettacolo. Il campione, 22 anni, ha una struttura muscolare eloquente, margini di miglioramento notevoli ed esprime il meglio se affronta rivali che accettano la battaglia. Verdetto abissale: 100-90; 99-91; 98-92. Dicevo, match modesto anche se il campione ha cercato di tenerlo vivace, trovando scarsa collaborazione da un Lezzi che badava solo a non prenderle. A fine match la battuta dello sconfitto è in linea con la sua prestazione: “Non sono un medio, ho avuto problemi alla spalla in allenamento e questo ha condizionato la mia prestazione”. Pronta la replica di Oliha, secca e tagliente: “Se non era al meglio poteva starsene a casa, nessuno lo aveva obbligato. Da pugile io salgo sul ring e non faccio sapere i miei problemi per giustificare una prova mediocre. Ho cercato di vincere prima del limite, ma era difficile centrarlo, non avendo mai accettato lo scambio. Quelle poche volte che attaccava, portava due colpi e poi se ne andava. Spero che il prossimo sfidante sia un guerriero e non un ballerino”. Nella ricca locandina figurava un secondo tricolore, che riguardava la categoria dei mediomassimi, tra il romano Adriano Sperandio (14-1) 33 anni e lo sfidante Stefano Abatangelo (23-8-1) che di anni ne ha 39 ma mantiene lo spirito di un ventenne. Il giovanotto di Montanaro (To) è professionista del 2005, ha una propria attività e continua a fare boxe per pura passione. Campione italiano lo è già stato nel 2013 e 2018, sia pure con poca fortuna ha combattuto due volte per l’europeo. La bassa statura lo costringe a chiudere la distanza, ma non è affatto scorretto. Contro Sperandio ha attaccato dal primo all’ultimo round, trovando bersaglio abbastanza facile nella prima parte, col campione poco reattivo e lento nelle repliche. A corta distanza la testa di Abatangelo finiva invariabilmente sotto quella di Sperandio, ma non lo faceva scorrettamente. Bene ha fatto l’arbitro Licini a non richiamarlo ufficialmente. Alla fine ha vinto Sperandio, che si è svegliato nella seconda parte usando il montante e il diretto destro, anche se lo ha fatto col bilancino del farmacista. Conoscendo le potenzialità del romano, ad Asti era al 70% della forma e se non discuto la vittoria (96-94; 96-95 e un improbabile 97-93 di Virgillito), il pari non avrebbe scandalizzato nessuno.

Si è rivisto il welter ferrarese Marcello Matano (22-4), 35anni, residente a Occhiobello nel Veneto, fermo da due anni, dopo la sconfitta contro Khalladi per il Mediterraneo IBF. Matano che punta all’opportunità tricolore, ha superato sui sei round, il veterano dei collaudatori, Giuseppe Rauseo (2-62-5), 41 anni, attivo dal 2012, che ha migliorato negli anni. Un altro collaudatore doc è il barese Danilo Cioce (2-12-1), pro dal 2014, che recentemente ha testato Hermi e Cangelosi, le due new entry italiane. Stavolta l’avversario arriva da Locarno in Svizzera e si tratta di Matrius Antonietti (7-2), ha 31 anni e boxe prevedibile, ma sufficiente per superare il pugliese che come tanti professionisti, con la boxe trova l’aggiunta al lavoro quotidiano. Gli chiedo se ha avuto problemi con l’elvetico. “Per carità, mi ha battuto ma non credo sia un predestinato”. Hai affrontato Hermi e Cangelosi, cosa pensi di questi due giovani? “Il primo è molto completo, porta tutti i colpi, ma io ero rimasto fermo più di un anno e non mi ero allenato. Cangelosi ha colpii pesanti, anche non molto veloce. Due giovani che dovrebbero fare strada”. Hassan Nourdine (12-5), 34 anni, origini marocchine, risiede ad Asti e vorrebbe riprovare il tricolore superpiuma. Per tornare ha scelto il giovane serbo Bogdan Draskoviv (5-4), 19 anni, che ha rimediato la quinta sconfitta in carriera.  Il 19 giugno a Genzano (Roma) era stato battuto dal leggero Sebastian Mendizabal (5), nato in Spagna, federato per l’Italia, residente a Roma.

Accompagnata dal padre e dal tecnico Paragnani, la campionessa italiana dilettanti Valentina Bustamante, 25 anni, nata a Bergamo, mamma cilena, che avrebbe meritato il pass per Tokyo, dopo il trionfo a Belgrado dove ha battuto la greca Pita e l’inglese Dubois, ha debuttato al professionismo battendo Aleksandra Ivanovic (0-3-1) del Montenegro, residente a Belgrado in Serbia. Match sempre all’attacco per la pavese, che ha dominato i sei round. Avrebbe dovuto affrontare la romena Daniela Panait, da anni stabile a Torino, forse sarà per la prossima volta. Una bella serata, ripresa in diretta da RaiSport, con la parte tecnica affidata a Roberto Cammarelle, che si è dimostrato abile e pacato, confermando anche nel nuovo ruolo, la solita misura. Auguri di buon proseguimento.

 

 

 

 

Di Alfredo

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