Nella riunione di ieri a Fiumicino dentro il Palazzo dello Sport forse il vero protagonista è stato il caldo, che ha costretto tutti gli atleti e gli spettatori ad una vera e propria sauna. La riunione che porta la sigla della Sordini Boxe e di Mario Loreni con la regia di Enrico Della Rosa nel complesso è stata buona con discreto numero di spettatori, anche se non c’ è stato il pienone della volta precedente considerando di essere in zona vacanza.

Sono La Porta e Sabbatini ad interpretare il primo atto pugilistico con tre belle riprese, trattandosi di Cadetti. Il primo, buon fighter, prende l’iniziativa su un avversario che gira al largo, ma che non rinuncia a punzecchiarlo con colpi d’incontro. Nel terzo e ultimo round c’è il rovescio della medaglia: si scatena Sabbatini e il conteggio subito da La Porta è il preludio della sconfitta.

 

Maria Vittoria Colonna, nella vita giornalista, sa di correre buoni rischi con una pugile del calibro di Paola Massagrande, che negli ultimi due anni ha collezionato un primo e un secondo posto agli Assoluti. L’allieva di Filippella presenta subito il suo biglietto da visita con una sventagliata di colpi dritti che sorprende la Colonna, costretta a subire un conteggio. C’è una scritta tra le mura del Palasport che dice “Non esiste paura nel cuore di chi lotta” e sembra attanagliarsi come l’edera alla pugile della Sordini Boxe: la ragazza, infatti, con saggezza accorcia le distanze e costringe anche alla sofferenza la Massagrande con duri scambi. Quando non lo fa sono dolori perché la sua avversaria infila implacabile i suoi diretti. E’ un match da godere anche se l’allieva di Filippella appare di un altro pianeta. De Bartolomei è un giovane che ormai viaggia in carrozza di prima classe come dimostrano i suoi ultimi match con gente di buona levatura. Marziali, dopo le varie partenze dei suoi eterni rivali Ernesti e Podda, prende la leadership laziale nella categoria dei superwelter. L’allievo di Sordini spara fiondate, ma non chiude i colpi. De Bartolomei ha braccia lunghe e nodose, i suoi colpi d’incontro non sono carezze. Il match viaggia sull’orlo dell’equilibrio come avviene per un richiamo a testa per trattenute. Nella quarta Marziali accelera il ritmo ma serve solo per il pari. Angelocore rientra dopo un duro infortunio. La sua bella macchina da pugni appare leggermente ingrippata e non è facile scioglierla con un pugile spigoloso come Pelati, che si danna inutilmente l’anima per entrare nell’accorta guardia dell’allievo di Sordini. La vittoria di Angelocore diventa la prima tappa della sua rinascita.
 La serata di Fiumicino potremmo definirla come una sorta di assemblea di manager e professionisti. Salgono sul ring non per combattere, ma per ricevere applausi i vari Paolini, Oi, Tamburrini, Marinelli, Salvini, Demchenko, Califano, Buccheri, Ernesti. Mentre a bordo ring vediamo i promoter e procuratori Buccioni, Cavallari, Loreni, Paciucci, Chiavarini in una sorta di velata campagna acquisti. Pur non essendoci in palio nessun titolo sembra quasi una serata di gala dove si intravedono figure storiche e istituzionali come Benedetto Montella, Roberto Rea e Antonio Del Greco, Vice Presidente Vicario della Federazione Pugilistica e responsabile del sempre più vasto settore dei professionisti.
Suonano le trombe scandisce la voce roboante di Valerio Lamanna per presentare il rientro dopo due anni di Giorgio Cacciaglia, un beniamino di Fiumicino. “Giorgione” ha parecchi fans che si fanno sentire ma non servono per convincere il suo avversario Di Palmo a riservargli un trattamento di riguardo. Il pugile pugliese ha grinta e “cattiveria” agonistica, forse troppo abbondante per un rientro. Di Palmo costringe Cacciaglia a percorrere chilometri attorno al ring per sfuggire alle sue bordate. L’allievo di Sordini rispolvera di tanto in tanto, tra scroscianti applausi, la sua antica classe e abilità con improvvise serie dalla corta distanza. Di Palmo in guardia destra si concede qualche atteggiamento scenografico non gradito al pubblico, che ammutolisce quando un suo gancio viene sentito dal pugile di casa. Nel quarto round Cacciaglia esce da uno scambio con un brutto taglio, ci sono tutti i prodromi per un intervento arbitro-dottore con relativo kot.
