Riceviamo e pubblichiamo:

Caro Presidente
mi è stato segnalato da una Società affiliata, la polisportiva Action Boxe, l’ennesimo articolo oltraggioso nei confronti della nostra disciplina.
Il quotidiano “Il Messaggero” del 13 luglio 2007, nella parte riservata alla cronaca di Roma, avrebbe riportato, a pag. 44, la notizia dell’arresto di un ragazzo, enfatizzando il suo passato da pugile e descrivendolo come “Campione di boxe e rapinatore solitario”.


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A prescindere dalle valutazioni sulle qualità pugilistiche – chissà da quale fonte dedotte – è stupefacente e allo stesso tempo drammatico che la nostra nobile arte sia posta, il più delle volte, in connessione con devianze di ogni tipo, in questo caso criminali, che appartengono alla sfera privata della persona che le commette e che niente hanno a che fare con il pugilato.
Non so se sia chiaro ai giornalisti che redigono tali articoli, quali danni di immagine produce alla nobile arte riportare, addirittura nel titolo dell’articolo, la frase “Pugile e rapinatore di banche”. Concetto che sembra esprimere un legame eziologico (causa=effetto) che si amplifica a dismisura se la notizia viene accostata ad un altro articolo titolato “Pedofilia, sette anni ad un avvocato”. Insomma il pugilato nella pagina della cronaca nera, come se la carriera pugilistica sia legata imprescindibilmente a profili delinquenziali.
Si fa fatica a sconfiggere certi stereotipi e pregiudizi che il tempo e certa stampa hanno consolidato. Pregiudizi che offuscano la funzione educativa della nobile arte peraltro utile strumento di prevenzione e contrasto (grazie alla  disciplina, al rispetto delle regole e dell’avversario che si impongono a chi la pratica) di talune devianze soprattutto nel mondo giovanile.  
Lo sanno bene le tante società, i presidenti, i tecnici e gli stessi veri pugili che ogni giorno – con tenace passione – gettano la loro anima nella fatica degli allenamenti, nei sacrifici imposti dal peso senza pretendere quel denaro che invece circola in abbondanza in alcuni sport.
Pretendono, però, il giusto rispetto i nostri tesserati. Rispetto per il quotidiano sacrificio e il lavoro certosino che dedicano alla nobile arte, impegnadosi a costruire il pugilato di domani. Chi infanga il pugilato demolisce il loro lavoro nelle palestre che, giorno dopo giorno, fornisce linfa vitale a questo sport. Ma soprattutto rende inutile il lavoro di promozione e di restailing del pugilato che la Federazione porta avanti nei confronti di quelle strutture, quali le scuole, ancora poco propense ad intravvedere la funzione socializzante che sprigiona dalla nobile arte. 
Non è di molti giorni fa l’intervento – apprezzatissimo dalla stragrande maggioranza delle Società laziali – del  Vice Presidente Vicario, Dr. Antonio Del Greco, che ha tutelato opportunamente e con la dovuta  energia  l’immagine della Federazione e dei tanti tesserati.
Approvando la linea intrapresa, credo sia giunto il momento di dire basta a dichiarazioni farneticanti e maldestre, ad articoli di giornale ed interviste televisive che opaticizzano l’immagine del pugilato.
Chi ama il pugilato attende un Tuo ennesimo intervento che ristabilistica verità, onore e dignità per uno sport che ha conquistato nella storia e sul campo i galloni della gloria.
   
Con sincera cordialità

IL PRESIDENTE C.R.L.
   Dr. Flavio D’Ambrosi

 

Di Alfredo

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