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Daniele Gualtieri: la boxe come divertimento | 2Out.it – Seconds Out – Free Sport Magazine

Daniele Gualtieri: la boxe come divertimento

D1 Gualtieri con Zonfrillo e Moretto GualtieriDaniele Gualtieri, 27 anni, quando lo vedi entrare in palestra sembra uno che si trova lì per caso, per curiosità. Devi cambiare subito idea quando lo vedi allenarsi con la capacità di un ritmo sostenuto senza fermarsi mai. E’ iscritto nella Boxe Roma Casalbruciato, società gloriosa coi suoi 40 anni di attività a cavallo del Tiburtino e Prenestino, il suo peso si aggira sui 69kg e il suo record con 7 vittorie, 1 pari e 1 sconfitta diventa un biglietto da visita non indifferente.

Come hai iniziato?

“ Ho iniziato a 23 anni, perchè era stata aperta una palestra sotto casa. Ci andavo saltuariamente, 2 o 3 volte la settimana. Poi mi sono fidanzato e mi sono trasferito a Ostia. In quel periodo mi allenavo saltuariamente a Fiumicino da Luciano Sordini. Ma quando sono tornato a Roma, circa tre anni fa, sono entrato nella Casalbruciato e da quì ho iniziato seriamente venendo tutti i giorni. Devo dire che come sport mi ha appassionato in maniera incredibile”.

Che lavoro fai?

“Lavoro all’ AMA, società municipalizzata, dove guido i camion”.

Riesci a conciliare sport e lavoro?

“Si benissimo, senza problemi”.

La sensazione del primo match?

“Ero tesissimo. Ricordo che fu una vera e propria scazzottata. Per i primi match diciamo che non lo avevo fatto seriamente. Poi con i maestri Zonfrillo e Moretto ho capito cos’era il pugilato e ho imparato. Man mano si va avanti continuo a imparare, la boxe è così, non si finisce mai di imparare. Dopo 8 matches fatti sotto la loro guida sto cominciando a incassare meno colpi. Ragiono di più e quando scendo dal ring mi sento soddisfatto”.

Hai altri hobbies?

“Diciamo quelli più comuni come uscire con gli amici, adesso che è il periodo estivo andare al mare”.

Come ti ritieni tecnicamente?

“All’inizio come ho detto facevo più a cazzotti, scambi su scambi. Adesso sto un po’ più attento e mi muovo di più sulle gambe. Cerco di vedere i punti deboli dell’avversario. Prima ero più impulsivo, adesso sono più riflessivo. Ho imparato che meno pugni prendi e più vai avanti”.

Qual’è il tuo pugile preferito?

“Johnny Tapia, mi piaceva il suo modo di combattere, il personaggio con i suoi tatuaggi. Oggi seguo con attenzione Vasily Lomachenko, un fuoriclasse nel vero senso della parola”.

I dilettanti li segui?

“Poco e niente, per me il vero pugilato, quello visibile, è il professionismo”.

Cosa pensi di fare?

“Adesso mi diverto, il pugilato mi piace molto, per me non è un sacrificio”.

(al. br.)