Blandamura contro Di Fiore ha cominciato molto bene vincendo i primi due round dove le sue serie di due –tre colpi sembravano stamparsi come il ferro verso la calamita nella figura di un avversario comunque mai domo. Dalla terza ripresa si assisteva a un cambiamento totale e quasi imprevedibile. L’allievo di Zonfrillo appariva in debito di ossigeno e privo di energie, forse risentendo in modo particolare del caldo, mentre Di Fiore accelerava il ritmo delle sue serie ficcanti che trovavano buoni spazi nella guardia non stretta dell’avversario. La matematica non è un opinione, ma Di Fiore vinceva quattro riprese su un Blandamura che terminava stremato. A sorpresa si apriva da parte dei giudici una sorta di uovo di Pasqua da dove usciva fuori, sia pure con split decision, un verdetto favorevole al “Sioux”.
La serata si conclude con il clou tra Emanuele “Ruspa” Della Rosa e Italo Brussolo. Il match si svolge come il più classico dei “deja vu”. Per certi versi Brussolo è una sorta di fotocopia di Della Rosa: predilige lo scontro frontale e la sua vigoria fisica diventa l’elemento predominante per ottenere il successo. I due si affrontano con la carica di due tori dove l’estetica lascia il posto alla parte grezza della forza. Stavolta nel match di Della Rosa, rispetto alle ultime sue esibizioni, c’è il lato positivo: l’allievo di Sordini mette in luce il suo solito variegato repertorio, ma lo fa senza nervosismo, con più raziocinio. Di tanto in tanto ci scappa pure qualche buon gancio. Il pugile di Fiumicino rosicchia punto dopo punto, round dopo round verso la vittoria numero 17 alla faccia della cabala. Uno schioccante destro di Della Rosa si stampa nella mascella di Brussolo, che però incassa bene. Dopo uno scontro di teste tra i due si apre una ferita al ciglio destro di Brussolo. Zannoni giustamente ammonisce Della Rosa che si ripaga del punto perso con un preciso gancio sinistro. Nel settimo un tremendo destro di Brussolo centra lo stomaco dell’avversario, che dimostra di avere addominali d’acciaio. Poco dopo arriva il secondo richiamo ufficiale per Della Rosa che vede così traballare la sua vittoria come dimostra la split decision a suo favore. In sostanza abbiamo visto un Della Rosa spigoloso come il solito, ma più lucido e meno nervoso, mentre per Brussolo, anche lui temprato nell’acciaio, occorre subito una meritata prova di appello.
RISULTATI
Cadetti – Leggeri: Sabbatini ( Sport Club Setteville) b. La Porta (Sordini Boxe)
Seniores – Leggeri: Paola Massagrande (Sport Club Setteville) b. Maria Vittoria Colonna (Sordini Boxe). Superwelter: Angelocore (Sordini Boxe) b. Pelati (Nettunese); Marziali (Sordini Boxe) e De Bartolomei (Frontaloni) pari.
Professionisti
Superwelter: Rocco Di Palmo ( Cavallari – kg. 70) b. Giorgio Cacciaglia (Loreni – kg. 70) per kot 4; Emanuele Blandamura ( Loreni – kg. 70) b. Francesco Di Fiore ( Cavallari – Kg. 70) a.p. 6; Emanuele Della Rosa ( Loreni – kg. 70) b. Italo Brussolo (Boxe Forte Venice – kg. 68) a.p. 8. 
Arbitri: Barrovecchio R. (c.r.), Zannoni, Marzuoli, Frascaro, Rega.
Medico: dott. Emiliano Bonanni. 

 

Di Alfredo

4 pensiero su “Della Rosa supera Brussolo”
  1. complimenti ad angelocore che con un metch di intelligenza ha battuto l’ostico pelati.gran parte del merito va alla sua preparazione e al maestro luciano sordini

  2. Caro Pierpaolo penso che il più scocciato e il più danneggiato per il verdetto sia proprio Blandamura, che in pratica si è dovuto sentire le rimostranze del pubblico. Se gli fosse stata assegnata la sconfitta sono convnto che il pubblico avrebbe applaudito tutti e due.

  3. In merito al match che ha visto protagonista il mio compagno di palestra e di scuderia Francesco Di Fiore devo dire che certi risultati non fanno per niente bene alla boxe..
    verdetti casalinghi del genere rovinano non solo il pugilato ma anche chi si allena duramente tutti i giorni.. niente da dire sulla correttezza di Blandamura che a fine incontro e’ andato nello spogliatoio di Di Fiore a scusarsi per il verdetto non certo realistico; meno tolleranza per quanto riguarda certi giudici e arbitri che farebbero meglio a cambiare mestiere!

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